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I Malamente, tra ritmi tradizionali del sud Italia e pop/folk

Filomena Cesaro 17/08/2022
Updated 2022/08/17 at 8:11 PM
6 Minuti per la lettura

I Malamente, tra ritmi tradizionali del sud Italia e pop/folkLa band irpina si racconta a Magazine Informare

Ho conosciuto i Malamente ad inizio Agosto, quando hanno suonato nella serata finale della Route Regionale AGESCI. Per loro c’erano quasi mille ragazzi tra i 16 e i 21 anni pronti a scatenarsi. Ragazzi abituati ad ascoltare ben altro tipo di musica.

E la cosa che mi ha stupito di più è che si sono veramente scatenati, si sono divertiti danzando su ritmi musicali tradizionali, sulle note suonate da una fisarmonica, su una musica che sa di antico ma che parla una lingua moderna.

Da lì la voglia di conoscere ancora meglio questi sei ragazzi che ormai da anni, partendo da un paesino dell’alta Irpinia, portano il sound tradizionale napoletano in giro per le piazze.

Parto subito con una domanda molto semplice, per darvi modo di farvi conoscere ai nostri lettori. Come, dove e quando nasce il progetto de I Malamente? Presentatevi!

«I MALAMENTE nascono nel 2009 a Manocalzati (AV) trascinati dalla passione per la cultura musicale tradizionale del Sud Italia. Eravamo bambini quando per gioco abbiamo creato questo gruppo, avevamo tanti sogni ma soprattutto condividevamo le stesse passioni. Dopo le prime piccole esibizioni, nel 2015 decidiamo di concentrare l’attenzione sulle tradizioni musicali della nostra terra, l’Irpinia, e il frutto di questo lavoro è racchiuso nel primo album: “ABBALLA BELLA”. L’obbiettivo del disco è quello di mescolare “tradizione e innovazione”.

Dopo questo primo album, nel corso degli anni abbiamo sentito l’esigenza di scrivere canzoni nostre e così in collaborazione con l’associazione “Salviamo la valle del sabato, salviamo la nostra vita” pubblichiamo un nuovo singolo, “Mo’ basta”, nato per denunciare il problema dell’inquinamento ambientale nella nostra valle.

Gli ultimi anni sono caratterizzati dai concerti del FOLK LIVE TOUR, uno spettacolo nel quale ci si confronta con nuove sonorità ed influenze musicali, che anticipano l’uscita di un nuovo lavoro discografico: “È una storia che va”.

L’album segna il passaggio definitivo ad un sound pop/folk contaminato dalle idee e dai gusti dell’attuale formazione composta da:

  • Vito Raosa, voce e fisarmonica
  • Pietro Accomando, voce e percussioni
  • Francesco Mercadante, basso elettrico
  • Giuseppe Polcaro, batteria
  • Gabriele Contrada, chitarre
  • Marco Saraceno, flauto traverso

Nel nuovo album anche i temi trattati sono vari. Dal legame profondo con le radici, al desiderio di un futuro estremamente libero da pregiudizi e differenze di ogni tipo, dall’amarezza di chi è costretto a dover cercare fortuna altrove pur avendo sempre un’attrazione gravitazionale verso la propria terra, alla rabbia di vedere la società piegarsi al dio denaro non preoccupandosi della vita del nostro pianeta e delle persone. Alla fine, l’album si chiude con una special version di “Binario 10” che è punto di partenza e di arrivo di questa storia ma è anche punto di nuova partenza del percorso musicale».

Oggi la musica va sempre di più verso l’elettronica, anche in Italia, cosa significa per voi salire sul palco e imbracciare strumenti musicali che fanno parte della tradizione napoletana come la fisarmonica, la chitarra classica e altro?

«Per noi significa portare avanti una scelta legata a quelle che sono le nostre radici e le nostre tradizioni anche se siamo completamente aperti ad ogni tipo di linguaggio musicale. È chiaro che la tradizione va rinnovata, però ci piace farlo cercando di sperimentare nuove idee partendo proprio da questi strumenti che ci caratterizzano».

Nelle vostre canzoni trattate anche di temi sociali, mi ha colpito molto il vostro brano “Il ballo dei ricchi”, credete che la musica possa ancora trattare di questi temi?

«La musica deve trattare di questi temi. Almeno questo è quello che cerchiamo di fare con il nostro gruppo.

Quando scriviamo una canzone cerchiamo sempre di lanciare un messaggio, poi ci sono anche canzoni più leggere ma il messaggio c’è sempre.  “Il ballo dei ricchi” è stata scritta in un periodo in cui ci siamo chiesti: è possibile che l’unica cosa che conta è cercare di arricchirsi di beni materiali mettendo in secondo piano quelli che sono i valori umani? Viviamo in una società in cui gli individui pensano spesso solo al bene personale e non a quello collettivo. È importante invece cercare di pensare non solo al proprio bene, ma anche a quello delle persone che ci circondano con semplici gesti di solidarietà».

Quali sono le vostre influenze musicali?

«Sicuramente il punto di partenza del nostro sound è legato alla musica e ai ritmi tradizionali del sud Italia (tammurriata, pizzica), ma sono tante le nostre influenze musicali: da Eugenio Bennato ed Enzo Avitabile, ai grandi cantautori come De André, De Gregori, Guccini passando per il Combat folk dei Modena City Ramblers e della Bandabardò».

Finalmente si è tornati a suonare live, quali sono i vostri progetti futuri?

«Adesso ci godiamo questi concerti anche perché dopo due anni di stop è bellissimo rivedere tante persone cantare e ballare con la nostra musica. Alla fine di questo tour ci metteremo subito a lavoro su nuove canzoni, abbiamo ancora tante cose da raccontare!»

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