I lavoratori Whirlpool non mollano: la voce della working class partenopea

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La multinazionale Whirlpool ha deciso di chiudere i battenti, provocando le proteste dei lavoratori.

Il caso inizia nel lontano 25 ottobre 2018. L’azienda stipulò un accordo che prevedeva un investimento di 17 milioni di euro per produrre una nuova lavatrice. A mano a mano che passava il tempo l’investimento non partiva, poco dopo comunicarono la chiusura dello stabilimento prevista per il 31 maggio 2019. All’epoca c’era Luigi Di Maio come ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico nel primo governo Conte, poi la ‘patata bollente’ è passata all’onorevole Patuanelli.
Un quadro generale dell’attuale situazione ce lo da Dario Formicola, lavoratore Whirlpool dal 2001. Dario svela diversi scenari sulla gestione del presente e del passato inerenti al caso Whirlpool. Di seguito il suo racconto.

«Venerdì 30 c’è stato l’ultimo tentativo estremo con la telefonata di Conte a Marc Bitzer (AD Whirlpool) in America. Trovo assurdo che la telefonata sia stata fatta all’ultimo giorno. Ricordiamo che noi lavoratori Whirlpool in periodo di pandemia siamo stati gli ultimi a chiudere e i primi a riaprire».

Tra le altre questioni Dario ci ricorda che “da inizio 2020 non è stato fatto nulla. Noi lavoratori abbiamo dato il massimo. Per diciotto mesi non è stata offerta nessuna soluzione mentre si aveva un accordo firmato governo–azienda. Lo Stato non l’ha fatto rispettare”.

Informareonline-Whirlpool-2-minDue parole per Di Maio sull’ormai virale foto in cui il 30 ottobre del 2018 scriveva da capo del Mise: “Whirlpool non licenzierà nessuno e, anzi, riporterà in Italia parte della sua produzione che aveva spostato in Polonia. Questo è il frutto di una lunga contrattazione che siamo riusciti a chiudere al ministero dello Sviluppo Economico. Sono quindi orgoglioso di dire che ce l’abbiamo fatta: stiamo riportando lavoro in Italia!”

«I 5 stelle li abbiamo chiamati grandi assenti. Il 31 ottobre all’assemblea generale c’erano diverse parti politiche: regione Campania, comune di Napoli, Potere Al Popolo e il sindacalista Aboubakar Soumahoro. I grandi assenti erano proprio i 5 Stelle. In occasione delle elezioni regionali, il 17 settembre Patuanelli venne a piazza Matteotti: noi eravamo lì. Lui prese il microfono e disse: Whirlpool non andrà via e il governo non vi abbandonerà. Deve restare a Napoli, Napoli non molla e noi non la molliamo.»

“Abbiamo cesellato tutti gli strumenti che potevamo costruire per incentivare la permanenza di Whirlpool a Napoli. Informerò il governo in consiglio dei ministri questa sera”, questo quanto afferma il ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli.

Davvero è stato fatto tutto il possibile da parte del governo?

«Noi non chiediamo ammortizzatori sociali, chiediamo solo lavoro. Non è un governo forte, l’accordo non è stato rispettato. Nessun precedente leader si sarebbe fatto trattare male.
La posizione forte in realtà l’ha presa il ministro per il Sud Provenzano, non i principali leader istituzionali.
L’investimento dell’azienda era un vero e proprio impegno. Prima ti sei preso gli ammortizzatori sociali sugli altri stabilimenti, hai firmato l’accordo e poi hai chiuso? Non funziona così. Tra l’altro quest’accordo l’ha firmato gente che faceva parte di quella che doveva essere la formazione politica dedita alla tutela dei lavoratori Whirlpool a rischio”.

Il leader della Uilm Rocco Palombella si rivolge al ministro dello Sviluppo Economico: “Patuanelli deve prendersi le sue responsabilità. Whirlpool non se ne può andare. Io non li prendo in giro i lavoratori. Una volta per tutti chiariamo cosa vogliamo fare”. Condivide le sue parole?

«Sottoscrivo ogni parola di Palombella, se Whirlpool va via noi vogliamo delle alternative valide. Loro ci hanno licenziato con un SMS. Sono 19 anni che lavoro in Whirlpool e immagina il mio stato d’animo il 30 sera quando mi arriva questa comunicazione. Tra l’altro siamo stati avvisati dopo rispetto alla stampa. Loro vogliono passare anche per benefattori, dicendo “ti pago novembre e dicembre, poi a gennaio scatterà il licenziamento”. Sappiamo tutti che non è così».

Informareonline-Whirlpool-3In effetti ad aprile parlavi del tavolo fra Patuanelli ed Invitalia, com’è andata a finire? La PRS (società svizzera) che fine ha fatto?

«PRS i lavoratori l’hanno bocciata, era una chiara società fantasma, per poi arrivare al fallimento. Così come successe ad Amiens. C’erano dei precedenti. Quello che chiediamo è continuare a svolgere la stessa attività di prima. La soluzione “spezzatino all’italiana” già posta a Caserta verrebbe categoricamente rifiutata. Patuanelli si è dimostrato incapace difronte a questo tema. Si potevano creare degli strumenti in questi mesi, ma in un anno e mezzo nulla si è mosso».

“Chiudere Whirpool in questo periodo di recrudescenza della diffusione del contagio ed in piena esplosione della pandemia sociale ed economica è un atto che la città di Napoli ed il Paese non possono accettare. Il Governo eviti subito questa sciagura” afferma il sindaco di Napoli, Lugi de Magistris. Evidentemente che tipo di effetti può avere sulla pandemia questa chiusura? Ma soprattutto, che effetti può avere sulla chiusura la pandemia?
«Noi abbiamo fatto diverse manifestazioni: abbiamo bloccato via Argine altezza Mercedes, ma prima ancora c’è stato il blocco dell’autostrada A1. La nostra è stata sempre una protesta pacifica, abbiamo portato le vertenze fino a Roma e devo dire che c’è sempre stata una realtà politica al nostro fianco: Potere al Popolo. Il nostro presidio è permanente. Saremo fuori alla fabbrica fino a quando non ci verranno date risposte concrete. La palla ora passa al governo, il sindacato ci ha messo la faccia e si batte per un’unica cosa: Whirlpool non deve andarsene. Nel pratico non si capisce quale sia l’aiuto delle istituzioni. Se penso al futuro dico semplicemente che in mezzo a noi c’è gente di 40\50 anni, non possiamo permetterci ora di perdere il lavoro, le conseguenze, data anche la situazione socioeconomica del nostro paese, sarebbero catastrofiche. La chiusura della Whirlpool può divenire davvero l’emblema del futuro prossimo della nostra nazione».

di Matteo Giacca

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