Conoscete la storia di Jackie Robinson? Ve la riassumo io. Jackie Robinson è stato il primo giocatore afroamericano a giocare nella Major League di baseball. Un riferimento culturale per tutta la comunità sportiva nera, ma non solo. Un baluardo per tutti coloro ne avevano abbastanza di un America di bianchi in cui la discriminazione era all’ordine del giorno. Era il 1945. Non sembra che sia cambiato molto da allora, ma questi altri discorsi, per altre sedi. Hillary Sedu ricorda un po’ Jackie Robinson, non foss’altro perché anche lui è il primo: primo avvocato nero del consiglio dell’Ordine di Napoli, candidato quest’anno alle elezioni regionali. Lo abbiamo ospitato nella redazione di Magazine Informare e, le seguenti, sono le sue parole.

Hillarry, tu sei un avvocato. Come è nata l’idea di dedicarti alla politica e di candidarti alle regionali?

«Ho ricevuto una proposta che ho accettato. Anche se le battaglie che conduco sono spesso di portata nazionale, sono cresciuto in Campania e sono molto legato a questa terra, specialmente il territorio partenopeo e quello casertano, proprio perché ho passato l’infanzia a Castel Volturno. E quindi, la volontà e la possibilità di poter dare un contributo alla mia terra è motivo di orgoglio e credo sia il momento di puntare, non tanto al millantato cambiamento, ma che sia il caso di parlare di efficienza. Di iniziare a valorizzare ciò che noi abbiamo, le bellezze che abbiamo in termini culturali e paesaggistiche».

In quale lista militerai e in che circoscrizione?

«Sarò candidato per il collegio di Napoli nella lista civica Campania libera, a sostegno del presidente De Luca».

Tu che conosci bene questo territorio perché hai passato qui infanzia ed adolescenza, di cosa ha bisogno questo territorio, in particolar modo il litorale domizio, e quali sono le proposte per il territorio napoletano, visto che sei candidato nel collegio napoletano.

«Per il litorale domizio dobbiamo badare principalmente alla questione del mare, alla pulizia del mare, al funzionamento dei depuratori. Non cerchiamo di dire che compreremo alti depuratori, non parliamo di rivoluzione, ma vorremmo che quelli che già ci sono siano efficaci ed efficienti. Poi per quanto riguarda la sicurezza del litorale domizio, è importante ricordare che la competenza in materia è dello Stato centrale e della polizia. Però, tuttavia, ci sono delle metodologie per il controllo per la segnalazione delle anomalie oppure dei reati che la Regione sicuramente può mettere in campo. Questo vale per il litorale domizio, per il territorio casertano, ma anche per Napoli. Vogliamo più telecamere in maniera tale da poter controllare in modo più efficace il territorio per poi poter segnalare le anomalie agli organi competenti che se ne devono occupare. Creare una sinergia tra la Regione ed i comuni limitrofi, tra Regione ed organi della pubblica amministrazione e difesa, e quindi rendere efficaci queste collaborazione al fine di garantire sicurezza al cittadino autoctono campano, ma anche ai cittadini stranieri che vivono in questo territorio. È importante ricordare che il territorio campano è abitato non solo da cittadini italiani, ma c’è una mescolanza e una presenza massiccia di cittadini di diverse etnie, molti di loro vivono in maniera regolare, e chiedono anch’essi di vivere in un contesto sicuro, dignitoso, e soprattutto decoroso».

Hillary ci illustri i punti del tuo programma?

«Oltre all’efficienza e all’attenzione alle tematiche green che vorremmo portare alla Regione Campania, abbiamo un piano per mettere in rete tutte le aziende napoletane e per capire come si possa trarre giovamento dall’economia circolare. Ricordiamo che molti scarti aziendali di alcune società possono essere materia prime per altre aziende, eliminando lo spreco. Mettere in rete le aziende significa far sì che si scambino le merci, ma anche i rifiuti che a loro volta diventeranno merci. E pensare all’ecosostenibilità e al verde urbano dei comuni è fondamentale. Non possiamo continuare a parlare dell’economia verde senza fare qualcosa di concreto. Dobbiamo agire utilizzando ciò che noi già abbiamo».

Un grande problema della Regione Campania è costituito dall’emigrazione dei giovani che cercano lavoro nelle regione del nord. Cosa pensate di fare per far sì che i giovani trovino lavoro nella nostra regione?

«C’è una proposta interessante del Presidente de Luca: detassare le grandi aziende che vogliono collocarsi nei punti critici della regione Campania. Sarebbe una soluzione efficace ed efficiente. Non ci dimentichiamo che al fine di poter creare lavoro per i giovani e quindi indurli a rimanere sul territorio, limitando la fuga di talenti e di cervelli, è importante creare le condizioni per lavorare. Dobbiamo anche smettere di pensare che la pubblica amministrazione deva dare lavoro, ma dobbiamo creare le condizioni affinché i privati possano creare lavoro: detassarli e meno burocrazia all’interno dei ragionamenti amministrativi che sono sì necessari, ma vanno rivisti perché affogano tutta la volontà e le capacità dei nostri imprenditori di attuare sul nostro territorio politiche di assunzioni e di inclusione, e che possano garantirgli un’esistenza felice sul territorio campano».

Cambiamo argomento. Il senato ha rinnovato da poco la missione finanziando la Guardia Costiera libica.

