“I Soprano”: la genesi della serie TV moderna

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“Sono addolorato per la scomparsa di James Gandolfini. Era un grande talento e glielo devo. Semplicemente, senza Tony Soprano non ci sarebbe stato Walter White“. Queste sono le parole di Brian Cranston quando, nel 2013, James Gandolfini morì. Ho scelto questo Tweet tra i migliaia di messaggi di cordoglio perché, semplicemente, racconta in poiché parole e in maniera cristallina quello che “I Soprano” hanno rappresentato per la storia delle serie TV e, probabilmente, per il modo di narrare qualcosa.  Ma partiamo dalle basi del Tweet di Cranston, tolto il dolore per la morte di un collega, tolti i complimenti alle capacità attoriali di quest’ultimo, che cosa rimane? Rimane un’ammissione. L’ammissione che ci dice in soldoni che uno dei più grandi personaggi di sempre (Walter Withe) senza Tony Soprano non sarebbe mai esistito. Perché? Come tutti gli appassionati del genere sapranno, il protagonista di Breaking Bad non è per nessuna ragione al mondo il buono. Certo, tendiamo a giustificarne i gesti, ad empatizzare con quest’ultimo, ma mai, durante tutta la serie, saremmo assuefatti dall’idea che Walter Withe stia facendo “bene”.

Semplicemente, tutto questo, I Soprano lo hanno fatto prima. Il protagonista, Tony, è spesso molto più che cattivo, è maligno. È di sicuro una figura criminale divenuta tale a causa delle influenze subite durante la sua vita, una persona votata sicuramente al successo che purtroppo ha investito le sue doti nell’ambito più sbagliato. Ma attenzione, a differenza dei centinaia di gangster movie che rappresentano uomini quasi inamovibili dal punto di vista psicologico, Tony, ha dei problemi, una montagna di problemi. Quest’ultimo si trova ad affrontare anzitutto i traumi subiti dalle sopracitate “influenze negative”, che scopriamo essere state vere e proprie pressioni psicologiche, un rapporto a dir poco tossico con sua madre, e un approccio complicato con moglie e figli. Tutto questo procurerà attacchi di Panico a Tony Soprano che sarà costretto ad assumere una psicoterapeuta. Sin qui nulla di strano se non fosse che Tony è un boss della mafia che oltre ad affrontare i problemi con se stesso e con la sua famiglia, deve anche salvare le apparenze con la sua altra famiglia (quella criminale) e gestire del personale tutt’altro che tranquillo. Questi sono gli ingredienti, grazie ad essi si svilupperà una serie di sei stagioni.

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L’arco narrativo non gode di intrecci stupefacenti ma state certi di una cosa, amerete così tanto i personaggi che sarete interessati anche alle azioni più banali e ai problemi più comuni che questi si troveranno ad affrontare. Senza dubbio David Chase ha fatto un lavoro egregio con la caratterizzazione dei personaggi, anche con quelli secondari. Spesso mi sono chiesto cosa mi facesse amare così tanto quei soggetti, quei dubbi e quelle paranoie di persone che non esistevano. La risposta è semplice, somigliavano alla mia famiglia. Sia chiaro non solo alla mia, ma alla famiglia di tutti. I problemi di comunicazione, soprattutto tra generazioni differenti, rabbia che spesso non possiamo provare nei confronti dei nostri familiari perché le convenzioni impongono un perenne rapporto di amore col proprio sangue, domande che ci uccidono ma che ci vergogniamo di fare ai nostri genitori e tanto altro. Queste sono solo alcune delle situazioni casalinghe che Tony, Anthony Jr., Carmela e Meadow sviluppano all’interno della loro lussuosa abitazione. Per non parlare poi del rapporto parabolico tra il protagonista e suo zio Junior e quello con i colleghi criminali di. Quest’ultimo, certo, è un leader naturale nonché boss di diritto, ma nonostante ciò, egli impiegherà il massimo sforzo per mantenere l’ordine all’interno della sua catena alimentare mediante continui atti di superbia e rudi dimostrazioni di forza. Arriviamo poi al finale. È impossibile parlarne in maniera esplicita dal momento che vi rovinerei l’esperienza. Vi basti sapere che in circa 30 serie TV viste in tutta la mia vita, nessuna ha un finale come quello dei Soprano. Tutta la sua poesia e sensibilità non viene espressa in atti gloriosi, non è un finale col botto ma un finale col pugno: forte, alla bocca dello stomaco e quando meno ve lo aspettate.

Di recente è stato annunciato il film preaquel che parla dell’adolescenza di Tony: “I molti santi del New Jersey“. Il protagonista sarà interpretato dal figlio di Gandolfini, Michael. Il trailer suggerisce in anticipo un prodotto di buona fattura, ma è ancora troppo presto per parlarne.

I Soprano dunque non sono un consiglio, sono un obbligo per chiunque apprezzi le serie TV, e vanno guardati con la consapevolezza che, senza quest’opera, oggi probabilmente i prodotti destinati al piccolo schermo soffrirebbero ancora il peso di storie di poco conto e senza profondità.

di Giuseppe Spada

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