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Il concetto di green economy viene definito come un modello teorico di sviluppo economico sostenibile in grado di garantire la coniugazione tra crescita economica e salvaguardia dell’ambiente, considerato nelle sue molteplici accezioni.

Per modello di sviluppo economico sostenibile si deve far riferimento alla definizione data dal Rapporto Brundtland del 1987: è lo sviluppo che “soddisfi le esigenze dell’attuale generazione senza compromettere la capacità di quelle future di rispondere alle loro”.

L’esigenza di adoperare un sistema economico che abbia un approccio di tipo verde nasce innanzitutto dall’insostenibilità dei meccanismi di mercato inerenti produzione e consumo, risultati che non hanno avuto riguardo della dimensione ambientale. Secondo quanto previsto dalla IUCN (International Union for the Conservation of Nature), quella che si sta vivendo è la sesta più significativa estinzione di massa delle specie terrestri, mentre la crescita demografica, che si prevede porterà la popolazione mondiale a 9 miliardi nel 2040, costringe la popolazione più povera a dipendere sempre di più dagli ecosistemi, incrementando le tensioni geopolitiche.

L’economia verde impone uno sforzo differente poiché è un modello teorico di sviluppo economico che mette in relazione obiettivi di crescita economica e limiti ambientali ma lo fa soffermandosi sui danni di natura economica che gli impatti ambientali di origine antropica hanno la capacità di generare sul PIL, secondo un meccanismo di retroazione negativa, limitando così la resa delle attività umane stesse.

Quindi si può affermare che la green economy si ispira soprattutto ad una poliedricità di valori e ideologie non prettamente di natura ecologica, ma anche culturale e sociale: si accantona l’idea antropocentrica comprendendo che l’uomo non è al di sopra di tutto, ma è del sistema come gli altri esseri viventi e che dipende dallo stato di salute del pianeta.

Per salvaguardarlo è necessario un mutamento nello stile di vita della società complessivamente considerata, imponendo una nuova cultura basata su pilastri quali la produzione locale per bisogni locali, il riciclaggio,  la riparazione, l’energia rinnovabile, l’equità sociale e la giustizia ambientale, un senso di comunità, la salvaguardia della biodiversità, la tutela dell’intero pianeta.

Si sta assistendo ad un costante incremento dell’importanza della green economy quale priorità strategica per organizzazioni governative e non. Nello specifico essa assume sempre più rilievo nelle politiche dell’Unione Europea: ciò testimonia la presa di coscienza, da parte delle istituzioni comunitarie in seguito alla necessità di uscire dalla crisi economica e finanziaria globale che l’umanità sta vivendo negli ultimi decenni.

Essa genera anche un crescente numero di posti di lavoro. Nel 2007 ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) e ITUC (International Trade Union Confederation) hanno elaborato la “Green Jobs Initiative”, nella quale hanno provveduto a definire i lavori verdi come le «occupazioni nei settori agricolo, industriale, di ricerca e sviluppo, dell’amministrazione e dei servizi che contribuiscono in modo decisivo alla conservazione o ripristino della qualità ambientale. Trattasi di lavori che nello specifico, ma non esclusivamente, aiutano a tutelare e proteggere gli ecosistemi e la biodiversità; a ridurre il consumo di energia, risorse e acqua mediante strategie altamente efficienti, minimizzando o eliminando totalmente qualsiasi forma di spreco o inquinamento». I green jobs comprendono ogni attività risulti sostenibile e soprattutto idonea a favorire equità e giustizia sociali e

Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile

Il programma d’azione Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile – “Trasformare il nostro mondo”, sottoscritto dai governi dei 193 paesi dell’ONU il 25 settembre 2015, comprende una serie di obiettivi da raggiungere nei prossimi 15 anni in settori essenziali per l’umanità e il pianeta: porre fine alla povertà e alla fame, garantire equità sociale e salubrità ambientale, proteggere il pianeta, assicurare prosperità per tutti con iniziative e programmi rispettosi dei limiti ecosistemici, favorire la pace e incentivare la cooperazione internazionale. Queste direttive sono state anche di ispirazione per le iniziative europee per garantire la formazione alla green economy, come “Europa 2020”: una strategia decennale, proposta dalla Commissione Europea il 3 marzo 2010, per il progresso dell’economia comunitaria. Ecco, quindi, che occorre una sensibilizzazione dei giovani in merito ai benefici finanziari derivanti dall’apprendimento tecnico continuo e aggiornato e per fare ciò risulta essenziale anche l’istruzione e la formazione professionali nelle scuole.

 

di Salvatore Sardella

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