I murales che raccontano di un peccatore divenuto santo: intervista ad Alessandro Ciambrone

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Quando si diventa leggenda? La risposta è più semplice di ciò che si crede: quando si comincia a contaminare. Sì, perché solo le leggende sono in grado di uscire fuori dall’ambito nel quale sono specializzate, nel caso di Maradona il calcio, e cominciano ad invadere tutte le ispirazioni possibili, dall’arte, alla scrittura, alla musica e persino al cinema. Alessandro Ciambrone, un’eccellente artista nonché amico di vecchia data di Informare, è uno di quelli che da Maradona si è lasciato influenzare.

Nelle opere dove è presente Maradona qual è il binomio tra quest’ultimo e la figura di San Gennaro e che rapporto hanno idealmente all’interno dell’opera?

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«Io cerco di rappresentare San Gennaro come una figura terrena e Maradona come una figura ultraterrena. Secondo me i due principali miti di Napoli in qualche modo si compensano, nel senso che Maradona è un uomo del peccato che nonostante tutto viene visto come un santo.
Invece San Gennaro, che santo lo è per davvero, viene percepito dal popolo napoletano in maniera estremamente umana. Il San Gennaro che io immagino amico di Maradona ricorda a quest’ultimo di essere terreno, e viceversa, Maradona ricorda lui di essere ultraterreno».

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L’anima e la storia che un personaggio come Maradona si porta dietro favoriscono il processo artistico?
«Assolutamente sì. Nel murales di Soccavo, per esempio, Maradona non è rappresentato in modo figurativo, bensì come una figura mistica: un triangolo e un cerchio, simboli della sacralità, contornato poi da dieci stelle (i dieci calciatori che hanno giocato al suo fianco) in una rappresentazione quasi Michelangiolesca.
Sia chiaro, Maradona non è stato “beatificato” perché vinceva da solo, ma perché lo faceva con un’intera città rappresentata alle sue spalle dallo stadio. In questo murales persino San Gennaro è un semplice spettatore, rappresentato in secondo piano rispetto all’opera complessiva».

Soccavo è una realtà cittadina come tantissime altre in Italia, cosa è accaduto in te quando hai avuto la consapevolezza di avergli donato qualcosa di speciale?

«Ho fatto già due murales e non è finita qui. In quella polisportiva ci sono molti i campioni dello sport campano, sto parlando di Patrizio Oliva, Diego Occhiuzzi, Ciro Ferrara e molti altri che danno lezioni gratuite ai ragazzi del quartiere. Il 18 e il 19 settembre, insieme agli studenti di alcune scuole di Napoli, farò un murales di 100 mq nella galleria della suddetta struttura. Rappresenterò dieci diverse discipline, ognuna delle quali dedicata ad un campione dello sport.
In questo modo gli sportivi che hanno contribuito alla formazione dei ragazzi saranno rappresentati di fianco a Maradona. Pertanto, nella mia coscienza, rimane la concezione di aver avvicinato un po’ di più una parte periferica della città al centro storico».

Le tue opere rappresentanti Napoli sprigionano molto calore, sarebbe possibile rappresentare questa città senza l’ausilio dei colori caldi?

«Sì, è possibile. La mia produzione si divide in due: opere dipinte e opere disegnate. Le opere disegnate molto spesso sono in bianco e nero ed io ho spesso rappresentato Napoli proprio con questa tecnica.
Ovviamente, durante questa evenienza, la città veniva rappresentata sotto una grande drammaticità. Napoli è una città di contrasti e la sua bellezza deriva proprio da questi ultimi. Se vogliamo possiamo persino definirla stratificata, pertanto sui quadri e sui murales queste stratificazioni vengono rappresentate dai colori, con il disegno dalle linee».

È giusto considerare la street art un’arte pubblica e secondo te andrebbe incentivata?

«Col tempo la street art si è trasformata in un’attività istituzionale per fortuna.
A Napoli poi c’è un organo di valutazione formato da persone estremamente competenti.
Col tempo siamo stati arricchiti di opere fatte da artisti di calibro internazionale come Jorit, attraverso il quale si è riuscito a portare arte, luce e bellezza in periferie che altrimenti sarebbero rimaste vuote».

Qual è lo scopo dei murales al molo Luise e come hai scelto i soggetti che meglio rappresentano la nostra città?

«Il Luise è un molo privato dove di solito attraccano gli yatch.
L’intento era quello di dare una visione più artistica ai brand rappresentati di fianco ai murales a tutti coloro che arrivano dal mare, in particolare persone facoltose. Per questo motivo ho voluto rappresentare il meglio che la Campania offre, tra cui i sei siti del patrimonio Unesco presenti nella nostra regione, dalla Reggia di Caserta a San Leucio, Pompei, Ercolano, il centro storico di Napoli ecc. Tra questi, poi, ho inserito anche Maradona e San Gennaro, simbolo universale della grandezza di Napoli».

di Giuseppe Spada

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N° 220 – AGOSTO 2021

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