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I detenuti di Poggioreale realizzano un murale con Alessandro Ciambrone

Clara Gesmundo 19/06/2024
Updated 2024/06/18 at 10:46 PM
7 Minuti per la lettura

Mura altissime e cancelli verdi petrolio, una scritta incisa su una lastra d’orata recita “Casa Circondariale Poggioreale – Ingresso Colloqui”. Aperti i cancelli ci troviamo di fronte un tunnel con pareti grigie e bianche, all’apparenza triste, “è qui che passano i parenti dei detenuti per venire a trovarli” penso subito. Io e Alessandro Ciambrone, artista e direttore artistico del Magazine Informare, conosciamo Gianpaolo e Claudio, due uomini con occhi curiosi e malinconici in primis, due detenuti poi. Ci scrutiamo inizialmente, ci presentiamo con un leggero imbarazzo e poi Ciambrone dà il via al vero motivo per cui siamo all’interno del carcere di Poggioreale: la creazione di un murale di 50 mq sulle pareti che accompagnano le famiglie verso la sala colloqui, intitolato “Raggi di libertà”.  

«Dipingere svuota la mente» dice Alessandro tra una pennellata e l’altra, ed ha ragione. In quell’esatto momento ho percepito che non stavo pensando a nulla, e a quanto questo possa far bene ai detenuti costretti invece a fare i conti ogni giorno con i loro pensieri. Il viso di Ciambrone cambia quando gli chiedo qual è la sensazione che prova ad affrontare esperienze del genere: «Mi sento veramente realizzato quando i miei disegni, i dipinti, i colori, non emozionano solo me ma anche gli altri. Forse per questo mi piace realizzare murales negli istituti penitenziari, negli ospedali, nelle periferie degradate: il colore, le onde del mare, i raggi di sole, le icone portafortuna leniscono i dolori e portano un sorriso al cuore». 

COLLEGHI PITTORI 

Mi avvicino ai miei “colleghi pittori”, da persona curiosa quale sono mi verrebbe da porgli mille domande. Mi piacerebbe sapere come sta Claudio quando il colloquio con la moglie termina “sempre troppo in fretta”, se sente addosso lo sguardo dei figli quando lui esce da una porta e loro da un’altra dopo un incontro. Ancor di più sono curiosa di sapere cosa prova Gianpaolo a vivere una vita di estenuante attesa e se l’ozio carcerario ha buttato a terra anche lui, che mi sembra un uomo forte, timido, ma forte.  

Inizio così ad acquisire la loro fiducia. Mi raccontano che sono lì per errori passati che hanno a che fare con la droga e la contraffazione, che si trovano nel padiglione “Genova” in cui si “vive bene”.  

Quello che mi ha colpito allo stesso tempo è la contentezza palpabile nei loro occhi per aver partecipato a questo progetto. Il motivo è che partecipare ad esperienze di questo tipo, e averlo fatto “correttamente”, dimostra la loro volontà e apertura al cambiamento: «abbiamo passato la mattinata signorì, abbiamo imparato qualcosa». 

Ci siamo confrontati con il Direttore del carcere Carlo Berdini, che afferma: «Ringraziamo Alessandro e i detenuti per la realizzazione di questo progetto. Il luogo che abbiamo scelto per la creazione del murale ha una valenza molto importante: concretizza il momento in cui i familiari accedono all’interno dell’istituto. Un percorso accogliente predispone l’animo in maniera migliore. L’arte da degli effetti benefici sulla salute psichica sia dei parenti che dei detenuti». Berdini aggiunge anche di non dimenticare che in quel corridoio ci passano i bambini. Su questo si esprime anche Federica Tondo, Responsabile dell’area Trattamento:  

«Abbiamo voluto dedicare questo primo murales in particolare ai più piccoli, pensando di accompagnarli ai colloqui con i loro papà con uno sguardo di colore. Grazie al prosieguo della collaborazione con l’architetto Alessandro Ciambrone, vorremmo realizzare ulteriori “spazi di bellezza” all’interno dell’istituto, ad esempio presso i cortili per il passeggio, coinvolgendo i detenuti che vorranno contribuire a migliorare gli ambienti di vita comune con creatività e fantasia». 

Il 7 maggio è giornata di colloqui per i detenuti, ed è stata anche la data in cui il murale è stato inaugurato. Le facce stupite dei più piccoli alla vista di tutto quel colore ha dato concretezza all’obiettivo che ci eravamo fissati in partenza. In quell’occasione incontro anche la vicepresidente dell’Associazione “Carcere Possibile” Elena Cimmino, che afferma: «Hanno vissuto una giornata diversa, imparando una cosa che prima non sapevano fare e soprattutto hanno interrotto l’ozio che scandisce la vita del detenuto».  

Ai detenuti è doveroso, anche secondo la nostra Costituzione, garantire le basi per condurre una vita carceraria “sana”, che possa aiutarli ad essere pronti per cominciare una vita con ambizioni diverse. Su questo si esprime Anna Maria Ziccardi, past president dell’Associazione “Carcere Possibile” e afferma: «Siamo in un momento buio per le carceri italiane e anche per quelle campane, in cui oltre la tematica dell’affollamento, che è costante, abbiamo anche il problema dei suicidi, il cui numero è davvero raccapricciante, raggiunge livelli molto alti. Offrire una giornata ai detenuti è un’occasione veramente importante. Noi del “Carcere Possibile” crediamo fortemente in questi progetti». 

Aver partecipato a questo progetto mi ha concesso di conoscere una realtà complessa, di trovarmi faccia a faccia con le emozioni contrastanti che aleggiavano negli occhi dei ragazzi, con la loro felicità nel partecipare all’iniziativa e la loro tristezza nel sentire “Ragazzi ottimo lavoro, ora dobbiamo tornare sopra”. Un’esperienza che definirei piena, toccante e profonda. Realizzare un murale all’interno del carcere concede anche ad un’area buia di essere raggiunta da colorati “Raggi di libertà”, e agli occhi dei bambini di illuminarsi alla loro vista. 

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