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Ciò che mi ha impressionato, dall’inizio della pandemia, sono i numeri. I morti, nella maggior parte dei casi – nella seconda ondata del Covid – non venivano neanche più identificati dai giornalisti se erano anziani o malati. Solo se c’era una storia dietro a quella morte, se la vittima era giovane, se aveva dei figli o una posizione all’interno della società, scattavano foto e articoli.

Ma non era certo colpa di qualcuno. Una moderna Spoon river ci è passata davanti e non ce ne siamo accorti. E mentre i numeri dei morti sfilavano davanti come pedine di una scacchiera, le vite di ogni vittima cercavano di restare attaccate a quelle cifre come relitti inalberati. Tutto intorno è andato a rotoli, nella seconda ondata del virus, nella fase post-estiva 2020. Qualcun altro, però, quando i numeri salivano, sguazzava nella melma. Imprenditori che prima erano sull’orlo del fallimento hanno investito nel settore sanitario e la cartina di tornasole di questo andazzo sono, ancora una volta, i numeri.

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Dall’inizio della pandemia è salito, infatti, il numero delle interdittive antimafia alle aziende, così come quello delle segnalazioni di operazioni “sospette”, potenziali manovre di riciclaggio di denaro. Aumentano pure gli episodi di usura, a volta non denunciati: perché chi fatica ad arrivare alla fine del mese chiede aiuti a chi si traveste da benefattori, ma poi pretende interessi prestando soldi a strozzo.

Nei primi 9 mesi del 2020, anno caratterizzato quasi completamente dalla pandemia di coronavirus, le attività criminali non si sono fermate. Hanno cambiato pelle, si sono estese su nuovi settori, ma una cosa è certa: la camorra sta traendo guadagno anche dal Covid. È quello che emerge dai dati contenuti nel rapporto “La tempesta perfetta. Le mani della criminalità organizzata sulla pandemia“, presentato da Libera e Lavialibera. Nei primi nove mesi dell’anno, da gennaio a settembre, ci sono state in Italia 1.637 interdittive antimafia, una media di 6 al giorno, con un aumento del 6,2% rispetto allo stesso periodo del 2019. Le regioni dove è stato riscontrato un incremento maggiore sono la Campania (da 142 a 268, +229%) e l’Emilia Romagna (da 115 a 218, +89%).

Ma il dossier di Libera esamina anche il rapporto tra la criminalità organizzata e il settore sanitario e, quindi, i tentativi da parte delle mafie di infiltrarsi e di gestire i servizi legati alla salute e alla pandemia. La Direzione Investigativa Antimafia, pochi mesi fa, aveva previsto “importanti investimenti criminali nelle società operanti nel ciclo della sanità, siano esse coinvolte nella produzione di dispositivi medici (mascherine, respiratori, ecc.) nella distribuzione (a partire dalle farmacie), nella sanificazione ambientale e nello smaltimento dei rifiuti speciali, prodotti in maniera più consistente a seguito dell’emergenza.

Tutto questo avviene mentre i numeri dei contagi restano invariati e si spera che almeno quello dei morti diminuisca, in attesa del vaccino che arriva. Ma anche in questo caso, si dovranno fare i conti con i numeri.

di Marilù Musto

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