Il Baffo e le banalità del quotidiano

Il Baffo

disegni di Giulio Mosca, ventisettenne genovese, conosciuto su Instagram come “Il Baffo”, forse per mezzo dei suoi caratteristici baffi alla Salvador Dalì, hanno iniziato dapprima a riempire le bacheche degli utenti, poi sono stati trasferiti su tela, diventando delle vere e proprie opere d’arte da tenere in casa. «Non ho mai studiato illustrazione ci racconta Giulio – sono sempre stato appassionato di grafica e così ho studiato Graphic Design all’università di Torino, dove da Genova mi sono trasferito per aver vinto una borsa di studio. Ho aperto la pagina perché era un periodo in cui lavoravo di più rispetto al solito ed è stato un modo per ritagliarmi uno spazio creativo che non c’entrasse nulla col mio impiego (grafico, ndr)».

 

 

Il Baffo, presente in quasi tutte le tue illustrazioni, è il tuo alter ego?
«Per certi versi sì, anche se è nato in maniera abbastanza naturale. Mi è sempre stato più semplice rappresentare personaggi che in qualche modo mi somigliassero, ma allo stesso tempo ho cercato di essere il più universale possibile».

In che modo?
«Cerco di prendere dei momenti in cui ci si è ritrovati almeno una volta».

I tuoi disegni, proprio sui social, sono stati talvolta giudicati come semplici e banali. Come ti difendi da queste voci?
«È molto più semplice parlare ad una nicchia piuttosto che riuscire ad arrivare a più persone. La cosa più appagante è sentirmi dire che chi mi segue si ritrova in quello che faccio».

I personaggi delle sue vignette, realizzate come se fossero fumetti, esprimono i loro pensieri quasi come se parlassero di getto. Messaggi semplici, chiari, piccoli monologhi interiori o spesso anche stralci di conversazione tra una coppia. “Sublimi banalità del quotidiano” è il secondo libro di “Il Baffo”, il cui titolo racchiude alla perfezione la poetica dell’autore, che ricalca piccoli gesti e parole della vita di tutti i giorni, a cui capita di non dar peso. È assodato che sui social si ha la tendenza a mascherare la pura realtà: si modificano foto, sia di ritratti che di paesaggi, per gusto o per la sola voglia di far apparire tutto sempre più “bello” di quanto in verità sia. La carta vincente, nel caso di Giulio, è stato il contrario: la trasparenza.

di Alessia Giocondo

Tratto da Informare n° 181 Maggio 2018