Hammamet: dall’ascesa al crepuscolo di Bettino Craxi

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È un magistrale Pierfrancesco Favino a dare corpo e volto a Bettino Craxi in Hammamet, film in uscita lo scorso gennaio per la regia di Gianni Amelio.

La pellicola ripercorre l’ultimo periodo di vita di Craxi, figura fondamentale per lo stato italiano a cavallo fra gli anni ’80-’90.

Segretario del Partito Socialista e Presidente del Consiglio dei Ministri, la figura di Craxi tutt’oggi suscita sentimenti controversi, soprattutto a causa dello scandalo nel quale fu coinvolto nella prima metà degli anni ’90: Mani Pulite, comunemente conosciuto anche come Tangentopoli, capace di far emergere la collusione fra imprenditoria e politica di quegli anni e le tangenti intascate dai dirigenti milanesi del Partito Socialista Italiano.

Per alcuni soltanto vittima di uno scandalo che mirava ad eliminare una figura così imponente, Craxi stesso ammise in uno dei suoi ultimi discorsi in Parlamento di essere a conoscenza dei finanziamenti politici irregolari, riguardanti non solo il Partito Socialista ma tutta la politica italiana, invitando gli stessi parlamentari ad ammettere la loro ignavia, sfida ovviamente non accolta e che dall’opinione pubblica generale fu considerata una sorta di “silenzio assenso”, dietro il quale tutta la politica del tempo si nascondeva per evitare di essere direttamente coinvolta nello scandalo che stava dilaniando i partiti.

Interpretando alla perfezione voce e movenze del politico italiano, tanto da essere definito da alcuni “più Craxi dello stesso Craxi”, Favino riporta gli spettatori nella città tunisina di Hammamet, nella quale Craxi fu costretto a scappare per evitare l’arresto in Italia. La particolarità del film sta nel presentare ogni personaggio della vita di Craxi utilizzando un nome differente da quello reale, con l’aggiunta di un personaggio, Fausto, che proverà ad attentare alla sua vita e che sarà una sorta di antagonista fittizio.
L’opera di Amelio, insomma, pone l’accento su una delle pagine più controverse della storia italiana e su una delle figure più potenti della stessa, nella fase del suo declino ma che, a ormai venti anni dalla sua morte, lascia aperto un interrogativo ed un dibattito forse irrisolvibile: Craxi è stato un esiliato o un latitante?

di Teresa Coscia

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