I siti per i rifiuti in provincia di Caserta? Nei teatri Romani e sulle strade del medioevo

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C’è poco da girare intorno ai soliti tavoli di vapore convegnista. Siamo l’ultima provincia italiana, soprattutto in fatto di vivibilità che, tradotto in termini di sostanza civile, si traduce in devastazione di spazi pubblici e demolizione dei monumenti più importanti della storia millenaria di queste terre.

Il caso di Giugliano e della distruzione dei suoi casali con affreschi del Cinquecento, costruiti su preesistenti borghi di epoca francescana, è la dimostrazione cruda e sanguinante di cosa stia per succedere in Campania. L’annullamento di ogni patrimonio culturale, per fare spazio alla comunità subculturale più palazzinara e cementificatrice di tutte le regioni italiane. Polverizzato, in una sola mattinata il villaggio baronale Zaccaria, per far posto ad una serie di villette private, e a un parco con ringhiere orrende e antenne paraboliche per guardare le partite di pallone, magari in salottini che occuperanno gli spazi una volta affrescati con le straordinarie pitture della chiesa quattrocentesca con le volte dorate.
Segati e sradicati anche i pini che si trovavano nei pressi del villaggio. Persino alcuni tratti di un antico insediamento preromano, proprio nei pressi del Villaggio Zaccaria, sono stati rimossi, per far passare i camion e le gru che dovranno realizzare le villette a schiera e i parcheggi con telecamere di sicurezza sui suv dei proprietari freschi di mutuo.
Stessa sorte, pare, sia stata già pianificata per la Necropoli di Santa Maria Capua Vetere, dove qualche anno fa venne addirittura trovata la splendida tomba affrescata della patrizia Stallia, donna che apparteneva al più potente ceto capuano di duemila anni fa. Cosa ci costruiscono sopra, per valorizzare il tutto?
Un parcheggio in cemento armato per tenere ben comode e protette le automobili dei clienti di un ipermercato in ferro e lastre di vetro plastificato.

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Un capolavoro di connivenza tra uffici comunali e vuoti cerebrali degli amministratori. Questi ultimi, ormai, sempre più pasta molle nelle mani di sapienti imprenditori, capaci di indirizzare la politica come mai nessuno prima. Una vergogna senza termini di paragone. Un patrimonio culturale, scintillante e rarissimo, che viene assassinato per fare spazio a strutture private e villette, in zone che hanno centinaia di appartamenti sfitti e disabitati. È il delirio finale, prima della definitiva consacrazione della Campania allo strapotere delle consorterie imprenditoriali meno etiche dell’ultimo secolo di storia.
Il disappunto diventa disgusto, quando ci si addentra nei progetti per la realizzazione degli impianti per lo smaltimento e il trattamento dei rifiuti anche pericolosi. In cinque casi su sette, si tratta di aree vicinissime a parchi archeologici e strutture con dignità storica. Persino la città etrusco-ausone di Cales, nei pressi dell’odierna Calvi Risorta (vicina all’importanza di Pompei, per estensione dell’antico tessuto urbano e per valore archeologico delle evidenze del sito) è minacciata da tre impianti inquinanti che stanno per essere realizzati a soli cinquecento metri in linea d’aria dal più antico e abbandonato teatro romano d’Italia.

Ma è solo uno degli esempi. Basti pensare al caso Vitulazio, la città alle porte della storica Capua che vorrebbe realizzare un altro impianto per il trattamento delle scorie pericolose a due passi da una zona di assoluto interesse storico. Poco distante dal sito scelto per l’impianto, infatti, scorre un fiume, citato persino nelle pergamene medievali perché fonte di approvvigionamento di alcuni casali produttivi, risalenti addirittura all’anno Mille.
Cosa dire di Presenzano, con il suo impianto turbogas della Edison? Poco, se non che sorgerà su un ramo dell’antica Via Francigena, strada di pellegrinaggi che, da Canterbury, arrivava a Roma, per poi dirigersi verso la Puglia per gli imbarchi verso Terra Santa. La Francigena risale al X secolo!
Insomma, siamo pronti a costruire strutture, centrali, piattaforme in cemento e parcheggi per supermercati che chiuderanno nel giro di cinque anni. Per farlo, stiamo demolendo oltre venticinque secoli di umanità e cultura. Benvenuti in Campania, straordinaria terra dove l’arte, la storia e il turismo sono sacri.

di Salvatore Minieri

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°208
AGOSTO 2020

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