Immuni flop

Il 2023 inizia senza Immuni: l’app ha chiuso ufficialmente

Ciro Giso 06/01/2023
Updated 2023/01/07 at 10:42 AM
5 Minuti per la lettura

Doveva essere l’applicazione che avrebbe aiutato l’Italia al contenimento della pandemia che ha colpito il mondo nel 2020. Ma per l’app Immuni, creata da Bending Spoons, il capitolo si è chiuso il 31 Dicembre 2022. L’annuncio è arrivato dal ministero della salute, che l’ha salutata velocemente con questa nota.

Il 31 dicembre 2022 l’App Immuni viene dismessa. Se hai scaricato l’App prima della chiusura, manterrai le certificazioni che hai acquisito, ma non potrai aggiornare l’App, scaricare nuove certificazioni o visualizzare eventuali scadenze rispetto a quelle già acquisite. Tutti gli altri sistemi di acquisizione delle Certificazioni verdi COVID-19 rimarranno attivi.

È stata lanciata a Giugno 2020, qualche mese dopo il primo lockdown. Serviva a limitare i danni attraverso il contact tracing, ossia l’analisi dei soggetti contattati nel corso dei propri spostamenti. Qualora ci fosse stato un individuo rivelatosi positivo dopo un test, gli altri possessori di Immuni sarebbero stati allertati dell’esposizione ad un contagiato da covid-19. Ovviamente il sistema di tracciamento funzionava solamente per chi usava l’applicazione. Ma nel nostro paese l’applicazione ha avuto poca resa, diventando in poco tempo un flop.

Quante persone hanno usato l’app Immuni?

A fronte di circa 60 milioni di cittadini italiani, l’app è stata scaricata solo da un terzo di questi: 21 milioni di download. Di questi, poi, 92mila si sono rivelati positivi e lo hanno notificato a 196mila persone con cui sono entrate in contatto. È lo 0,3% dei casi totali avvenuti in Italia da inizio pandemia.

Immuni dati

I dati, resi pubblici dal sito web di Immuni, mostrano un quadro desolante, soprattutto considerati gli investimenti nella realizzazione e la promozione dell’applicazione.

Chi ha creato l’applicazione

Scelta tra altre 300 proposte dall’allora commissario straordinario Domenico Arcuri, Immuni è stata creata da Bending Spoons, azienda con sede a Milano nata nel 2013 a Copenhagen dagli ingegneri italiani Luca Ferrari, Francesco Patarnello, Matteo Danieli Luca Querell. L’azienda dal luglio 2019 è partecipata al 5,7% da StarTip (braccio finanziario di Gianni Tamburi), H14 (il family office di Barbara, Eleonora e Luigi Berlusconi) e Nuo Capital (fondo con capitale asiatico ma guidato da Tommaso Paoli, ex top manager di Banca Imi). Ad affiancarli nella realizzazione dell’app Immuni ci sono state la società di marketing Jakala – nel cui capitale si ripresentano ancora alcuni figli di Silvio Berlusconi – e la rete lombarda di poliambulatori del Centro Medico Santagostino.

Quanto è costata Immuni

L’unico dettaglio positivo è che l’applicazione in sé sarebbe stata una donazione della start-up milanese allo Stato Italiano attraverso una licenza d’uso aperta e gratuita. Eppure il governo italiano ha stanziato ulteriori finanziamenti per i servizi di assistenza e promozione ad essa annessi. Secondo TPI, al 2021 l’app è costata 700mila euro. Attraverso il Dipartimento per la trasformazione digitale, Palazzo Chigi ha poi stanziato ulteriori 220mila euro per i servizi di assistenza per l’applicazione, prima ancora altri 218mila utilizzati per l’adesione “alla Convenzione Consip per servizi di Contact Center”. Nel 2020, invece, furono investiti 34mila euro per una campagna di comunicazione con l’intento di promuovere l’app tra gli italiani.

La chiusura di Immuni apre molti interrogativi non solo sull’utilità di tale applicazione – che deve competere gli esperti in medicina e dovrebbe sollevare un dibattito in quel settore – ma anche su come sono state gestite le risorse del nostro paese durante la pandemia e come saranno gestite con il PNRR.

Secondo una ricerca Openpolis, in tutta Europa le app di tracciamento hanno funzionato poco e male, coprendo solo pochi punti percentuali sul totale dei casi. In Italia, come abbiamo visto, non arriviamo nemmeno all’1%. E un altro dubbio si solleva guardando il tasso di digitalizzazione, che vede il nostro paese alle ultime posizioni in Europa. Mancanza di fiducia e poca competenza verso il mondo digitale hanno portato al fallimento di tante app come Immuni, rivelando la necessità di tornare a parlare di divario digitale, una questione lunga decenni a cui non si è trovata ancora una vera soluzione.

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *