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Draghi lascia Palazzo Chigi. Mattarella ha sciolto le camere e si andrà alle urne. Meloni esulta, Letta e la sinistra italiana devono provare ad essere competitivi. I 5Stelle correranno da soli. Cronache di un Paese che in cinque anni ha cambiato ben tre governi, l’ultimo è stato quello “dei migliori”.

Tanti italiani si chiedono: “perché è caduto il governo? Ma perché proprio adesso?“. E, per certi aspetti, queste domande le abbiamo fatte anche quando Matteo Renzi decise di staccare la spina al governo Conte II in piena emergenza pandemica.

La risposta, a tratti, potrebbe risultare comprensibilmente oscura. Soprattutto in un periodo cruciale del nostro Paese tra emergenza energetica, sociale e tensioni diplomatiche provenienti dall’est. Senza poi contare gli strascichi di una emergenza pandemica, ancora da tenere sotto osservazione.

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Cosa è successo?

La realtà ci riporta ai fatti oggettivi: il Governo Draghi, appoggiato lo scorso Febbraio da un ampia parte del Parlamento italiano, è stato sgambettato fatalmente dallo stesso Parlamento che lo aveva incoronato come salvatore della Patria in un momento dove il governo Conte II arrancava in materia di gestione dell’emergenza sanitaria. Un governo che comunque ha ottenuto importanti capitali per il PNRR. Come noto, Draghi aveva presentato le sue dimissioni in seguito al mancato voto di fiducia dei 5 stelle rispetto al DL Aiuti.

Un Movimento 5 Stelle orfano di uno dei suoi leader più influenti, Luigi Di Maio lo “scissionista“, Ministro egli Esteri nell’esperienza di governo con Mario Draghi, che ha lasciato il suo nido per evidenti contrasti politici nei confronti di Giuseppe Conte. Già all’epoca della scelta di un dopo Mattarella, ci furono le prime crepe tra i due: da ricordare cosa sia successo dopo che Conte aveva proposto il nome di Elisabetta Belloni.

Come se non bastasse, Mario Draghi ha dovuto prendere atto anche del distacco di Forza Italia, che in verità aveva pure proposto una risoluzione pratica del diktat 5 Stelle, proponendo un Draghi-bis senza l’appoggio interno dei grillini. Alla fine anche la Lega ha deciso di non votare la fiducia. Non restava altro che le dimissioni per il Professor Draghi, evidentemente esausto di un Parlamento non in grado di andare avanti unito fino al 2023. Un patto, quello dell’unità Nazionale, stracciato in faccia ad una personalità che all’estero gode di ottime considerazioni.

Proprio per questo, Sergio Mattarella ha scelto di imporlo nel nostro panorama politico per cercare di trovare ampio consenso in Parlamento, quindi in Europa. E la scelta del Presidente della Repubblica fu certamente apprezzata dal mondo istituzionale, meno sicuramente da alcuni ambienti che vedevano il banchiere dell’Europa come una minaccia. Una nota: questo è il terzo governo dimissionario di questi ultimi cinque anni di legislatura. Questo per rendere conto di una legislatura alquanto travagliata tra Papeete e contro-Papeete, cambi di casacca, instabilità politica sovrana. Altra nota: considerando il fatto che la scelta di un governo presieduto da Draghi è stata di Sergio Mattarella, ad essere tradita è stata proprio l’indicazione del Presidente della Repubblica. Ci sarebbe da riflettere, ma temo che questo fatto sfugga ai più.

Sarà un Agosto torrido di campagna elettorale

Cosa succederà adesso? Si andrà a votare il 25 Settembre. E la gioia è tutta di Giorgia Meloni, mai entrata in nessun governo di questi ultimi cinque anni di legislatura. La pazienza e la coerenza politica della leader di Fratelli d’Italia, è stata premiata con le elezioni anticipate che si terranno dopo un lungo e torrido Agosto di campagna elettorale. A Settembre, forse Ottobre, Giorgia Meloni potrebbe essere la prima Premier ad entrare a Palazzo Chigi. Le indicazioni di voto, danno infatti il partito della Meloni in vantaggio rispetto al Partito Democratico. Con una coalizione di centrodestra – Forza Italia e Lega – potrebbe seriamente vincere le prossime elezioni. Proprio Giorgia Meloni avrebbe la precedenza nella coalizione a cercare di formare un governo nell’ipotesi di cui sopra. Non sembrano esserci veti da parte di Berlusconi, anche se qualche grattacapo potrebbe provenire da Salvini.

E il PD?

Sull’altra sponda, si è insinuato un gelo nel campo largo formato dal PD e da quel che rimane dei 5Stelle. Le parole del segretario dem, Enrico Letta, non lasciano dubbi sul fatto che l’esperimento di una coalizione di centrosinistra con i grillini sia un esperimento oramai esaurito. Su questo e su molti altri temi, la sinistra italiana tutta dovrà immediatamente discutere e ricompattarsi per non lasciare praterie alle ambizioni di governo del centrodestra. Per il Partito Democratico si prospetta un mese davvero complesso, considerando anche il gioco che purtroppo l’attuale sistema elettorale costringe a fare, ovvero coalizioni per ottenere una maggioranza di governo in Parlamento. Il tempo è poco, soprattutto per un programma di governo che rispecchi le necessità di un Paese politicamente e socialmente instabile.

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