“Homo Sum” e naufraghi: il libro di Maurizio Bettini

La nostra humanitas a confronto con l’antichità. Il libro di Maurizio Bettini, Professore di Filologia Classica dell’Università di Siena intervistato da Informare

Homo sum, humani nihil a me alienum puto” – “Sono uomo, niente di umano ritengo mi sia estraneo”: è un celebre verso del commediografo Terenzio, uno dei primi autori latini a introdurre il concetto di “humanitas” intorno al 160 a.C. L’espressione, però, è anche la frase chiave di “Homo Sum” il libro scritto da Maurizio Bettini, professore di Filologia Classica dell’Università di Siena e firma della pagina culturale de la Repubblica.

Homo Sum affronta vari temi ma, leggendolo, non può non saltare all’occhio l’argomento principale che l’autore fa emergere: il confronto tra la nostra umanità moderna e quella degli antichi Greci e Romani. Sebbene ci siano tante parti del libro da cui trarre spunto e a cui fare riferimento per mettere alla luce la differenza tra le due concezioni di umanità, con l’autore ci siamo concentrati sul primo capitolo, “Lacrime delle cose”, che fa riferimento al primo libro dell’Eneide di Virgilio, raccontando l’approdo dei naufraghi troiani sulle coste di Cartagine, nei pressi dell’odierna Tunisi, sul canale di Sicilia. I fuggiaschi, scappati dalla loro terra per la distruzione portata dalla guerra, sperano vivamente di poter essere accolti senza nessun pregiudizio e pregano gli abitanti di Cartagine “di osservare più da vicino lo straniero, di conoscerlo meglio, superando quella barriera dell’ignoranza che porta i migranti ad essere scambiati come nemici”. Virgilio ci racconterà come Didone, sovrana della nuova città in costruzione, riuscirà ad avere la meglio sui pregiudizi, offrendo hospitium (accoglienza) ai naufraghi troiani e sostenendo che “le frontiere si chiudono di fronte a degli aggressori, non di fronte ai naufraghi”.
Il canale di Sicilia, sul Mar Mediterraneo, luogo dove Enea e i suoi compagni troiani furono soccorsi da Didone, è ancora oggi tratta di viaggi, o meglio naufragi, che vedono protagonisti tanti “esseri umani”, tra cui anche bambini e anziani, che dal Nord Africa cercano di raggiungere le coste dell’Italia o degli altri paesi d’Europa. E lo fanno per gli stessi motivi dei troiani: guerre, distruzione, morte. Il paragone sarebbe incredibilmente allettante, se non fosse per il fatto che barconi e gommoni su cui viaggiano i tanti migranti vengono il più delle volte respinti, causando in molti casi la morte dei passeggeri. Nel solo mese di settembre 2020 si sono verificati ben sei naufragi e circa 200 morti nel Mar Mediterraneo, un campanello d’allarme che dovrebbe far riflettere l’Europa e il mondo intero, e magari far pensare proprio al racconto di Virgilio.
«Ho pensato di scrivere Homo Sum qualche estate fa, quando si acuì la crisi dei migranti nel Mar Mediterraneo. In quel periodo leggevo l’Eneide di Virgilio e ricordai che nel primo libro si raccontava del naufragio dei troiani, una situazione estremamente simile a quella che stavamo vivendo intorno a noi. All’inizio i troiani vengono respinti dalle coste di Cartagine perché scambiati per nemici. Allora uno di loro si chiede: ‘Quale barbara terra è questa che nega accoglienza ai naufraghi?’. Questo mi ha fatto pensare al fatto che, qualora lo stesso troiano fosse sbarcato oggi sulle nostre coste e gli fosse stata rifiutata accoglienza, si sarebbe chiesto la stessa cosa. Mi è venuto, quindi, il desiderio di riflettere un po’ su questi che dovrebbero essere diritti acquisiti, leggi non scritte dell’umanità. – dice il professor Bettini, che alla domanda sui possibili passi indietro fatti dalla nostra umanità rispetto all’antichità, risponde – Anche se molte nazioni si dimostrano particolarmente ostili all’ingresso dei fuggiaschi nelle proprie terre, dal 1948 possiamo avvalerci della “Dichiarazione dei diritti umani” sviluppata e ampliata da molte nazioni, in cui ci sono molte più garanzie per gli uomini di quante non ce n’è fossero nell’antichità. Resta il fatto che, a volte, questi diritti vengono calpestati».

Per fare un esempio, l’autore di Homo Sum ha ricordato l’episodio della chiusura dei porti avvenuto in Italia e in altri paesi, venendo meno ad uno dei diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione, quello di dare rifugio a chi è perseguitato dalla propria parte di origine.

Un’altra differenza importante che sorge all’interno del libro è quella tra “Diritti umani”, termine di cui sentiamo tanto parlare ai giorni nostri, e “Doveri umani”, concezione utilizzata dagli antichi. Infatti, se per noi moderni soccorrere e offrire accoglienza equivale a rispettare un diritto dei migranti, per gli antichi l’ospitalità e la stessa accoglienza erano considerate perlopiù come dei doveri, partiti dal profondo dell’animo e che ognuno avrebbe dovuto rispettare.

«Possiamo considerare diritti e doveri umani importanti allo stesso modo. Riconoscere il diritto umano è fondamentale per fare in modo che tutti i diritti concessi all’uomo non vengano violati. Il sentimento del dovere, però, è altrettanto fondamentale. Riconoscere i diritti non basta, bisogna provare anche il dovere di farli rispettare. Forse è un po’ questo che è venuto meno in Italia e in Europa in certi periodi, ovvero un riconoscimento dei diritti umani abbastanza formale per quello che riguardava i fuggiaschi, i profughi e i naufraghi che tentavano di emigrare in Italia o in altri paesi. Questo sentimento non si è sentito minimamente da parte di alcuni governi. Ciò nel mondo antico avrebbe comportato una sanzione degli dei, che sarebbero intervenuti per far rispettare questi obblighi elementari», spiega il professor Bettini.
Quali potrebbero essere allora i prossimi passi da fare, a livello internazionale, per cercare di essere ancora più umani di quello che siamo ora?
«Promuovere la conoscenza e la cultura. Bisogna sempre tenere presente che per i romani “humanitas” voleva dire sia condizione dell’essere umano, comportamento mite, gentile e civile, sia cultura ed educazione. Lo sviluppo della conoscenza, della cultura e lo sviluppo dell’umanità, nel senso del comportamento civile e generoso nei confronti degli altri, sono cose che vanno insieme. La lotta è sul terreno dell’ignoranza. Purtroppo, su questo terreno, credo si stiano perdendo molte battaglie perché in tanti paesi, compresa l’Italia, si investe poco nella scuola. I media poi sono spesso irresponsabili e, invece di diffondere cultura, diffondono disinformazione e modelli culturali negativi. Ci sarebbe molto da lavorare in quest’ambito, ma penso che l’unica via possibile per migliorare ulteriormente la nostra humanitas, nel senso e nella direzione che ci è stata indicata dalla cultura greca e romana, sia proprio questa: istruzione», questa la soluzione e la risposta dell’autore di Homo Sum.

Sviluppare la conoscenza e la comunicazione con gli altri per aiutarli e instaurare pace, distruggere le barriere dell’ignoranza e dei pregiudizi perché “Siamo tutti uomini, e niente di umano riteniamo ci sia estraneo!”.

di Donato Di Stasio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N° 213 GENNAIO 2021

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