Green Pass: tra falsificazioni e l’ennesimo pasticcio

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A distanza di qualche mese dalla sua introduzione, il Green Pass, ovvero quel particolare documento pensato dalle autorità per semplificare la circolazione delle persone all’interno del territorio europeo, continua a generare polemiche e problemi applicativi di ogni sorta.

Rilasciato (in formato digitale con QR code o cartaceo) a chi è guarito dal Covid-19 o a chi è stato già sottoposto a vaccinazione (mediante somministrazione anche di una sola dose), esso si basa su di un codice QR contenente una firma digitale che dovrebbe vanificare qualsiasi tentativo di falsificazione. È gratuito e valido in tutti i paesi dell’Unione Europea, Liechtenstein e Svizzera.

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Indipendentemente dal nobile fine di questo strumento, non pochi problemi sono sorti in ordine all’applicazione dello stesso. Uno tra i tanti è quello relativo alla falsificazione del certificato, visto che la Polizia Postale è impegnata senza sosta nella caccia in internet ai siti che promettono, avverso il pagamento in cripto valute, il rilascio di Green Pass fasulli. Per non parlare della truffa attuata a mezzo del famoso social “Telegram”, ai cui utenti è stato recapitato un messaggio contenete la promessa del rilascio di un Green Pass ad opera di una Dottoressa, in cambio dei dati necessari al rilascio della certificazione verde (chissà poi che fine avranno fatto i dati rilasciati).

Ma non finisce qui! Difatti, col Decreto Legge 23 luglio 2021, n. 105, si è introdotto, in Italia, l’obbligo di titolarità del Green Pass per l’accesso ai servizi ed alle attività contenute nel lungo elenco di cui all’art. 3 del medesimo decreto (servizi di ristorazione per il consumo al tavolo al chiuso, spettacoli aperti al pubblico, eventi, fiere, sagre, palestre, piscine, centri termali, etc.).

Inutile a dirlo, non si è nemmeno fatto in tempo a pubblicare il decreto in Gazzetta Ufficiale, che subito sono sorte le prime polemiche ed i problemi applicativi in ordine ai controlli. Invero, secondo prime disposizioni, il controllo sulla corrispondenza del Green Pass al legittimo titolare, sarebbe spettato ai proprietari ed ai gestori, ma come accade spesso nel nostro “Bel Paese”, dopo pochi giorni è arrivata la smentita dal Viminale, il quale, attraverso il Ministro competente, ha precisato che la richiesta di documenti per l’identificazione ed il controllo dei cittadini compete alle sole Forze dell’Ordine. Detto ciò, riesce facile comprendere che chiunque possa munirsi di un Green Pass di qualche parente o amico e mostrarlo come se fosse proprio.

Verrebbe da dire che trattasi dell’ennesima “italianata”, pensata più di pancia che di testa.

di Davide Daverio

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