I nuovi sindacati militari: una chiacchierata con il SIM Guardia di Finanza

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Nel 2018, la Corte Costituzionale con la sentenza n. 120/2018, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2 del Codice dell’ordinamento militare.

Prevedeva che «i militari non possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali», invece di prevedere che «i militari possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale alle condizioni e con i limiti fissati dalla legge; non possono aderire ad altre associazioni sindacali».

Nella stessa sentenza si stabilisce il divieto di esercizio del diritto di sciopero, che costituisce una incisione profonda su un diritto fondamentale, giustificata dalla necessità di garantire l’esercizio di altre libertà non meno fondamentali e la tutela di interessi costituzionalmente rilevanti.

I giudici costituzionali chiedono poi al legislatore di intervenire con una specifica disciplina legislativa che regoli la vita delle nuove formazioni sociali.

Oggi ho contattato una delle associazioni sindacali nate dopo la pronuncia della Corte, il Sindacato Italiano Militari della Guardia di Finanza presieduto da Andrea Leccese, finanziere e saggista.

Il SIM Guardia di Finanza ha scelto di nascere in una data simbolica, il 15 marzo, giorno in cui si festeggia San Longino, il soldato romano che, dopo aver visto morire Gesù, si convertì al cristianesimo e scelse una vita di santità, fino al martirio. Così ho deciso di fare due domande a testa a Leccese e al Segretario Generale Cleto Iafrate, finanziere ed esperto di diritto militare.

Leccese, finalmente sarà applicato davvero l’art. 52 della Costituzione…

«Un articolo peraltro molto chiaro: l’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica. La storica sentenza del giugno 2018 ha dimostrato che per settant’anni abbiamo vissuto in una condizione di incostituzionalità di fatto.

E non c’è da stupirsi perché, come ha scritto Ainis, in Italia la rivoluzione più dirompente sarebbe proprio applicare la Carta del 1947».

Presidente, ma ci sono resistenze a questo processo di democratizzazione?

«È comprensibile che la sindacalizzazione venga percepita come un pericolo dalle forze reazionarie di questo Paese. Tuttavia la democrazia è un processo lento ma irreversibile. Se ne facciano una ragione!»

Segretario, ho saputo che è stato lei a decidere di fondare il sindacato militare il giorno di San Longino, mi spiega le ragioni alla base di questa sua scelta?

«Secondo la tradizione, San Longino ha subito il martirio per essersi rifiutato di dichiarare che i discepoli avevano rubato il corpo di Gesù mentre le guardie si erano addormentate. La vicenda è narrata dall’evangelista Matteo.

Ritengo che un corpo di polizia senza tutele sindacali sia più esposto ai condizionamenti del potere.  

La Germania da diversi anni ha concesso i diritti sindacali alla polizia giudiziaria, perché ha imparato la lezione durante i processi di Norimberga, nel corso dei quali la difesa più ricorrente utilizzata dai collegi difensivi degli accusati era costituita da due sole parole: “ordini superiori”.

Infatti, un Presidente di Corte di Cassazione tedesco non si sognerebbe mai di scrivere un libro dal titolo: “La Repubblica delle stragi impunite”.

Spero vivamente che l’Italia non si lasci sfuggire questa occasione».

Iafrate, nella sentenza della Corte Costituzionale si legge che è indispensabile una specifica disciplina legislativa. Cosa vi aspettate allora dalla norma sui sindacati militari?

«Che sia adeguata ai tempi e che non vanifichi questa svolta epocale. Per noi è sufficiente che si approvi una normativa identica a quella della Polizia di Stato, che è in vigore dal lontano 1981. Insomma, non vogliamo la luna».

di Antonio Di Lauro

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