“Iacent nisi pateant”, se non esposti, gli oggetti della storia soffrono

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Iacent nisi pateant, gli oggetti della memoria, anche se sono conservati, languono se non sono esposti, se non sono vissuti come parte integrante del presente.

Nominata Assessore alla Cultura a Capua pochi anni fa, decisi, d’intesa con il sindaco Antropoli, di ‘battezzare’ il mio nuovo impegno etico-politico con un riconoscimento a Stefano De Caro: il premio ‘Città di Capua’. L’Aula consiliare era affollatissima a testimonianza della stima, del rispetto e dell’affetto di cui godeva e gode Stefano, studioso straordinario, altissimo funzionario dello Stato, ‘burocrate’ di lusso per grandi Organizzazioni internazionali come l’ICCROM di cui è stato Direttore generale (International centre for the study of preservation and restoration of cultural property fondato nel 1959 sotto l’egida dell’Unesco).informareonline-stefano-de-caro

Iacent nisi pateant, se non esposti, gli oggetti della storia giacciono inerti, privi di vita: Stefano ha ispirato la sua vita a questa massima. Ed è perciò che, per quanto ci riguarda, in Campania, in provincia di Caserta abbiamo tanti bellissimi Musei, da Teano a Calatia, da Sparanise a S. Maria Capua Vetere ad Alife all’Agro Atellano a Mondragone, tutti voluti con ferma determinazione da Stefano in costante e necessario dialogo con le Istituzioni locali.

E’ convinto, infatti, che ‘il patrimonio culturale rappresenta la più vasta riserva di memorie dell’umanità. È essenziale conservarlo, per poterne trarre vantaggio oggi e nel futuro. Ma conservare non esaurisce il nostro compito, bisogna che esso svolga attivamente la sua funzione di memoria’. Come afferma la scritta dipinta sul soffitto del Gran Salone della Meridiana del Museo Nazionale Archeologico di Napoli: “iacent nisi pateant”: abbiamo già ricordato questa massima che ha ispirato costantemente il pensiero e l’agire di De Caro.

Durante la sua prestigiosa vita di studioso ha ricevuto molti premi e riconoscimenti, fra i quali l’Outstanding Public Service Award da parte dell’Archaeological Institute of America, ed è membro di varie associazioni scientifiche nel campo dell’archeologia in Italia ed all’estero, fra cui l’Istituto Archeologico Germanico, la British Academy (British School at Rome), l’Europae Archaeologiae Consilium (EAC), l’ICOMOS, nell’ambito del quale ha partecipato, in particolare, al Comitato scientifico internazionale sulla gestione del patrimonio archeologico (ICAHM).

Fra le sue numerose pubblicazioni mi piace ricordare, non solo per campanilismo, un libro prezioso: ‘la terra nera degli antichi campani. Guida archeologica della provincia di caserta’ (Napoli 2012), libro prezioso anche perché unico nel suo genere, ma soprattutto perché ricchissimo di storia, storie, notizie, tante e tutte di prima mano perché molti degli scavi sono stati condotti, seguiti, curati da Stefano archeologo, Soprintendente, Direttore Generale delle Antichità del MIBACT. Ora l’Accademia Nazionale dei Lincei gli ha assegnato il
Premio Antonio Feltrinelli: meritatissimo. Ne siamo felici.

Grazie, Stefano.

di Jolanda Capriglione

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