La vita, lo sappiamo, è un intreccio, a volte incredibile, di situazioni che apparentemente slegate fra loro vanno poi a confluire in un unico flusso di avvenimenti quasi preordinati.

Marco Vidino, musicista polistrumentista estremamente versatile, attivo sulla scena nazionale in veste di esecutore e di compositore sia per il teatro che per il cinema, collaborando con altri musicisti, con artisti e poeti, in numerosi progetti, passando con disinvoltura dalla tradizione all’avanguardia, dall’acustico all’elettrico e all’elettronica, dalla melodia all’improvvisazione e al rumorismo, fu ospite della Casina per la presentazione di un suo lavoro musicale, il disco di musica elettronica VIDIMAR77.

Poi a distanza di qualche mese, ecco che giunge l’invito alla presentazione, nell’ambito di Napoli Film Festival, di un suo lavoro cinematografico, Lazzari Felici, film documentario nel quale, insieme a  Lorenzo Fodarella, ci racconta cosa è il mestiere della “posteggia” e come si è evoluto.

– E’ strano… qui a Napoli… i posteggiatori sono quasi tutti vecchi… e cantano quelle canzoni d’amore… –

– Come fossero giovani… Sono i miracoli del sentimento…-.

Considerando poi che i primi spettacoli svoltisi in Casina nell’ormai “lontana” estate del 2015 furono proprio I giovedì della posteggia con Aurora Giglio, una delle protagoniste del docu-film, ecco che il cerchio magicamente si chiude.

Ed allora la prima domanda che sorge spontanea è “Come può essere che ad un musicista come Marco sia venuta l’idea di realizzare un film su un’arte così tradizionale come la posteggia?”.

E così scopri che è stato allievo del Mauro Squillante, che suona il mandolino e che insegna presso l’Accademia Mandolinistica Napoletana: improvvisazione moderna e mandolino elettrico, e che in un periodo della sua vita è stato musicista gavottista, cioè quel posteggiatore che aveva studiato la musica e che, perciò, aveva una professionalità superiore e che si esibiva nelle feste private ricavandone un guadagno più certo come spiega nel film Pasquale Scialò, compositore e musicologo.

Scoperto l’arcano, allora, la seconda domanda che rimbalza subito in testa è “Come mai  ha abbandonato il mestiere di gavottista per passare a nuove sperimentazioni musicali ?”.

La risposta, in un primo momento inaspettata, “per ricercare un identità musicale esclusiva personale”  legata al non riconoscersi nell’ambiente di coloro che fruiscono di quel tipo di musica, si comprende appieno quando si approfondisce la sua conoscenza: Marco è quel che si definisce uno spirito libero che mal sopporta le rigide regole imposte dal sistema in generale e dunque sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo e differente.

Ovviamente però le radici culturali non si possono mai rinnegare ed ecco che, in una sorta di ritorno al passato, Marco decide di disegnare un ritratto il più possibilmente fedele degli ultimi interpreti della tradizione popolare della posteggia realizzando un film a loro dedicato. Trovato in Lorenzo Fodarella, giovane regista di Ariano irpino, il complice ideale, insieme partono, telecamera in spalla, per addentrarsi nei vicoli e nelle piazze di Napoli alla ricerca dei novelli juke-box pre-tecnologici, come ama definire i posteggiatori Pasquale Scialò.

Ed allora non resta altro se non godere delle scene del film, rigorosamente auto prodotto, con un costo peraltro irrisorio, facendo così la conoscenza di artisti incredibili per spontaneità ed originalità, entrambe caratteristiche essenziali per svolgere questa difficile arte musical-teatrale.

Accompagnati dal musicologo Pasquale Scialò e dal giornalista Federico Vacalebre, oltre alla già nominata Aurora Giglio, docente di musica, diplomata al conservatorio, che definire “posteggiatrice” è sicuramente limitativo per le sua versatilità e che reinventa a suo modo questo ruolo tipicamente maschile, facciamo la conoscenza di Adolfo Tronco, Antonio Esposito, Cristian Vollaro, Enzo Della Volpe, Pierangelo Fevola (Piermachiè) ma anche di Mauro Squillante, docente di Mandolino presso il Conservatorio di Salerno, e di Mario Compostella, nipote dell’omonimo autore di tante melodie napoletane e valente maestro d’arte applicata al restauro.

Ognuno di loro ci introduce nel proprio modo di essere posteggiatore e ci aiuta a condividere le rispettive esperienze di vita e di musicista.

Un docu-film che vale assolutamente la pena di vedere… e se vorrete potrete farlo il 30 novembre in Casina Pompeiana a Napoli dove alle 17:30 ci sarà la presentazione del film con la presenza di Marco Vidino, del regista e degli interpreti del documentario, presentazione ovviamente organizzata dal Magazine Informare!

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