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Guerra russo-ucraina: alla Federico II di Napoli un “Manifesto per la pace”

Gennaro Alvino 05/04/2022
Updated 2022/04/05 at 11:30 AM
5 Minuti per la lettura
Sono ormai settimane che non si parla d’altro: la guerra in Ucraina sta da tempo preoccupando in modo sempre più serio la vicina Europa ed il mondo intero. Una chiave storica che avevamo ormai imparato a dimenticare, la guerra, che torna prepotentemente a bussare alle nostre porte: tace intorno l’indomita terra che romba e trema, che si spezza e piange.
Dopo quasi un secolo, ci ricorda che non siamo altro che uomini, schiavi della storia e succubi dei sospiri e ci ricorda cosa sia la paura, un sole nero che sa di benzina e napalm. Non ci sta però questa volta il mondo che come sole di primavera si stringe al popolo ucraino, che ha sete e lotta, e lo fa attraverso manifestazioni che colorano e addobbano le nostre strade, con iniziative di raccolta dei beni essenziali per porgere ancora una mano al popolo ucraino. Per combattere la storia e fargli sentire che l’Ucraina non è sola.
La città di Napoli non si è di certo astenuta dall’esprimere vicinanza a questo popolo che ogni giorno si batte per difendere la propria libertà e la propria indipendenza. Ecco che all’Ucraina si stringe la Napoli tutta e lo fa partendo proprio dai suoi giovani. Il 14 marzo la Federico II si mobilita per dire “no” alle guerre con “UN MANIFESTO PER LA PACE”: studenti, docenti, scrittori e artisti napoletani insieme per promuovere un messaggio di pace in questo assai drammatico periodo storico.

Un partecipatissimo flash mob ha colorato lo Scalone Minerva dell’Università: giovani e docenti insieme hanno manifestato e cantato per la pace.《La manifestazione nasce in maniera assolutamente spontanea, non possiamo infatti essere indifferenti ad una cosa del genere, la voce dei giovani deve farsi sentire e deve farlo soprattutto in questi momenti qui- spiega Giuseppe Carbone, studente di giurisprudenza della Federico II -è sicuramente un segnale, un nostro modo per dire “no” alla guerra, soprattutto se pensiamo a quanto successo a Charkiv con la distruzione dell’università. Manifestare oggi come università credo sia un grande segnale》.

La manifestazione è così proseguita spostandosi all’interno dell’Aula Magna dell’edificio centrale dell’Università, dove sono intervenuti personaggi come Barbara Buonaiuto, Marina Confalone, Rosaria De Cicco, Maurizio De Giovanni e tanti altri. A prendere la parola qui è il rettore della Federico II, Matteo Lorito.《Questa è la nostra accademia, questa è la nostra città, questo è il nostro messaggio: noi oggi siamo qui tutti insieme per la pace e per la cultura. Il vero ostacolo alla guerra è infatti la cultura e la bellezza di questi ragazzi straordinari. Loro sono il futuro, noi lavoriamo per loro affinchè capiscano che queste cose non devono succedere poichè sono l’antistoria. Non possiamo pensare di avere ai confini dell’Europa situazioni di questo tipo e che ci ricordano un passato che non c’è più e che non deve esistere. Questo è un conflitto che io ritengo “Antistorico”, non sapevamo più cosa fosse una guerra di invasione e purtroppo ce lo stannno ricordando. Accoglienza, posti letto, borse di studio sono tante le iniziative sia a livello di Federico II, sia a livello nazionale: siamo tutti mobilitati per sostenere chi soffre e chi subisce questo momento così difficile》.

In particolare la professoressa Mara D’Arienzo, docente di Diritto Ecclesiastico presso il Dipartimento di Giurisprudenza, è alla guida di un’iniziativa umanitaria a sostegno dei profughi ucraini. 《Ho un accordo internazionale con l’università di Cluj-Napoca, in Romania, con la quale abbiamo avviato una collaborazione tra università per l’accoglienza dei profughi ucraini che arrivano in Romania; proprio i ragazzi hanno organizzato una raccolta di beni che saranno poi consegnati in Romania. E’ quindi un modo di dimostrare quale sia il ruolo dell’università nella costruzione di un’ Europa più solidale, più unita e a favore della della difesa dei diritti tutte le persone. Vedere questi ragazzi qui oggi è certamente un motivo d’orgoglio ma soprattutto un motivo di speranza poichè questi di solidarietà, di difesa dei diritti sono i valori veri》.

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