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Terminata la Haute Couture Spring 2021 bisogna fermarsi a riflettere. Cosa è successo e quali novità sono degne di nota?

La situazione è pressoché immutata per quanto riguarda il fattore modalità. Limitazioni e misure di sicurezza concedono la sola chance della moda a distanza o anche MaD. Bisogna accettare un’altra digital session. In questa appena conclusa si percepisce un maggior senso di adattamento che prima non si manifestava. Segno che le grandi firme, o almeno alcune di esse, hanno capito come giocarsi la carta vincente per show non fisici.

Ma iniziamo subito con Area, brand newyorkese al primo debutto in Couture. La collezione presentata ha una grande peculiarità e si fa subito notare: abbraccia tutte le fisicità. La scelta del casting fa trapelare l’apposita intenzione di una serie di capi adatti a tutti. Su un set bianco asettico tutto ciò che emerge è cosa indossano le modelle. Le creazioni sono frutto di un’estrapolazione simbolica e materica basata sul gioiello che avvolge il corpo non solo come accessorio o amuleto.

Il forzuto surrealismo di Schiaparelli è evidente nell’inventiva di Daniel Roseberry che ci mette anche un tocco pop. L’interpretazione distorta del corpo umano attrae e convince grazie ad elementi come i grandi orecchini, il bustino con tartaruga e la scultura allattamento. Non manca il richiamo ad Elsa con un grande fiocco e due abiti rigorosamente rosa shocking.

Maria Grazia Chiuri per Dior fa nuovamente affidamento a Matteo Garrone. Presenta il film Le Chateu du Tarot, una storia fiabesca girata nel magnifico castello di Sammezzano in Toscana. La collezione come la storia ha un forte legame con il tema dei tarocchi. Monsieur Christian Dior era infatti solito ricorrere alle carte e a sedute beneauguranti. Luogo ed abiti fanno riferimento ad una dimensione estetica assoluta che richiama vagamente alla teatralità.

Per Fendi c’è stata la prima di Kim Jones che oltre ad un allestimento ben studiato punta sulle modelle. In un labirinto formato da teche trasparenti a forma di F, ad aprire il defilè è Dami Moore con un trucco più che scultoreo. Segue Naomi Campbell, Kate e Lila Moss, Christy Turlington, Bella Hadid e Cara Delavingne. I look, ispirati al Circolo di Bloomsbury di Virginia Wolf, danno l’impressione di una rivisitazione concettuale innocua sull’abbigliamento femminile.

Pierpaolo Piccioli punta su una narrazione intrinseca e strettamente intrecciata ai capi Valentino. Nella maestosa sala grande della Galleria Colonna a Roma sfila un tripudio di contenuti. Evidente l’estensione della silhouette grazie a calzature con plateau di 20 cm. Sfilano anche gli uomini in vesti femminili, segno di un messaggio crossgender significativo. C’è la body art ma anche la riconoscenza a chi indossa e chi ha realizzato i singoli capi, ad ogni uscita i nomi associati.

Armani Privé omaggia Milano e rimane fedele ai propri codici stilistici. La donna vestita da re Giorgio resta elegante senza eccedere, bella ma leggera. La voglia di rinascere è manifestata tramite tailleur pantaloni in seta jacquard e abiti raffinati.

All’appello non è mancato il duo Vicktor&Rolf che si dedica solo all’alta moda. Presenti le massicce quantità di tulle su abiti firmati Gian Battista Valli e il ritorno di Alber Elbaz con il nuovo progetto AZ Factory. Ultimo ma non ultimo, Iris Van Harpen con ben 21 uscite. Per chi volesse farsi un’idea e godersi lo spettacolo della moda puo’ trovare QUI tutte le video presentazioni!

di Chiara Del Prete

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