I Laxxard e la loro irrefrenabile passione per la musica

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Matteo e Andrea Parisi, in arte “Laxxard”, sono due fratelli nati e cresciuti a Castel Volturno che hanno in comune la stessa irrefrenabile passione per la musica in tutte le sue forme. Il loro progetto nasce dalla forte voglia di mettersi in gioco e dall’esigenza di esprimersi come artisti. Questo giovane duo elettronico ha scelto di raccontarci parte della loro esperienza, iniziando dalle origini del loro interesse per la musica fino ad arrivare alle aspirazioni future.

Partiamo dalle vostre origini artistiche, quando e come avete iniziato ad avvicinarvi alla musica?

«Un grande ruolo per la nostra formazione musicale è stato assunto decisamente da nostro padre. Lui ha da sempre suonato in chiesa ed avuto una grande passione per la musica afroamericana e gospel, quindi è da quando siamo bambini che ascoltiamo e siamo influenzati maggiormente da questo tipo di melodie. Possiamo dire che lui ha in qualche modo “gettato” in noi quei semi che poi, in seguito allo studio e alla decisione di intraprendere un nostro cammino, abbiamo deciso di far crescere sempre di più».

Raggiungere un proprio stile e identità, quanto è importante per un musicista?

«Riteniamo sia tutto. E’ fondamentale per un’artista trovare una propria cifra stilistica, un modo in cui si voglia comunicare, trasmettere. Lo scopo principale per un musicista non è quello di suonare un determinato strumento in una determinata maniera, bensì quello di far emergere un messaggio personale attraverso la sua arte. E’ qualcosa che va ben oltre la tecnica».

Fino ad ora tutti i vostri pezzi sono stati realizzati in lingua inglese, come mai questa scelta?
«Questa domanda ci viene posta molto spesso, giustamente. Ci sono due motivi che ci portano a fare questo tipo di scelta, il primo comprende la formazione musicale che abbiamo avuto: essendo cresciuti ascoltando unicamente quel tipo di suoni ed espressioni che provengono dalla fusione tra la musica africana e quella popolare americana, ci viene naturale ed automatico pensare subito ad un testo interamente scritto in inglese. Anche perché questo linguaggio, a differenza di quello italiano, è molto più ritmico e calza alla perfezione con il Rap e l’R&B, i nostri generi. Il secondo motivo è legato alla questione linguistica che vede l’inglese come idioma universale in grado di portarti dappertutto, oramai è diventata la lingua del mondo».
Avete un particolare progetto ideale o concettuale cui arrivare come massima aspirazione?
«Attualmente, con l’aggravarsi della pandemia, è difficile fare progetti e programmare per il futuro. Una delle nostre massime aspirazioni resta sempre quella di affermarci all’interno di questo settore e produrre la miglior musica possibile, senza però avere il grosso problema del mercato. Per i ritmi che ci sono oggi, sembra esserci quasi una “dittatura” all’interno del campo musicale, sia a livello di tempistiche che di tendenze; siamo consapevoli del fatto che ridurre al minimo questo fattore sia un po’ impossibile, ma noi vogliamo crederci e mettercela tutta per lasciar spazio a quella musica personale e genuina priva di limitazioni. Un’altra grande ambizione sarebbe quella di provare a fare esperienze, non per forza musicali, ma principalmente formative anche all’estero, dove la competizione e gli standard sono molto più alti. Sarà sicuramente una grande sfida per noi ma, nonostante ciò, siamo carichi e determinati per affrontarla».

di Marika Fazzari

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