«I giovani sono la risorsa del futuro»

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Ammettiamolo tutti, quando siamo giovani e spensierati è difficile guardarsi attorno e rendersi conto dei problemi che ci circondano e le tristi realtà che vanno oltre il palmo del nostro naso. Ne sentiamo parlare al tg, lo leggiamo sui giornali e ne siamo consapevoli perché ci viene insegnato, ma è raro trovarsi in contatto diretto con le cose brutte che accadono al di fuori della nostra vita.

Suor Michela è una suora vincenziana che, nel suo piccolo, cerca ogni giorno di responsabilizzare e rendere consapevoli i giovani riguardo tematiche che non vanno assolutamente ignorate, come la povertà. Con il suo modo di fare allegro e propositivo è riuscita a coinvolgere ragazzi di tutte le età in iniziative ed eventi di carità. “Il futuro è nelle mani dei giovani” è il suo motto.
Suor Michela come operate, voi suore vincenziane, nell’ambito della carità?

«Ormai da 30 anni nel nostro convento abbiamo aperto una mensa dove i fratelli meno fortunati vengono a consumare i pasti da noi. L’obbiettivo principale per noi è il rispetto e la dignità di ogni persona, soprattutto quelle che vivono per strada, che non hanno un tetto e spesso nemmeno una coperta per proteggersi dal freddo. È un qualcosa che va oltre la religione, ognuno di noi merita dignità e merita un pasto caldo per sopravvivere e soprattutto vivere».

Durante questo periodo quali sono state le difficoltà che avete riscontrato nel vostro operato?

«Non ci sono state vere e proprie difficoltà, il covid-19 non ci ferma! I fratelli vengono ugualmente serviti attraverso dei cestini che prepariamo personalmente, ciò che però manca è la componente sociale, non è possibile organizzare iniziative e i senzatetto non possono venire all’interno del convento per la mensa. Questo però non ci spaventa in alcun modo, abbiamo continuato a garantire i bisogni necessari a tutti i fratelli in difficoltà».

Lo scorso 20 gennaio è morto un senza tetto nigeriano a causa del freddo e del mal tempo, secondo lei come si potrebbe evitare che riaccada una cosa del genere?

«A Napoli da qualche mese è stata aperta una struttura al centro storico “La Comunità delle genti”, dove vengono ospitati una trentina di fratelli e gli vengono offerti i pasti e una stanzetta per dormire. Questo intervento da parte della curia di Napoli del cardinale è stato un piccolo passo per evitare altri tristi scomparse, come questa accaduta a Roma.
C’è purtroppo da dire però che tanti altri senzatetto si trovano soli in mezzo alla strada, spesso dormono sul cartone e sono privi persino di una coperta per coprirsi dal freddo. In un clima di maltempo forte, per esempio durante una tempesta, per loro è difficile anche trovare un semplice riparo».

Quali sono gli eventi e le iniziative sociali che organizzate coinvolgendo i giovani?
«Abbiamo iniziato, sul piano sociale, ormai 2 anni fa, con il progetto della movida: il sabato sera, in Piazza dei Martiri, qui a Napoli, abbiamo trascorso serate intere insieme a ragazzi adolescenti. È stato così possibile affrontare molte tematiche attraverso la discussione di tutte quelle che sono grandi problematiche, apparentemente invisibili agli occhi dei giovani.
Questi eventi si sono ripetuti ogni settimana con frequenza, si è creato un grande rapporto di amicizia e i ragazzi sono stati coinvolti in moltissime iniziative come l’organizzazione di feste di beneficenza. Purtroppo poi il covid ci ha bloccato, ma la comunicazione non si è mai interrotta e, appena sarà possibile, sicuramente riprenderemo perché sono proprio i giovani la risorsa più grande che abbiamo».
I giovani sono consapevoli di ciò che avviene sulla strada ogni giorno? In che modo potrebbero dare il loro contributo?

«Molto spesso si pensa che i ragazzi si preoccupino solo di cose frivole o futili, ma la verità è che basta veramente poco per fargli aprire gli occhi su queste problematiche. Coinvolgendoli sul piano sociale, sono loro spontaneamente ad attivarsi, basta solo dargli fiducia! Tutti i nostri ragazzi si sono resi disponibili, i pomeriggi dei venerdì ad aiutarci a cucinare, a organizzare la mensa, a preparare i cestini e ci siamo rese conto di come questa cosa a loro toccasse realmente e profondamente».

di Benedetta Calise

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE NUMERO 214
FEBBRAIO 2021

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