I colori dell’anima

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Dalla sinergia fra Bianca Stinchi e Rosa Carignani, con le signore della Associazione Culturale «Studio Tre Arte», è nata l’idea di sviluppare un tipo di mostra incentrata sui temi e le tecniche proposte dalla pittura di un famoso artista di fine Ottocento, Amedeo Modigliani.

Dopo il successo dello scorso anno della collettiva d’arte «Rosso Pompeiano», la Casina Pompeiana dal 26 al 31 ottobre ha ospitato per la seconda volta l’Associazione che ha presentato una nuova mostra intitolata «I colori dell’anima» che ha tratto spunto dall’omonimo film sulla vita dell’artista livornese.

Ciò che è emerso da un’attenta osservazione dei quadri esposti, non è stata la perfezione delle figure o una rappresentazione anatomica impeccabile dei corpi e delle immagini, bensì l’utilizzo vivido e intenso del colore e della luce. In effetti quello che più conta per gli artisti di «Studio Tre Arte» è esprimere “l’anima”,  ovvero, le emozioni che percepiscono mentre sono intenti a dipingere un determinato oggetto o paesaggio.

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La proposta culturale svoltasi in Casina si è concentrata su due livelli: il primo quello di allestire la mostra; il secondo quello di discutere sul film sulla vita dell’artista, attraverso cui è possibile definire e conoscere meglio il profilo biografico e artistico di Modigliani.

«Quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi», con queste toccanti parole Modigliani si è rivolto alla sua amata Jeanne prima di ritrarla con un olio su tela.

Il filo rosso che collega l’artista alla proposta di Stinchi e Carignani consiste proprio nel cogliere la profondità delle immagini, la loro anima, appunto; non conta come queste vengano rappresentate ma l’intensità che trasmettono all’artista stesso e a chi contempla le opere.

Non a caso è proprio per questa “imperfezione” di stile che Modigliani è divenuto fautore di un’avanguardia artistica sui generis. L’originalità risiede esattamente in un modo unico di raffigurare la realtà, dove l’artista si propone di esprimere tutto se stesso e la sua percezione delle forme e dell’esistenza umana.

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Nonostante avesse lavorato a stretto contatto con artisti di una certa fama e calibro, come Picasso, Modigliani non si è lasciato mai contaminare da altri movimenti artistici ma ha portato sempre avanti, fino alla morte, il suo unico e singolare stile.

«Io vedo cose che nessun altro vede» è una frase estratta dal film e pronunciata dallo stesso Modigliani per marcare la sua sensibilità, facoltà e capacità di percezione che è in grado di esprimere soltanto attraverso le sue opere d’arte.

Ma come ha avuto origine l’intento da parte di Stinchi e Carignani – che tutt’oggi organizzano corsi di pittura presso l’Associazione – di far convergere il talento dei loro allievi con la speciosità delle opere di Modigliani? «Io nasco ceramista ma col tempo mi sono appassionata alla pittura – ha chiosato la Stinchi – e da questa passione che accomuna me e la mia amica Rosa Carignani è sorto l’intento di sviluppare uno spazio dove le persone possano venire e condividere le loro idee attraverso la pittura».

Grande spazio, dunque, alle emozioni nella collettiva allestita in Casina dove pittura ad olio, pastello e tela sono state le “tecnologie” utilizzate dagli artisti di «Studio Tre Arte» attraverso cui hanno espresso nel miglior modo possibile tutto se stessi e le loro sensazioni più recondite, proprio come Modigliani.

di Sara Ramondino

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