San Cipriano d’Aversa – In occasione della giornata nazionale sul bullismo, si è tenuto al Liceo Scientifico Statale “E. G. Segrè” una giornata formativa sul tema del bullismo e della sua variante moderna, il cyberbullismo.

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La Dirigente Scolastica, prof. Rosa Lastoria, la prof. Luisa Verazzo ed il corpo docenti, hanno organizzato un momento di intensa riflessione riuscendo a coinvolgere gli stessi alunni che hanno portato il loro contributo con una rappresentazione, due video, una poesia ed addirittura una testimonianza diretta.

Gli ospiti intervenuti, Lucia di Bello, avvocato, ed Elisabetta Reccia, conseulor, hanno relazionato sull’aspetto normativo e preventivo del fenomeno. Il dibattito è stato moderato dalla giornalista Mina Iazzetta.

Il bullismo, a differenza del cyberbullismo che ne costituisce l’evoluzione moderna e tecnologica, in effetti non è un fenomeno recente. Probabilmente esiste da sempre ma i primi studi su di esso risalgono agli anni ‘70 a seguito di una forte reazione dell’opinione pubblica norvegese dopo il suicidio di due studenti non più in grado di tollerare le ripetute offese inflitte da alcuni loro compagni.

Il bullismo si attua attraverso un comportamento aggressivo diretto (fisico o verbale) oppure in modo indiretto, più subdolo, isolando la vittima o mettendo in giro pettegolezzi o, nel caso del cyberbullismo, attraverso la pubblicazioni di foto o informazioni inappropriate ed offensive della dignità umana. La vittima quasi sempre non denuncia, per timidezza o per paura di vendette e ritorsioni, serbando in sé questo dolore che, nel tempo, può tramutarsi in depressione e, nei casi più gravi può sfociare nel suicidio. In altri casi è la stessa vittima che diventa carnefice in uno scambio delle parti che, nella maggioranza dei casi vede sempre un pubblico silente, correo del bullo e da condannare nella stessa misura.

Un tratto caratteristico del bullismo è che riguarda i ragazzi in fase adolescenziale e pre-adolescenziale. La soglia minima si è abbassata a 7 sette anni, parliamo quindi anche di bambini di scuola elementare. Un altro aspetto degli ultimi tempi è che, sempre più spesso, esso si tinge di rosa, ossia sono sempre più anche le ragazze che assumono un atteggiamento vessatorio nei confronti delle loro coetanee.

Il luogo dove più spesso si attua, è proprio quello in cui esso dovrebbe essere contrastato, quindi la scuola oppure il tragitto tra la scuola e la casa.

Alla base del bullismo vi è essenzialmente un vuoto educazionale da parte delle famiglie, della scuola, dei mezzi di comunicazione e delle istituzioni che non sempre sanno cogliere quel bisogno di certezze e di punti di riferimento di un adolescente, troppo spesso lasciato solo ad interpretare un mondo che offre sempre meno esempi positivi da imitare, rischiando di spegnere la fiamma degli ultimi pochi valori che sono rimasti.

Ancor più dell’incitamento alla violenza spaventa l’assuefazione ad essa, quel tipo di violenza che ti arriva da un cartellone pubblicitario sessista o da un laureato costretto a svolgere un lavoro umile e sottopagato da un datore di lavoro che non ti vede più come persona ma come un profitto. Un malessere che si ripercuote in famiglia e di conseguenza sulle nuove generazioni. Ed anche le famiglie che non hanno problemi economici, spesso si preoccupano solo di soddisfare i bisogni materiali dei propri figli come può essere l’acquisto del telefono di ultima generazione dimenticando il loro bisogno di attenzione e soprattutto di ascolto. Ed è così che l’adolescente, le cui emozioni non sono state comprese, può iniziare a sfuggire dalla rete familiare. E qui entrano in campo le istituzioni, in primis la scuola che deve essere attenta a carpire dove le maglie della rete si sono allentate per cercare di riportare il ragazzo sul sentiero giusto.

Se non corriamo ai ripari il costo sociale di questo fenomeno sarà molto caro perché il bullo che non viene fermato diventerà un adulto che continuerà il suo comportamento deviato in famiglia (violenza di genere), nell’ ambito lavorativo (mobbing) o nella società (criminalità).

Il bullismo non è un male incurabile ma, come tutti i mali, ha delle cause, una sintomatologia, un decorso ed un esito finale. Ognuno di noi, in base al proprio ruolo, deve assumersi la responsabilità di riconoscere i primi sintomi e curare questi comportamenti deviati e devianti, perchè se salvare una vittima significa vincere una battaglia, è recuperando il bullo alla vita sociale e civile che ci farà vincere la guerra al bullismo. E lo possiamo fare solo fornendo alle nuove generazioni esempi positivi da emulare e gli strumenti necessari che li aiuteranno a saper scegliere tra il male ed il bene e soprattutto ad essere uomini e donne libere. Ricordando loro che nessun uomo è superiore ad un altro ed il valore di ogni essere umano è insito in noi, non ci viene assegnato dagli altri.

Imparando ad amarci ed accettarci con le nostre imperfezioni e vulnerabilità sarebbe già un ottimo baluardo contro la violenza e l’ignoranza che ne è alla base.

Ascoltiamo i ragazzi e non lasciamoli soli di fronte ad un mondo non scelto né creato da loro.

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