Graziella Pirriatore: «Arriveremo a terne arbitrali miste»

Il professionismo non è una questione di genere e il fischietto francese, Stéphanie Frappart, ne è l’ennesima dimostrazione. Arbitra internazionale FIFA dal 2009, la Frappart è emersa ripetutamente in quello che da sempre viene marcato come territorio di giurisdizione maschile.

Nel 2014, infatti, per la prima volta nella storia della Ligue 2 – la seconda divisione francese – la partita tra Niort e Brest vedeva Stéphanie Frappart ricoprire il ruolo di direttrice di gara.
Nei cinque anni che l’hanno condotta poi all’essere il primo fischietto donna nella massima serie francese, la Ligue 1, la Frappart non ha lasciato l’attività nel calcio femminile arbitrando nel Mondiale 2015, alle Olimpiadi 2016, nel Campionato europeo 2017, nella finale Mondiale Under-20 2018 e nel recente Mondiale 2019.

È uno dei direttori di gara più validi d’Europa e del mondo” ha detto di lei Roberto Rosetti, il presidente della commissione arbitri della UEFA.
La validità di Stéphanie le ha infatti permesso di squarciare la tela divisoria delle massime competizioni europee quando, il 14 agosto 2019, il suo fischietto è stato scelto per l’arbitraggio della Supercoppa Europea maschile che vedeva un faccia a faccia tra il Liverpool di Jürgen Klopp e il Chelsea di Frank Lampard.
L’anno seguente debutta, nel giro di pochi mesi, in Europa League e Champions League rispettivamente nelle gare tra Leicester City e Zorja, e Juventus e Dinamo Kiev.
Di quel che significa vedere la figura di Stéphanie calcare il palcoscenico della Champions League, e non solo, ne ho parlato con Graziella Pirriatore, arbitra internazionale FIFA dalla stagione 2012-2013: «Stéphanie è motivo di grande orgoglio. Fa piacere vedere anche la Monzul, direttrice di gara ucraina, che nella stessa settimana ha arbitrato in Europa League. In generale è bello constatare che non è soltanto uno spot televisivo quello di avere un fischietto donna ma una realtà.
L’arbitraggio in Supercoppa europea è stato l’inizio di un percorso e, probabilmente, l’obiettivo finale è quello di avere delle terne arbitrali miste».
La competizione tra squadre e il gioco del calcio non cambiano: rimangono sempre gli stessi, chiunque sia l’arbitro” sono state le parole della Frappart, hai mai avvertito la paura del giudizio sul tuo genere piuttosto che sull’arbitraggio?

«No, non mi ha mai messo pressione da un punto di vista della prestazione.
Se dovessimo sentirci giudicate per un appellativo o screditate perché donne allora non varrebbe neanche la pena scendere in campo. Vero è che, per chi è entrata per la prima volta in un recinto di gioco, non sarà stato semplice. Ma è comunque grazie a loro se oggi abbiamo queste importanti conferme.
La nota stonata ci sarà sempre ma non credo che ci siano più queste grandi pressioni dall’esterno».

Nei primi duemila figure come quella di Cristina Cini hanno ricoperto il ruolo di assistente arbitro, pensi che in Italia siamo lontani dall’avere una direttrice di gara?

«In quegli anni c’è stata appunto la Cini, la Santuari… la rappresentanza era sicuramente degna di nota ma è pur vero che allora le direttrici di gara, numericamente, erano meno. Probabilmente allora non c’era ancora il materiale per lavorare.
Oggi i presupposti ci sono e lo vediamo nei campionati dilettantistici e professionistici. Secondo me, non è così lontana come prospettiva ma ci vorrà del tempo».

I calciatori hanno un approccio diverso quando devono interfacciarsi a un’arbitra, indipendentemente dalla categoria, potrebbe anche questo essere un motivo per preferire una direttrice di gara piuttosto che un uomo?

«È sempre stata una cosa che ho avvertito in campo: c’è questa forma di rispetto nei confronti di una donna e penso sia dovuta al fatto che si rendano conto che se siamo lì è perché, effettivamente, abbiamo le carte in regola per esserci.
In ogni caso basta arbitrare con responsabilità e cercare di interpretare le regole del gioco correttamente, poi ci saranno sempre decisioni accettate più di buon grado e altre meno, ma questo fa parte del gioco».

di Rossella Schender

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N° 213 GENNAIO 2021

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