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Ida Rendano a Informare: “Il termine neomelodico ha ormai assunto accezione negativa”

Redazione Informare 05/03/2022
Updated 2022/03/05 at 4:06 PM
6 Minuti per la lettura

Volenti o nolenti, che piaccia oppure no, la musica neomelodica è parte integrante della cultura partenopea. Su di essa, però, ultimamente si è generata davvero molta confusione. Portata sia da chi ha sfruttato il potere sociale e mediatico per lanciare messaggi che poco hanno a che fare con lo spettacolo e la musica (si vedano i tanti menestrelli della camorra) sia da parte di chi non perde occasione per puntare il dito verso l’interra categoria.

Per fare chiarezza ho posto alcune domande ad una delle artiste più rappresentative della canzone neomelodica, Ida Rendano.

32 anni di carriera, una vita trascorsa tra musica e spettacolo, ed ora il covid ha rischiato di mettere tutto in discussione. Quanto l’emergenza sanitaria ha influito sul tuo mondo?

«Per una persona come me, la pandemia è stata un vero incubo. Una situazione molto delicata e difficile che ha coinvolto la mia vita artistica quanto quella privata. Giornate trascorse a casa senza poter uscire, senza poter incontrare tutte quelle persone che da sempre mi coccolano con un amore incondizionato che mi fa sentire una donna (ed un’artista) fortunata! Devo proprio ringraziare la musica che anche in quei giorni è stata fondamentale. Grazie ai social, io ed il mio pubblico ci siamo “abbracciati” virtualmente, cantando le mie canzoni e confortandoci a vicenda».

La tua strada artistica si è incrociata, anche più volte, con quelle di artisti del calibro di Gigi D’Alessio, Nino D’Angelo, Gigi Finizio e Franco Ricciardi, tutti chi in un modo e chi in un altro grandi esponenti della musica contemporanea e della cultura partenopea. Quanto hai assorbito da loro? Cosa, potendo tornare indietro, vorresti rubargli? Cosa, invece, hai lasciato tu a loro?

«Gigi D’Alessio è stato il creatore di IDA RENDANO; insieme creammo questa nuova “immagine” della cantante napoletana moderna, motivo di grande orgoglio per me. Nino D’Angelo è stato l’artista che mi ha consacrata. Ho condiviso con lui la bellissima “Solitudine” che ancora oggi è un enorme successo. Gigi Finizio è stato ispirazione per me. Ascoltavo i suoi brani e studiavo quella sua vocalità. Un artista che mi ha sempre emozionata. Franco Ricciardi è stato tra i giovani pionieri del nuovo canto napoletano. Si è sempre distinto per la sua vocalità ed il suo modo originale di fare musica.

Ho cercato di assorbire la loro professionalità e serietà e spero di aver lasciato loro la mia semplicità e soprattutto la voglia di mettermi sempre in gioco e sperimentare generi musicali sempre diversi.

“50 anni e non sentirli”, te lo avranno detto in tanti. Oggi però sono tempi in cui 50 anni è l’età giusta per ripartire. Tu lo hai fatto con una certa “Smania”. Come è nata l’idea di reinterpretare il brano di Finizio? È un percorso che porterà a…

«È una canzone che sin da ragazzina cantavo. Finizio è stato tra quegli artisti che hanno fortemente ispirato il mio modo di cantare. Smania è una canzone passionale, verace e nonostante sia di tanti anni fa, è sempre attuale. Rispecchia quella parte romantica e forte che mi caratterizza oggi. A 50 anni mi sento più viva che mai, alimentata da una grandissima voglia di fare e regalare al pubblico ancora tante emozioni».

Purtroppo, questo è un mondo che senza etichette non è capace di leggere. Quindi, dovendole usare per forza: tu sei professionalmente cresciuta nel mondo neomelodico. Quanto si è cominciato ad usare questo termine in senso spregiativo e perché?

«Il fenomeno dei neomelodici partì col piede giusto sul finire degli anni ’90. Tante testate nazionali ci dedicarono articoli bellissimi e Gianni Simioli e Federico Vacalebre coniarono proprio questo termine “neomelodico” per indicare un nuovo modo di fare musica in napoletano. Purtroppo con il passare del tempo si è venuta a creare una grandissima confusione; persone che non avevano niente a che fare con la musica, hanno cominciato a fare dischi e in questo modo la stampa nazionale ha perso un po’ interesse ma senza mai distogliere lo sguardo dai bravi artisti. A causa di tutto ciò ovviamente, hanno preso forma i più tremendi pregiudizi sui neomelodici, lasciando che il termine giorno dopo giorno assumesse sempre più un’accezione negativa. Per me la musica non va etichettata. Ci sono tanti giovani della nuova generazione musicale davvero bravi e vanno supportati nel loro percorso artistico».

Per una donna è più è difficile emergere nell’ambito della musica e dello spettacolo?

«Per una donna è sempre difficile emergere, non solo nel campo musicale. Soprattutto ai miei esordi ho seriamente incontrato dei muri che sembravano invalicabili proprio perché ero una donna. Fortunatamente oggi, la situazione sembra essersi un po’ “alleggerita”. C’è ancora tanta strada da fare indubbiamente, però già rispetto agli anni ’90, è tutto molto più semplice».

di Fabio De Rienzo

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