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Guerra e Pace al Corrado: l’Istituto superiore di Castel Volturno apre le porte ai giovani studenti rifugiati

Fernanda Esposito 06/04/2022
Updated 2022/04/06 at 4:18 PM
8 Minuti per la lettura

Guerra e Pace al Corrado: l’Istituto superiore di Castel Volturno apre le porte ai giovani studenti rifugiati

Guerra in Ucraina: un esodo di massa, una fuga dalla propria terra che, dal 24 febbraio, ha trasformato tre milioni e mezzo di ucraini in profughi. Nel cuore dell’Europa è la prima volta che accade e, per questo motivo, l’Unione Europea ha attivato la Direttiva n. 55 del 2001, quella che introduce la protezione temporanea in caso di afflussi massicci di sfollati.

Un meccanismo di emergenza che concede ai cittadini ucraini uno status analogo a quello di rifugiato in qualsiasi Paese dell’Unione Europea, offrendo protezione e diritti immediati: lavorare, l’iscrizione al servizio sanitario nazionale, l’iscrizione a scuola dei minori, una parità di trattamento a tutti i livelli.

Intanto il bollettino del Ministero dell’Interno viene aggiornato di continuo e il numero dei profughi dall’Ucraina cresce di giorno in giorno, un incremento in media di più di 1500 ingressi nel territorio nazionale. Circa 80.000 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina giunte in Italia a fine marzo. In maggioranza donne e minori, diretti principalmente a Milano, Roma, Napoli e Bologna.

Anche a Castel Volturno, città seconda solo a Lampedusa per l’accoglienza riservata a profughi e immigrati, sono arrivate famiglie ucraine che si sono ricongiunte con parenti che lavorano sul territorio da anni. Come il caso di Diana O. e Veronica N., studentesse minorenni accolte con striscioni di benvenuto tra applausi e pasticcini all’Istituto Alberghiero “Vincenzo Corrado”.

Veronica N. ha sedici anni, ha lasciato la sua città Lytsk, una delle più antiche dell’Ucraina occidentale a diverse ore da Kiev, distrutta dai bombardamenti russi. È arrivata in Italia dopo cinque lunghi giorni di viaggio in macchina, passando per la Polonia. I suoi ultimi ricordi sono legati alle sirene antiaeree e all’esplosione di una bomba, chiude gli occhi quando lo racconta, un po’ in inglese, un po’ in tedesco; sì, perché lei frequentava l’undicesima classe in Ucraina e studiava inglese, tedesco e russo.

Sceglie di raccontarsi davanti ai compagni che l’hanno accolta e lo fa non con una calma apparente. Veronica è stata strappata alla sua normalità, alla sua scuola, alle sue passioni, ai suoi amici, al suo San Bernardo, ai suoi nonni che, invece, hanno scelto di rimanere nel loro Paese. Veronica viveva con loro, insieme a suo fratello e a suo zio. Il dramma degli anziani che non vogliono muoversi per non abbandonare la propria casa e per non essere d’impaccio ai giovani: ma purtroppo, pur volendo, non c’era posto in macchina.

Veronica dove siete alloggiati?

«Viviamo a casa di mia madre che lavora qui a Castel Volturno».

Ti piace questa scuola?

«Sì, ringrazio tutti perché sono stati felici di accogliermi».

Quali sono le materie che preferisci?

«Quelle umanistiche».

Cosa vuoi diventare da grande?

«Vorrei studiare come psicologa».

Cosa pensi che accadrà nel tuo futuro?

«Non so cosa possa accadere, la guerra è guerra e non so cosa immaginare. Spero di tornare nel mio Paese un giorno».

Cosa pensi del Presidente Zelensky?

«Amo Zelensky, è forte e coraggioso. Lui ama l’Ucraina ed è un buon Presidente».

Dopo la chiacchierata con Veronica N. chiedo ad Alessandra Pastushok, di quinta Pasticceria, ucraina di origine, chi ha lasciato nel suo Paese e anche lei mi parla dei suoi nonni. Essi vivono vicino Leopoli (Lviv), a circa 70 km dal confine con la Polonia e sotto i bombardamenti, i nonni vivono come possono: fanno scorta di cibo e non accendono luci perché le bombe puntano al calore; serrano le finestre con il nastro adesivo per contenere i frammenti di vetri e pregano.

Amareggiata Alessandra mi dice che è inutile studiare la storia perché da essa non abbiamo imparato nulla e tutto si ripete. Ma la speranza arriva da Ludmila V., la studentessa russa che è in Italia per uno scambio con Intercultura, la quale durante un laboratorio di educazione civica sull’Agenda 2030 svolto al Corrado, dice che la pace passa attraverso il dialogo interculturale e che la guerra non è mai la soluzione. Il diritto a vivere e a sognare continua per i giovani, senza distinzione alcuna.

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Abbiamo incontrato la dirigente scolastica, Prof.ssa Angela Petringa, che ci descrive la situazione nella sua scuola, l’Isis Vincenzo Corrado di Castel Volturno.

Preside, quanti minori ucraini avete accolto?

«Abbiamo accolto due studentesse e presto arriveranno altri giovani».

Come sono state accolte?

«Con grande emozione. Le ho accolte in prima persona, le ho accompagnate nelle classi individuate per loro ed è stata una vera festa di benvenuto. Si sono pronunciati discorsi di pace e si sono fatte le presentazioni; poi dolcetti e foto ma, sono comparse anche lacrime di gioia che hanno rigato il viso delle giovani, dei compagni più sensibili e degli insegnanti, consci del momento così delicato e importante per tutti noi».

Cosa avete previsto per integrare queste studentesse in fuga dalla guerra?

«La nostra scuola si caratterizza da sempre per una presenza multietnica e siamo abituati ad accogliere persone in difficoltà. Il 4 marzo una nota del Ministero dell’Istruzione comunicava le prime indicazioni ufficiali per l’accoglienza scolastica agli studenti ucraini esuli. Garantiremo a tutti loro il diritto all’istruzione, con l’accesso ai servizi educativi e alla vita della comunità scolastica».

Come gestirete la barriera linguistica? In che modo si procede in questi casi?

«La barriera linguistica costituisce il primo ostacolo all’azione educativa che la scuola è chiamata a svolgere, in particolare nella fase di accoglienza, supporto e socializzazione. Noi facciamo riferimento all’esperienza di peer education e peer tutoring affidata alle studentesse e studenti ucraini presenti da tempo nella nostra scuola.

Grazie a loro l’accoglienza e l’integrazione è stata e sarà facilitata, in particolare in questa fase iniziale di approccio alla lingua italiana. Inoltre stiamo curando il coinvolgimento della famiglia e stiamo cercando, anche nel tempo extra scuola, di offrire occasioni di socializzazione ricreative o sportive».

La gravità e la repentinità degli eventi occorsi non possono non aver determinato ricadute traumatiche, che necessitano un supporto psicologico adeguato. Come affronterete la questione?

«All’interno del nostro Istituto è già attivo lo sportello di assistenza psicologica. Estenderemo il servizio agli studenti ucraini, il cui disagio connesso all’emergenza epidemiologica è stato pesantemente aggravato dagli eventi bellici patiti».

Il mondo della scuola, pur provato da lungo tempo dalla pandemia, non si ferma e lei Preside non si è di certo lasciata prendere dal panico?

«Abbiamo il dovere di intervenire e mobilitarci, ancora una volta, mettendo in campo le nostre energie migliori per far fronte alla nuova e tragica emergenza, continuando ad essere comunità accogliente».

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°228 –  APRILE 2022

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