delitti patrimonio culturale

I delitti contro il patrimonio culturale

Maurizio Giordano 09/07/2024
Updated 2024/07/09 at 2:10 AM
6 Minuti per la lettura

Nel 2022, il nostro legislatore si è occupato espressamente di tutelare l’enorme patrimonio culturale italiano introducendo una serie di delitti (taluni in precedenza già previsti dalle norme incriminatrici) con una riforma che ha avuto come obiettivo quello di fornire una collocazione sistematica alle norme penali nella suddetta materia e che vanno dall’art.518 bis all’art.518 undevicies del codice penale. 

Si tratta di norme molto efficaci, sia sotto il profilo della completezza nella previsione delle condotte incriminatrici, sia sotto il profilo della risposta sanzionatoria prospettata di fronte alla realizzazione di condotte che abbiano per oggetto il patrimonio culturale italiano. 

Per patrimonio culturale si intende innanzitutto un complesso di beni che, per rilievo storico ed estetico, sono di interesse pubblico e che caratterizzano un determinato luogo oppure una determinata zona. 

L’Italia possiede – secondo il fatto notorio – il patrimonio culturale più ampio del mondo e, dunque, ciò comporta che molteplici sono le condotte che hanno per oggetto beni che si inseriscono nel suo contesto e che, pertanto, devono trovare una particolare – e rafforzata – forma di tutela. 

Introducendo, dunque, il titolo VIII bis del codice penale – mediante l’rt.1, comma 1, lett b) della legge 9 marzo 2022 –  il legislatore ha voluto fornire una disciplina armonica e completa della normativa rilevante penalmente nell’ambito del patrimonio culturale italiano, istituendo una sorta di Testo Unico sui reati in materia storico-culturale. 

La prima norma che si occupa di tale materia è l’art.518 bis: essa punisce, introducendo una figura speciale di furto, coloro che realizzino il furto di beni culturali di interesse storico, anche se rinvenuti nel sottosuolo o nei fondali marini. La norma è molto rigorosa, perché punisce severamente le condotte furtive, specie se realizzate da chi abbia ricevuto la speciale concessione statale per la ricerca dei beni in questione.  

Diversa da tale fattispecie – che implica quindi l’impossessamento della cosa altrui da parte dell’autore della condotta – è invece la fattispecie prevista dall’art.518 ter c.p., la quale punisce la condotta di chi si appropria – avendone il possesso – di un ben di rilievo storico-culturale. Si tratta di una figura speciale di appropriazione indebita e presuppone che l’autore della condotta abbia legittimamente il possesso o la disponibilità di una cosa di rilievo storico culturale e, in forza di tale disponibilità – se ne appropri. Si pensi, ad esempio, a coloro che organizzino eventi, mostre o cerimonie e che si approprino dei beni esposti al pubblico. 

Il disposto dell’art.518 quater prevede invece il delitto di “ricettazione di beni culturali”: esso punisce la condotta di chi – non avendo realizzato un qualunque delitto in materia (in particolare, il furto o la appropriazione del bene), acquisti o riceva il bene stesso o si intrometta nel farli acquistare. Il delitto è essenzialmente destinato a fornire tutela penale, con pene più gravi della comune ricettazione, verso le condotte di chi acquisti in maniera illecita beni di rilievo culturale, soprattutto nel settore del commercio di antichità.  

Ancor più grave – come risposta sanzionatoria – è la fattispecie di cui all’art.518 quinquies, che punisce la condotta di chi impiega in attività economiche o finanziarie beni culturali provenienti da delitto. In sostanza, si tratta di una fattispecie speciale del delitto di reimpiego (previsto dall’art.648 ter c.p.), che postula la disponibilità di un bene culturale proveniente da delitto (ad esempio, perché rubato) e che viene poi impiegato in attività economiche o finanziarie, allo scopo di lucrare sulla bellezza o sull’interesse pubblico che quel bene suscita nella collettività. Così come, parimenti, il riciclaggio di beni culturali (art.518 sexies) prevede la punibilità di coloro che compiono sul bene di interesse storico o culturale operazioni volte a nascondere l’origine delittuosa del bene. Si pensi ad esempio, al furto di un quadro, su cui vengano apposte delle modifiche per celarne l’autenticità. 

Meritevoli di menzione – per la loro frequenza – sono infine le condotte di chi realizza fatti di contraffazione di beni di rilievo storico culturale (art.518 quaterdecies), che consiste nella condotta di chi spaccia per autentica, mettendola in commercio, un’opera d’arte falsa e quella distruzione o deturpamento di beni culturali (art.518 duodecies) che si realizza quando si pongano in essere fatti idonei a distruggere o deturpare un bene di rilievo storico, come ad esempio – molto frequente nella pratica, specie nelle città che possiedono patrimoni culturali molto vasti – allorquando si occupi un bene senza titolo per abitarlo, realizzandovi opere urbanistiche che ne stravolgono l’autenticità o la originaria struttura. 

Infine, una ultima riflessione va fatta a proposito delle sanzioni patrimoniali connesse alla realizzazione di fatti previsti in questa materia. Infatti, l’art.518 duodevicies c.p. prevede la confisca obbligatoria per tutti i beni che hanno costituito l’oggetto delle condotte delittuose, salvo che esse appartengano a terzi di buona fede, e che tale la confisca debba essere pronunciata anche nei casi in cui l’imputato abbia patteggiato la pena.  

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