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L’ictus cerebrale è una lesione cerebro-vascolare causata da rottura (ictus emorragico) o chiusura (ictus ischemico) di un vaso cerebrale. Quando un’arteria nel cervello “scoppia”, inondando di sangue le aree cerebrali contigue, o si ostruisce, interrompendo il flusso di sangue, i neuroni, privati dell’ossigeno e dei nutrimenti necessari anche solo per pochi minuti, cominciano a morire. Si parla di TIA (Attacco Ischemico Transitorio), invece, quando un “coagulo temporaneo” ostruisce un’arteria, per poi risolversi senza lasciare i danni permanenti che lascia un Ictus. Il TIA rappresenta un campanello d’allarme e dà la possibilità di prevenire un evento ischemico definitivo, identificandone la causa e iniziando un trattamento adeguato, medico o chirurgico, che servirà ad evitare il peggio.

Superata la fase acuta dell’ictus (quindi l’ospedalizzazione), il paziente dovrà affrontare un percorso di recupero delle funzioni compromesse con l’aiuto di una equipe multidisciplinare e della famiglia, per un reinserimento familiare e sociale, e un recupero e/o riadattamento delle autonomie personali.

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A seconda dell’area cerebrale colpita e del lato (destro o sinistro), si possono avere diversi deficit. Gli esiti classici sono i deficit motori che si configurano in una emiparesi o in una emiplegia (nel migliore dei casi una emipostenia), associati o meno ad una afasia (deficit del linguaggio, che sia motoria o di comprensione o globale) o ad una aprassia ideo-motoria (il paziente non è in grado di tradurre il gesto ideato in movimento) se la lesione è a sinistra, o ad una disartria o ad un neglect (perdita della consapevolezza dell’emilato colpito) se la lesione è a destra. In più, si possono avere problemi di deglutizione (disfagia), perdita di parte del campo visivo, paresi del faciale, deficit di coordinazione e di equilibrio.

Gli esiti di un ictus cerebrale sono la sfida più grande di una equipe di riabilitazione. Da una valutazione attenta da parte dello specialista, si crea un programma riabilitativo dettagliato, definendo le priorità, le funzioni da recuperare inizialmente per poi arrivare a definire gli obiettivi finali, cercando di rendere il paziente più autonomo possibile, facendo sì che acquisisca strategie atte ad una migliore funzionalità nonostante la sua disabilità (qualora non ci fosse un recupero motorio).

Il percorso riabilitativo richiederà diverse figure professionali come il fisiatra, il neurologo, il fisioterapista, il logopedista, il terapista occupazionale, il neuropsicologo, e diverse saranno le tecniche riabilitative che il terapista della riabilitazione metterà in pratica, a seconda delle funzionalità da recuperare (dal movimento all’autonomia nei passaggi posturali, dalla coordinazione alla deambulazione, dal recupero funzionale di una mano al recupero delle autonomie personali nelle normali attività di vita quotidiana).

La prevenzione, in questi casi, è di fondamentale importanza e si basa sulla correzione degli stili di vita. Infatti, a meno che non ci sia di base un problema cardiaco o una malformazione vascolare, i fattori da tenere sotto controllo sono il tipo di alimentazione, i valori ematochimici di glicemia e colesterolo, i fattori di rischio vascolari, la pressione arteriosa. Poi, bisognerebbe evitare o smettere di fumare, evitare un aumento ponderale e un eccessivo uso di alcolici. Nel caso ci sia una fibrillazione atriale, è indicato l’uso di farmaci anticoagulanti.

di Patrizia Maiorano

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