Hip hop e Rap: la musica come movimento culturale

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La musica è forse una delle più nobili arti di matrice umana: fonte di ispirazione per poeti e artisti, ogni melodia trascina con sé un ricordo. Probabilmente per questo gli uomini la amano così tanto, perché permette loro di ricordare ciò che è stato.

Da sempre principale strumento di espressione, soprattutto per le giovani generazioni sempre in netta controtendenza rispetto ai padri, ogni nuovo genere musicale è da considerare come emblema di un’epoca: lo è stata la musica classica, poi quella pop, il jazz, il blues e generi musicali spesso bistrattati, quali il rap e l’Hip hop.

Oggi famosissimo genere musicale, l’hip hop nasce in realtà come movimento culturale nel Bronx degli anni ’70, distretto di New York all’epoca messo in ginocchio da una fortissima crisi. Proporzionalmente all’aumento dei tassi di disoccupazione e della povertà, aumenta anche la criminalità, con la conseguente nascita delle “gang“, associazioni criminali in lotta per il dominio del quartiere.

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Dopo anni di povertà e abbandono, finalmente la rinascita. Non solo economica, con maggior attenzione da parte del governo, ma anche culturale: ragazzi con destini segnati da miserie e lutti scelgono di stabilire una tregua, un periodo di convivenza pacifica capace di garantire scambi culturali fra afroamericani e sudamericani.

Nasce così la cultura Hip Hop, da cui prenderà poi nome il genere omonimo, mix di musica reggae, rock e funk.

Genere di matrice fortemente sociale, capace di trasmettere un profondo messaggio di integrazione e pace, l’hip hop è spesso accostato al rap. Legato alle tradizioni del popolo afroamericano, è questo il genere di denuncia sociale per eccellenza, per questo strettamente attuale.

«Un colpo diretto assestato al sistema dal profondo del ghetto spirituale in cui vogliono relegarci ad affogare, in quel mare di chiacchiere impastate solo di quella morale falsa e opportunista che usa la censura come arma di difesa, e spara a vista su quanti, credimi non tanti, rifiutano ogni forma di controllo messa in atto dai potenti»: è così che viene definito il rap da Frankie Hi-NRG, uno dei primi e più talentuosi rapper della scena italiana, approdato anche a Caserta per un periodo della sua adolescenza.

I suoi brani, considerati fra i migliori della cultura Rap, giustificano la definizione di rapper militante, strettamente legato alle vicende del nostro Paese.

Dall’inchiesta “Mani pulite”, scandalo degni anni ’90, ad una feroce critica della borghesia, alle condizioni precarie dei lavoratori, le sue parole restano sempre strettamente ancorate alla società, che toccano con strofe dal ritmo frenetico e incalzante, reso ancora più atipico dall’utilizzo occasionale di strumenti legati alla cultura folklorica, soprattutto siciliana.

La sua musica, come quella Hip hop, è certamente emblema di un disagio generazionale condiviso da molti giovani, soprattutto legati a realtà sociali difficili. Per questi, optare per l’escamotage più spaventoso, la criminalità, sembrerebbe la soluzione migliore per far sentire la propria voce, tuttavia, riflettendoci, forse non lo è. Bisognerebbe optare, piuttosto, per quello più rumoroso. E, per una volta, non sarebbe “molto rumore per nulla”.

di Teresa Coscia

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