Il 2 novembre e le memorie discriminate

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Ogni anno, nella ricorrenza dedicata alla memoria dei defunti del 2 novembre, dovremmo ricordarci anche di quei popoli che non hanno uno spazio dove poter pregare e seppellire i propri morti.

A Napoli i cittadini partenopei, molto devoti ai defunti per storia e cultura, si riversano a commemorare nei cimiteri della città i propri cari portando fiori e accendendo lumini. Alla comunità Islamica di Napoli e della Campania questo non è concesso, poiché nonostante le tante promesse fatte negli anni, non esiste un luogo dove possono seppellire e commemorare i propri defunti. A questa comunità nel corso del tempo è stato promesso tutto ed il contrario di tutto, ma l’unica possibilità che gli rimane è quella della sepoltura nei cimiteri della capitale a Roma, oppure trasferire la salma dei propri cari nei propri paesi d’origine con l’aggravio dei costi che l’operazione necessita.

Nella città di Roma, per far fronte alle nuove sepolture, è pronto un progetto per la realizzazione del più grande cimitero dei Musulmani di Roma, che dovrebbe nascere su una superficie di 400 ettari, un’enorme distesa verde a Tragliatella, al confine tra i comuni di Fiumicino e Bracciano.

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Sarà chiamato “Giardino della Pace”, avrà 16 mila sepolture e permetterà alle seconde e alle terze generazioni di non patire la discriminazione che altre comunità Islamiche subiscono. In attesa dei tempi della burocrazia, delle promesse e dei tanti annunci fatti, le comunità islamiche attendono fiduciosi che le autorità facciano la propria parte perché il grado di maturità di un paese civile si misura attraverso politiche di integrazione serie rispettando anche la memoria di chi non ha potuto godere di una degna sepoltura.

di Domenico Mallardo

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