riforma del premierato

I pro e i contro della riforma del premierato

Updated 2024/01/07 at 9:28 PM
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Foto di OpenPolis

In questi ultimi giorni abbiamo sentito parlare parecchio di riforma del premierato, ma cosa succede di preciso a Palazzo Chigi? Dopo mesi e mesi di dibattito, il 3 novembre 2023 il governo ha approvato il disegno di legge costituzionale sul premierato. Presentata dalla stessa Presidente del Consiglio come “la madre delle riforme“, questo provvedimento costituzionale attribuirebbe al Primo Ministro poteri non indifferenti. Di conseguenza verrebbe inevitabilmente indebolita la figura del Presidente della Repubblica.

La riforma riguarda molti dei punti principali del programma elettorale del centrodestra, quindi viene spontaneo chiedersi: a chi serve davvero la riforma del premierato? Ai cittadini o a questo governo? Il presente provvedimento costituzionale prevede come punto principale l’elezione diretta a suffragio universale del Presidente del Consiglio, che di conseguenza non sarà più nominato dal Presidente della Repubblica in base alla maggioranza del Parlamento. Rimane invariata la nomina dei ministri, che verrà emanata sempre dal Capo di Stato su riferimento del Presidente del Consiglio.

Un altro punto che priva il Capo di Stato di alcuni dei suoi poteri riguarda la mancata nomina dei senatori a vita. Tali figure quindi, non esisteranno più. Ultimo punto fondamentale si concentra sulla formazione del governo. Questa riforma prevede che il Presidente della Repubblica possa affidare l’incarico di formare un nuovo governo al premier uscente o ad un altro parlamentare della stessa maggioranza. Tale punto impedirebbe di fatto di incaricare la formazione di un governo a figure tecniche, come nel caso del governo Draghi.

Riforme costituzionali e Repubblica presidenziale

La riforma del premierato di cui abbiamo sentito parlare in questi giorni è una riforma costituzionale. Bisogna premettere che la Costituzione, nella gerarchia delle fonti del diritto, è la legge fondamentale della Repubblica Italiana. Per garantire l’applicazione della Costituzione, quest’ultima si caratterizza per la sua rigidità, ovvero non può essere modificata con un processo ordinario, ma solo tramite revisione costituzionale. In questo caso rientrano le leggi costituzionali, che hanno compito di revisionare ed integrare la Costituzione Italiana. Nel caso della riforma del premierato, cambierebbero tre articoli della Costituzione. Il primo è l’art.88, il potere del Presidente della Repubblica di sciogliere le Camere. Il secondo è l’art.92, che riguarda la nomina del Presidente del Consiglio da parte del Capo di Stato. Il terzo è l’art.94, quest’ultimo tratta la mozione di fiducia e sfiducia del governo da parte del Parlamento.

Detto questo, l’elezione diretta del Presidente del Consiglio ci renderebbe una Repubblica presidenziale? Non è detto, il premierato riguarda principalmente una maggiore attribuzione di potere al capo di governo. Ma cos’è una repubblica presidenziale? Altro non è che una forma di governo che appartiene alle forme di democrazia rappresentativa. Il potere esecutivo si concentra tutto in un’unica figura che è sia Presidente del potere esecutivo (potere del governo) sia Capo di Stato. Esempi di repubblica presidenziale senza primo ministro sono quelli degli Stati Uniti o dell’Iran; mentre quelli con ministro sono paesi come la Corea del Sud e la Bielorussia. Un altro esempio molto noto, ma in questo caso si tratta di repubblica semi-presidenziale, è quello della Francia. Quindi quali potrebbero essere i pro ed i contro di una riforma simile?

Pro e Contro della riforma del premierato

Uno dei punti a favore di questa riforma, sicuramente tra più i presenti e discussi, è l’elezione diretta del Presidente del Consiglio da parte dei cittadini. Quest’ultima permetterebbe al popolo di eleggere direttamente chi terrà le redini del potere esecutivo in Italia. Inoltre negli ultimi anni, un punto dolente da ricordare, è il cambio governativo. Si sono susseguite decine di governi nel nostro paese, tutti di breve durata. Con questa riforma si punta a centralizzare il potere, rendere le elezioni meno dispersive e a tenere i piedi un governo stabile e più costante nel tempo.

D’altra parte bisogna pensare: il Presidente del Consiglio ha davvero bisogno che il suo potere venga così rafforzato? Nonostante sia il Parlamento ad avere funzione legislativa e nonostante quest’ultima non possa essere delegata al governo, se non per tempi limitati e per oggetti definiti e che i decreti legge sono previsti per casi di urgenza, è in realtà di fatto il presidente del Consiglio a legiferare. Inoltre diminuirebbe il potere parlamentare, permettendo al premier di essere l’unica voce in capitolo anche per quanto riguarda lo scioglimento delle Camere.

Tra i pro ed i contro, c’è un punto comune a tutti, o meglio una preoccupazione comune, ovvero quella del sistema elettorale. Ci sarebbe ovviamente una profonda modifica dell’ambito elettorale in maniera tale da adattarlo al nuovo sistema istituzionale, anche se ancora non è chiaro in che modo verrà disciplinata la questione.

Riforma si o no?

Ovviamente bisogna chiarire che l’approvazione del disegno di legge da parte del Consiglio dei Ministri, non significa che la legge sia già in vigore. L’iter burocratico è lungo e ci vorrà sicuramente del tempo per discuterne al meglio. Infatti adesso il testo del disegno di legge, presentato dal Governo, dovrà prima essere esaminato e votato dalla Camera e dal Senato. Successivamente, se il testo non dovesse essere approvato con almeno i 2/3 dei voti di entrambe le camere del Parlamento, sarà necessario un referendum costituzionale.

Infine, la nuova riforma istituzionale dovrà poi comprendere anche una nuova legge elettorale in termini maggioritari. I partiti di maggioranza ed Italia Viva sono favorevoli alla riforma. Il resto dell’opposizione è fortemente schierato per il contrario, il che rende difficile ottenere una maggioranza, quindi il referendum costituzionale resta l’opzione più plausibile.

Un problema più sociale, e meno tecnico, di un’elezione diretta potrebbe però essere la disinformazione. Negli ultimi anni la partecipazione politica è scesa ai minimi storici, la maggior parte delle persone non ascolta più il telegiornale e si informa tramite siti o sui social, che per la maggiore riportano notizie false. Un’elezione diretta del Presidente del Consiglio, vorrebbe dire essere consapevoli e preparati, dato che il governo rappresenta il nostro potere esecutivo. Il problema non è tanto se sia più rappresentativo o meno votare per un’elezione diretta, il problema è se siamo totalmente sicuri di voler mettere tutto questo potere nelle mani di una sola persona. La nostra Costituzione è scritta in maniera tale che vi sia una separazione dei poteri e la storia, dopo anni di totalitarismo in Italia, ci insegna quanto sia importante che tali poteri rimangano separati.

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