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Il caro prezzi colpisce anche il latte: le cause della sua crisi

Cristina Siciliano 11/01/2023
Updated 2023/01/08 at 5:18 PM
5 Minuti per la lettura

L’ennesimo settore è in ginocchio a causa della crisi energetica di questi mesi. Il settore del latte sta vivendo un momento di crisi smisurato.

Il latte e la sua crisi: dal 2016 ad oggi

La crisi del latte ha origine nel 2016, anno in cui la produzione era stata eccessiva e il prezzo, di conseguenza, era crollato. Nel 2017, invece, il prezzo del latte era sceso fino a 60 centesimi.

In seguito, è stato adottato qualche piccolo provvedimento, come per esempio, l’acquisto di pecorino romano per gli indigenti, senza che i problemi strutturali del settore fossero risolti alla radice.

Il 2018 è stato, invece, un anno di transizione, poiché nel 2019 ci sono stati gli strascichi della crisi scoppiata nel 2016. Di conseguenza, gli allevatori hanno provato così a ridurre la produzione del latte cercando di alimentare gli animali in modo più naturale possibile. Così facendo, si provava a contenere i costi e, automaticamente, la produzione di latte era stata minore.

Nel 2020 è arrivato il Covid-19, il cui impatto stranamente è stato più che positivo per gli allevatori. Durante il periodo dell’emergenza sanitaria il prodotto più richiesto dalla grande distribuzione è stato il formaggio a lunga stagionatura e a lunga scadenza. Sembrerà strano ma la crisi del 2019 è stata risolta dal Covid-19.

Ma allora, la domanda è: perché il prezzo del latte oggi continua a salire? In sintesi, il prezzo del latte continua a salire perché è aumentata la domanda. Ma, nonostante il 2020 e il 2021 siano state annate buone per i pastori, i costi di produzione stanno aumentando anche a causa della siccità e del surriscaldamento globale.

Le cause della crisi

Il prezzo del latte continua a salire, a causa anche dell’inflazione, rendendo il prodotto meno accessibile ai consumatori. A lanciare l’allarme sono state le aziende del settore: c’è il rischio che, sulla scia dei rincari della produzione, il prezzo possa salire precipitosamente e passare nel giro di poche settimane dagli attuali 1,70, 1,80 euro a oltre 2 euro al litro.

Gli effetti della guerra in Ucraina, gli aumenti di elettricità e gas, e quello di mangimi, (come il mais aumentato oltre il 40 per cento), gasolio, e fitosanitari, schizzati alle stelle, pongono in ginocchio anche la filiera del caseario.

Un prezzo così alto, in teoria, dovrebbe favorire i pastori. Ma la situazione attuale non può essere osservata con le solite lenti perché non ha precedenti. Il pecorino romano tira e il latte è pagato bene, ma, i costi fissi stanno aumentando. E non si sa per quanto si potrà andare avanti così.

I dati del Crea

Secondo i dati del Crea, l’Ente di ricerca italiano dedicato alle filiere agroalimentari, riguardo agli investimenti strutturali, sono stati allocati 604 milioni di euro per il benessere animale. Sono finanziamenti per gli allevamenti a vario livello, finalizzati a migliorarli e a renderli più sostenibili. Di questi 604 milioni, 155 sono stati allocati dalla Sardegna, la regione che ha stanziato più fondi in questo senso, tutti destinati agli allevamenti ovicaprini.

La nuova Pac

Con la nuova Pac, che è entrata in vigore dal primo gennaio 2023, è l’allevatore che deve attivarsi per poter accedere alle integrazioni al reddito previste. La zootecnia continua a essere finanziata, ma a determinate condizioni.

Bisogna rendere più sostenibili e più innovativi gli allevamenti. In questo modo, il latte bovino, potrà ricevere più finanziamenti perché questi sono parametrati sul numero di allevamenti e sul numero di capi che ci sono in Italia, molti di più rispetto al settore ovicaprino. Riuscire a ridurre questo squilibrio è sempre stato l’obiettivo della Pac, un obiettivo che, purtroppo, non è stato ancora raggiunto nonostante gli sforzi profusi sino a oggi.

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