Il Castello di Maddaloni è in pericolo, ma non importa a nessuno!

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Che Maddaloni sia una città complessa e ricchissima di storia ormai lo sanno anche le pietre. Ma che i protagonisti di quella Storia – con la S maiuscola, che studiavamo a scuola! – sono passati anche per questa città, forse, non è cosa nota. Infatti fu Ruggero il Normanno, il primo Re di Sicilia, ormai mille anni fa, a tramutare un piccolo borgo longobardo in una splendida città. Lo stesso Ruggero che ha disseminato la Sicilia di beni architettonici oggi Patrimonio UNESCO. Ma oggi a regnare su Maddaloni è solamente lo stato di incuria e abbandono dei suoi numerosi monumenti.

Tra questi, uno in particolare richiama l’attenzione, non solo dei cittadini maddalonesi, ma anche dei comuni limitrofi: il suo meraviglioso Castello con le due torri cilindriche, che sovrastano la città e ne delineano lo skyline. Sì perché Maddaloni, come New York, può vantare una silhouette estremamente riconoscibile.

«So di essere a casa, tornando da un lungo viaggio al Sud, quando il mio sguardo incrocia il profilo delle mie montagne, con le sue torri». (1)

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Guerre, trasformazioni e cambi di proprietà hanno portato il complesso nelle mani della famiglia De Sivo ad inizio Ottocento, che ne fecero del castello una dimora importante all’interno del sistema borbonico, come luogo di delizie, feste e battute di caccia. Ma la successiva occupazione garibaldina prima, e l’occupazione delle truppe alleate durante la seconda guerra mondiale poi, hanno avviato una lunga stagione di degrado ancora aperta, che ha visto il monumento venire spogliato della gran parte dei suoi elementi: manca persino lo scalone principale che nel mastio conduceva ai piani superiori. Ma non è tutto.

Lo sfruttamento del sito, durante lo scorso secolo, è stato incessante. Viene aperta una cava calcarea che raggiunge le fondamenta della torre Artus, uno spettacolo agghiacciante che con le leggi attuali tuona come un abominio e difatti è un crimine contro l’ambiente, il paesaggio e la storia. Metri e metri cubi di materiale venduto a privati fino agli inizi degli anni ‘90. E come se non bastasse, viene costruito un impianto idrico pubblico cento anni fa tra le mura del castello e solo da poco dichiarato abusivo e rimosso.

Insomma, un bene da sfruttare, ma non come lo intendiamo noi, educati al culto dell’arte, della storia e della natura. Ma per fortuna un piccolo spiraglio di luce lo si intravede. Il castello è oggi una meta ambita da chi fa trekking e ama scoprire luoghi insoliti immersi nel verde, nonostante sia di proprietà privata e a rischio crollo. È in arrivo un finanziamento di 200mila euro per mettere in sicurezza il sentiero che, lambendo il confine della cinta muraria della fortezza, dal centro della città porta al Santuario di San Michele Arcangelo. Un buon risultato che fa ben sperare.

Che magnifico esempio sarebbe la rinascita di un luogo tanto trascurato per l’intero territorio. E a tal proposito un gruppo di cittadini del comitato “Il castello di Maddaloni ai maddalonesi” propone che il complesso monumentale diventi di proprietà pubblica. Essi asseriscono che un privato non può avere la stessa forza economica di un Ente pubblico per la messa in sicurezza di un sito per il quale sono necessari diversi milioni di euro.

Questa Architettura ha un valore oltre che storico, anche ambientale, come il Real Sito della Lanciolla di cui parlammo tempo fa, o la Reggia di Carditello. La gestione di quest’ultima ci sta insegnando tanto sul recupero dei beni, iniziato però solo dopo la tragica morte del suo custode volontario, il pastore Tommaso Cestrone. Dunque, c’è da chiedersi, di cosa abbiamo bisogno per i nostri luoghi del cuore? Altri martiri? Forza allora, siamo in cerca di eroi. Fatevi avanti.

(1) Estratto della Tesi di Laurea in Architettura di Francesco Cimmino “L’immagine pubblica della Conurbazione Casertana nella percezione dei suoi abitanti. Un’applicazione a partire dalle teorie di Kevin Lynch”, dall’intervista a Pasquale C. di Maddaloni.

di Francesco Cimmino

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°218 – GIUGNO 2021

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