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Una giornata di Festa introdotta con Decreto legislativo luogotenenziale 22 aprile 1946, n. 185 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 24 aprile 1946, n. 96 nel cui art.1 si legge: “A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale”. È questa la ricorrenza che, anche quest’anno, la nazione festeggia a settantaquattro anni di distanza da quella Liberazione dal regime fascista e dall’occupazione militare tedesca dell’esercito nazista, avvenuta nel 1945.

In realtà la data corretta da ricordare è il 29 di aprile, giorno in cui venne formalizzata la Resa di Caserta che segnò la fine del Secondo Conflitto Mondiale mentre fu scelta convenzionalmente la giornata del 25 per decisione del Comitato di Liberazione Nazionale perché proprio in questa data, da Milano, partì l’appello per l’insurrezione armata della città di Milano, sede del comando partigiano.

Una Festa che segna in modo simbolico la reazione consapevole di donne e uomini di ogni età e di ogni ceto sociale che decisero, anche pagando con la propria vita, si ricordano le stragi di civili massacrati dalle rappresaglie tedesche, sia a Roma, nelle Fosse Ardeatine che a Marzabotto nei pressi di Bologna, di resistere ribellandosi. Un momento celebrativo che deve spingere a riflettere su quanto sia preziosa e mai data per scontata questa democrazia, anche quando sembra indebolirsi, scricchiolare o apparire minata da sentimenti ultranazionalisti.

Per tutto questo bisogna riscoprirsi curiosi di capire cosa sia realmente accaduto nella storia della nostra Italia mentre, ahimè, si deve constatare una certa superficialità da parte dei giovani sull’argomento o come questa giornata possa essere un momento di acceso confronto tra le varie forze politiche. Tutto mentre, come di consueto, il Presidente della Repubblica pone la corona di alloro al monumento dell’Altare della Patria in rispetto ai caduti.

È una giornata importante che ci invita ad nuova Resistenza dei Valori, degli Ideali, dell’importanza dell’Etica, della Bellezza e della Verità come nuovi riferimenti per costruire quella  consapevolezza  in grado di risollevare un cattivo stato di salute in cui versa la nostra società. Un richiamo all’importanza delle parole del filosofo John Searle, teorico del rapporto del linguaggio e realtà istituzionali: «Non è possibile pensare con chiarezza se non si è capaci di parlare e scrivere con chiarezza».

Liberarsi, con la stessa determinazione di chi decise di combattere per liberare il Paese, dalla corruzione e dalle mafie, dalle minacce del terrorismo e soprattutto dalla paura del futuro fuori dall’essere soggiogati dalla manipolazione e dall’ottundimento dell’intelligenza. Insomma continuando a restare vigili.

Cortei sfilano per le principali città italiane in un intreccio di ricordi, emozioni e speranze che si spera non restino confinate al tramonto di questa giornata, che grazie al sogno di altri Italiani, ne precede un’altra che richiede una maggiore attenzione dei principi della nostra Costituzione e uno sforzo più grande da parte di tutti a una convivenza civile, per non scivolare nella bruttura della prevaricazione e della violenza.

Buon 25 aprile Italia.

di Antonio Di Lauro

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