IA e musica: cosa pensa il compositore Flavio G. Cuccurullo

Gianrenzo Orbassano 15/05/2024
Updated 2024/05/15 at 2:50 PM
4 Minuti per la lettura

Voi lettori ricorderete la celeberrima canzone della band rock inglese The Buggles,Video Killed the Radio Star“.  Una riflessione nostalgica ma allo stesso tempo consapevole del passaggio tecnologico di un’era: si diceva addio alle voci delle radio per far spazio all’immagine, ai videoclips, alla televisione. Nacque MTV. Era il 1979.

AI e musica, un rapporto oltre le più fervide immaginazioni

Oggi il rapporto tra la tecnologia e la musica ha praticamente oltrepassato le più fervide immaginazioni. Sono ormai anni che l’intelligenza artificiale sta contaminando praticamente ogni settore dell’umanità. Industria musicale compresa. Prendere in esame il rapporto tra l’intelligenza artificiale e la musica significa avventurarsi in un territorio ricco di sfide, promesse e interrogativi etici. La musica, con la sua complessità emotiva e il suo potere di comunicare al di là delle parole, è forse uno dei campi più stimolanti per testare le capacità dell’intelligenza artificiale e uno dei più delicati, poiché si tratta di un’arte profondamente umana.  

È necessario in questo stadio dell’evoluzione tecnologica, stabilire delle regole chiare su cosa sia “eticamente” giusto e cosa non lo sia rispetto l’utilizzo di tali tecnologie. Con Flavio G. Cuccurullo, giovane compositore del territorio, abbiamo aperto un dialogo che si concentra proprio su questi aspetti. Giovanissimo, Cuccurullo ha firmato lavori in categorie quali film, pubblicità, cortometraggi, installazioni e tre album strumentali in collaborazione con musicisti di stampo internazionale. Lavora in qualità di Additional Composer presso gli E3 Studios di Los Angeles con il compositore Evan Evans figlio del famoso pianista Jazz Bill Evans.

Il più grande problema della tecnologia AI è l’etica di chi la utilizza

«Paradossalmente, il più grande problema della tecnologia AI è l’etica di chi la utilizza. L’intelligenza artificiale sta rapidamente avendo comune utilizzo in alcuni ambiti del settore musicale, ad esempio creando delle situazioni di paradosso del diritto d’autore».

Ma fino a che punto può spingersi questa collaborazione tra uomo e macchina? «Nell’ambito della composizione musicale assistita dall’intelligenza artificiale, emerge una sinergia tra le tecniche di apprendimento automatico e le sofisticate architetture di reti neurali. Queste tecnologie permettono di interpretare con precisione i suggerimenti musicali forniti e di generare composizioni in risposta, che riflettono in modo significativo lo spirito e l’intento del “prompt” originale. Le possibilità al momento sono molto variegate, ma i risultati non sono minimamente paragonabili a quelli dell’artigianato umano».  

Una rinascita e una decadenza

Una delle principali preoccupazioni quando parliamo di intelligenza artificiale e musica, è la perdita della spontaneità e dell’unicità dell’arte musicale. In effetti viene spesso a mancare la profondità che solo gli esseri umani possono creare. «Credo davvero che il processo creativo o l’ispirazione sia qualcosa che viene da dentro. È il modo in cui portiamo al di fuori di noi delle cose che da dentro che non riusciamo a comprendere bene. Essendo questo per me qualcosa di sacro e puro, davvero non riuscirei al momento ad includere un fattore così “sintetico” in questo genere di processo».  

Come Flavio ci sottolinea, viviamo tempi significativamente contraddittori e, in particolare nell’ambito cinematografico e musicale, stiamo vivendo contemporaneamente una rinascita e una decadenza evidente.  

«L’AI è la sfida che l’uomo sta ponendo a sé stesso nel nuovo millennio, sta a noi definire i limiti e le recinsioni che tale tecnologia debba avere. Come specie sicuramente abbiamo talento per l’autodistruzione, nelle grandi e nelle piccole cose, ma d’altronde, il più grande nemico di ognuno è sempre sé stesso e questo si riflette nel singolo e in generale nella specie».  

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