«Questa è una cosa altamente negativa. Noi stiamo rifinanziando la Guardia Costiera pur sapendo che sono assassini, torturatori, cioè, il Governo italiano con questo rifinanziamento è come se si fosse macchiato di concorso esterno in associazione mafiosa. Noi sappiamo già per fatti documentati dalle ONG e da chi è nel settore che la Guardia Costiera libica non è affidabile e che con il loro comportamento mina le basi della nostra democrazia e sopprimono i valori della nostra democrazia uccidendo, ricattando, schiavizzando i migranti con cui entrano in contatto. Averli rifinanziati è aberrante. Dovremmo revocare i soldi che gli vengono dati». 

Lei si occupa anche di politiche migratorie. Il caso George Floyd ha scosso le coscienze del mondo. Le faccio una domanda provocatoria: l’Italia è un paese razzista? E chi sono i George Floyd italiani?

«Io sono cresciuto in Italia, dove ho maturato la capacità di discernimento, e dire che il mio Paese è un Paese razzista non lo accetto e non lo tollero. È chiaro che c’è una minoranza di italiani neurolesi che sono ancora legati a fattori di discriminazione perché ritengono che ci sia una logica dove una logica non c’è. Io sono solito dire che l’uomo diventa pericoloso quando al di là di ogni ragionevole dubbio crede di avere ragione.  Queste persone possono essere combattute solo con la cultura, la formazione e la corretta informazione ed evitando l’etnicizzazione dei reati che infonde paura all’interno del tessuto sociale italiano».

Cosa serve in più alla presidenza De Luca. Quanto di positivo è stato fatto ma cosa c’è da migliorare?

«Dobbiamo essere intellettualmente onesti. Sappiamo benissimo che un mandato, quindi cinque anni di governo della Regione Campania sono insufficienti per concretizzare determinati tipi di politica. Avere una seconda chance, un secondo mandato, creerebbe quel nesso tra il primo mandato ed il secondo in cui si raccoglierebbero i frutti concreti del lavoro. Ci sono tante cose in cantiere. I cittadini campani hanno riconosciuto fino ad adesso che l’operato di De Luca è stato eccezionale. Riconfermarlo e dargli la possibilità di terminare e di concretizzare le proprie politiche sarebbe auspicabile per vedere realizzati progetti ancora non terminati».

Hillary tu, per conformazione professionale, sarai il candidato che raccoglierà le istanze degli ultimi, e noi di ultimi ne conosciamo tanti, soprattutto sul litorale domizio. Io volevo chiederti un parere sulla situazione della filiera agricola: in Campania c’è un’alta percentuale di stagionali che arrivano e lavorano per pochi spiccioli all’interno di questo settore, soprattutto Castel Volturno, Mondragone…

«Per quanto riguarda la filiera agricola c’è molto da cambiare, ci sarebbero delle rivoluzioni da fare a monte. Perché è vero che i braccianti sono quello sfruttati, ridotti spesso in condizione di schiavitù…c’è anche da dire che il costo della manodopera per l’imprenditore agricolo qualora fosse uniformato a contratto collettivo nazionale sul panorama europeo e mondiale: i nostri imprenditori sarebbero così competitivi? Questa è una domanda da farsi senza retorica e senza false allusioni, perché bisogna precisare ciò per poi parlare concretamente degli ultimi. Anche se la questione degli ultimi è centrale e principale, ma sappiamo benissimo che ubi maior minor cessat. Con questo non voglio dire che il cittadino extracomunitario debba essere sottopagato, però io credo sia necessario trovare una linea mediana. Equilibrare il diritto del bracciante agricolo, che gli permetta di non vivere in condizione di schiavitù e di essere sottopagato, ma avere una paga degna a secondo di quello che la legge prevede, a l’opportunità di guadagno e margine di lucro che possa avere l’imprenditore agricolo. Quindi dobbiamo mettere i bisogni di entrambi su un piano unico e di pari opportunità. È importantissimo e ci vuole moltissimo tempo. Forse non dipende neanche dalla Regione Campania, ma dal governo centrale. Sono politiche di mercato da rivedere. Noi tuttavia abbiamo il dovere di rappresentare con onestà questa situazione, altrimenti si rischia di fare della demagogia».

Caldoro addita spesso De Luca come il “buffone di Salerno” e lo fa in relazione alla questione della sanità pubblica. Noi sappiamo che in Campania la sanità è quasi un tabù. Qual è la tua visione, bisogna proseguire sulla linea che ha tracciato il presidente De Luca o bisogna porsi in discontinuità?

«Noi dovremmo guardare agli ultimi fondi stanziati per la sanità, ai poli nuovi sanitari che sono stati creati, alla fuoriuscita della sanità campana dal commissariamento. Quindi abbiamo potuto apprezzare uno sviluppo in positivo di cosa sta diventando la sanità campana. È certo che siamo ancora in alto mare, bisogna migliorare, ma c’è sempre qualcosa da migliorare. Perciò bisogna dare credito, siamo usciti dal commissariamento e si stanno sviluppando moltissime opportunità. Inoltre abbiamo anche visto quanto è efficiente la nostra pubblica amministrazione sanitaria proprio in questo momento di difficoltà in cui stiamo affrontando la minaccia del Covid-19».

Non nascondo le mie perplessità. In certi passaggi le parole fluttuavano leggere, prive di quella densità che gli conferisce spessore. “Essere efficienti” è ciò che più si è augurato il candidato di centro-sinistra, anche se l’espressione è stata ripetuta a mo’ di litania. Ma per Hillary è pur sempre una prima esperienza. E credo non sarà l’ultima. Lo si vede dal sorriso appassionato di chi crede in ciò che fa.

di Marco Cutillo

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