I mercati rionali post-Covid: tra la speranza e il disastro

informareonline-mercati-rionali

Il 22 maggio, la Napoli dei mercati si è risvegliata. Sono ritornate le rapide chiacchierate tra i clienti e i venditori, le risate e le battute tra i lavoratori che si conoscono ormai da anni e sono ritornate a risuonare nell’aria le voci degli ambulanti che caratterizzano la tradizione napoletana da secoli.

Ovviamente, i mesi che hanno anticipato la riapertura non sono stati semplici, anzi, sono stati molto duri. Del periodo di crisi che hanno vissuto i lavoratori dei mercati rionali, ce ne ha parlato un venditore del mercato De Bustis del quartiere Vomero.

In che modo il Coronavirus ha destabilizzato la tua quotidianità?

«Noi siamo degli operatori che vivevano alla giornata e adesso ci ritroviamo senza nemmeno più un’entrata, perché i fondi stanziati dallo stato per supportare i lavoratori autonomi e con partite IVA sono in ritardo».

Inizialmente la riapertura era fissata per la data del 18 maggio, perché si è deciso di rinviare?

«Dovevamo riaprire il 18, ma era tutto incerto. Aspettavamo l’ordinanza di De Luca con le restrizioni da dover adottare per poter esercitare il nostro lavoro. Gli alimentari hanno più spazio ed è più facile per loro non fare assembramento, invece, noi che abbiamo i banchi che occupano uno spazio di 3x4m abbiamo più difficoltà. La clientela deve per forza avvicinarsi per vedere e toccare le borse, quindi per noi sarà molto difficile lavorare e vendere».

Ci sono opinioni divergenti nella vostra categoria?

«Il mercato attualmente è un po’ diviso a metà, c’è chi vuole l’anno bianco e chi addirittura non vuole più riaprire perché non ha la possibilità di farlo. Ci sono molte campagne invernali ed estive che sono saltate, è tutto un disastro.
Io, come tanti altri, sto cercando di aver altri sbocchi lavorativi perché non posso fermarmi. Abbiamo tutti delle famiglie a cui dover pensare, ma anche chi vive da solo ha delle spese enormi da dover affrontare. Il lavoro non sarà più come prima, ci sono molti venditori ambulanti che hanno cambiato strada o con un futuro incerto come me».
Nonostante le preoccupazioni generali, il 22 maggio, i mercati finalmente riaprono. Sono circa le 10:00 del mattino, quando nel mercato rionale di Fuorigrotta, mentre le persone sono intente a passeggiare e a fare acquisti, incontriamo Domenico e Giuseppe, due venditori locali, che si concedono per qualche domanda.

Come procede questo primo giorno?

G: «Questo è l’orario in cui normalmente cominciano ad arrivare le persone.
Per adesso la situazione è un po’ triste, c’è poca gente, però bisogna ripartire piano piano»
D: «Crediamo nelle riaperture e nei clienti che sono la nostra forza. Speriamo che ci sia una ripresa veloce per tutti perché ne abbiamo davvero bisogno».

Siete attrezzati nel rispetto di tutte le misure cautelative?

D: «Ci siamo muniti tutti di dispositivi di sicurezza, con guanti, mascherina ed igienizzanti».
G: «Per quanto riguarda il distanziamento, ci siamo spostati un po’ di più verso l’esterno per evitare troppi assembramenti»
D: «Per noi l’importante è la salute e la sicurezza delle persone. Non ci importa di spostarci un metro più avanti o più indietro.
La cosa fondamentale è ritornare a lavorare».

di Martina Cotumaccio
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°206
GIUGNO 2020

Print Friendly, PDF & Email