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Se il capolavoro non andrà alla mostra, sarà la mostra ad andare dal capolavoro. Sembra questa ormai la soluzione decisa dal Direttore del Museo di Capodimonte, Sylvain Bellenger, che ha organizzato l’esposizione su Caravaggio, dalle autorità del Pio Monte di Misericordia dove è custodito il dipinto, e dal Direttore Generale del MiBAC Gino Famiglietti, dopo che proprio quest’ultimo ha negato l’autorizzazione per lo spostamento dell’opera dalla chiesa di Piazza Riario Sforza alla sede della mostra, distante soltanto un paio di chilometri. Il Museo, il Pio Monte e il Comune di Napoli lavoreranno insieme quindi per permettere ai tanti turisti e visitatori di ammirare anche il capolavoro inamovibile, organizzando per l’occasione navette apposite per raggiungere l’istituto religioso a completamento del percorso di visita nel quale non poteva non essere prevista anche quest’opera, essendo la mostra dedicata all’arte prodotta da Caravaggio nel suo soggiorno napoletano.

Le difficoltà di trasferimento del Caravaggio.

Ma perché sembra impossibile schiodare l’opera contesa dalla parete che sovrasta l’altare del Pio Monte? Fondamentalmente sono state apposte dalla relazione del Ministero due obiezioni, una di carattere storico e un’altra di carattere tecnico.

Il primo motivo ha come riferimento la delibera del Pio Monte datata 1613, nella quale si vieta di separare il dipinto dalla chiesa. Questa ragione è stata presto smentita dallo stesso istituto: il sovrintendente Alessandro Pasca di Magliano ha infatti ricordato che la delibera, inserita nello statuto, vieta la sola compravendita dell’opera, non lo spostamento temporaneo. Il dipinto infatti nella sua storia ha già lasciato la sua sede originaria negli anni ‘80, quando la chiesa necessitò di restauri a causa del terremoto dell’Irpinia che danneggiò gli edifici storici del centro di Napoli, tra cui anche il Pio Monte.

La seconda motivazione è di carattere tecnico, e si impernia sul possibile e concreto rischio di danneggiare l’opera nelle operazioni di trasferimento data la sua mole. Anche questa motivazione non sembra godere di riscontri nella realtà, dato che come specificato nel comunicato stampa del Governatore agli Affari Legali e al Patrimonio Storico-Artistico del Pio Monte della Misericordia Luigi Pietro Rocco di Torrepadula, in passato spostamenti del genere sono stati effettuati senza problemi. Sembra assurdo infatti che al giorno d’oggi opere grandi e importanti viaggino in tutto il mondo in totale sicurezza e che a Napoli, in due sede peraltro vicine, sia impossibile trasportare un quadro senza correre il  rischio di danneggiarlo.

Basti pensare alla mostra realizzata proprio al Museo di Capodimonte nel 2017 con protagonista il “Sipario per Parade” di Pablo Picasso, grande più del triplo rispetto alle “Sette Opere di Misericordia” e trasportato dal Palazzo Barberini di Roma in maniera perfetta.

Lo scontro tra politica e cultura.

Sembra quindi che le ragioni del diniego ministeriale vadano ricercate in ambiti politici, nelle contrapposizioni tra intellettuali e politici, che mal sopportano il lavoro dei direttori stranieri nominati dall’ultimo Governo e che non perdono occasione di manifestare il proprio dissenso quando non sono loro a veicolare l’arte e la cultura a Napoli. Ad esempio, che uno dei più agguerriti sostenitori della “fronda del no”, Nicola Spinosa, nel 2004 chiese e ottenne per la sua mostra su Caravaggio al Museo di Capodimonte proprio le “Sette Opere di Misericordia”, firmando in qualità di Sovrintendete alle Belle Arti l’autorizzazione allo spostamento.

Non resta che sperare in un quasi impossibile cambio di rotta o comunque, se ciò non dovesse accadere, che il collegamento tra il congestionato centro storico di Napoli e il più decentrato Museo di Capodimonte vada nel verso giusto, non rovinando la bellissima e tanto attesa esperienza, dato l’altissimo livello delle opere in mostra.

di Raffaele Ausiello