I ragazzi del “Piccolo America”

“Piccolo America” è l’associazione culturale nata per salvare dalla riconversione in parcheggi e appartamenti il Cinema America del rione Trastevere di Roma. Nel 2011 un gruppo di studenti, con il sostegno degli abitanti del rione, occupa il cinema e in due anni riescono a bloccare la demolizione. Comincia così una battaglia per salvare anche altri cinema storici della capitale e portare le proiezioni nelle piazze e nelle periferie.

Una battaglia che trova sostegno non solo nei cittadini romani che accorrono numerosi alle manifestazioni, ma anche in grandi nomi del cinema italiano: “Parlando con questi ragazzi mi sono reso conto che non sapevano quasi niente di cinema e mi sono detto: ma guarda che bello, impareranno il cinema proiettandolo e costruendolo!” disse di loro Bernardo Bertolucci.
Abbiamo incontrato Giulia Flor Buraschi, membro dell’associazione “Piccolo America” per farci raccontare la sua esperienza.

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Partiamo dalle basi. Di cosa ti occupi all’interno dell’associazione?

«In genere mi occupo degli ospiti e dell’archivio del materiale fotografico e video del “Piccolo America”, ma essendo noi un’associazione indipendente capita che mi occupi anche dei vari contratti e ricorsi con cui abbiamo a che fare».

Come ne sei entrata a far parte?

«Proprio al tempo dell’occupazione del “Piccolo America” (lo storico cinema da cui l’associazione prende il nome), nel 2011. Noi ragazzi abbiamo creato l’associazione perché sentivamo che il semplice movimento studentesco non sarebbe stato sufficiente, e desideravamo, essendo studenti delle periferie che studiavano e/o lavoravano in centro, creare uno spazio in cui poter studiare e lavorare insieme. E così, nel 2014, è nata l’associazione».

E all’inizio, come è stato?

«È stata una cosa molto naturale, in realtà. Dopo lo sgombero abbiamo creato “la sala più piccola d’Italia” accanto a un cinema abbandonato di 800 posti, invitando le diverse maestranze del cinema e tenendo proiezioni per strada».

Oggi l’associazione proietta su tre schermi in diversi punti di Roma: Trastevere, Cervelletta, Ostia. Che impatto avete sul territorio?

«Cerchiamo partecipazione. Non ci aspettavamo che il nostro sforzo iniziale a Trastevere ottenesse molto seguito, e invece abbiamo accolto spettatori che venivano da tutta Roma solo per vedere le nostre proiezioni. Questo ci ha permesso di aprire gli altri schermi. In cinque anni abbiamo riscontrato una partecipazione del pubblico sempre crescente».

Cosa desideri realizzare più di tutto attraverso questo progetto?

«Il mio obiettivo per l’associazione, oltre alla riappropriazione degli spazi, alla riapertura di sale come la Sala Troisi – per la quale abbiamo anche vinto il bando, anche se sono quattro anni che aspettiamo l’autorizzazione – è riaprire il Cinema America. Era un cinema che funzionava, non perché occupato, ma perché proponeva pellicole valide per il quartiere e le persone che vi abitavano. È da lì che siamo partiti, ed è un problema che non vogliamo lasciare irrisolto. Poi, c’è anche il progetto di creare un multisala a cielo aperto, ma per quello c’è ancora da lavorare (ride)».

Spero accada presto. Nel frattempo, in bocca al lupo.
«Grazie, viva il lupo».

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di Lorenzo La Bella

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°197
SETTEMBRE 2019

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