Governo del territorio? Cos’è e in che direzione vanno le norme campane

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La legislazione del governo del territorio è una materia di competenza “concorrente” di Stato e Regioni, per la quale spetta alle Regioni la potestà legislativa eccetto che per la determinazione dei princìpi fondamentali riservata allo Stato, cui le Regioni devono adeguarsi.

Si tratta dell’insieme delle norme e delle procedure che disciplinano l’uso del territorio regionale e la localizzazione di impianti e attività e comprendono gli aspetti conoscitivi, normativi e gestionali riguardanti la salvaguardia e trasformazione del suolo e la protezione dell’ambiente.

In Campania da poco si è conclusa una intensa e partecipata consultazione pubblica riguardo al disegno di legge “Norme in materia di governo del territorio”, proposto dalla Giunta Regionale della Campania per modificare ed aggiornare le norme previgenti.

Si intuisce, dunque, la straordinaria importanza di questa legge, destinata di fatto a delineare l’evoluzione in prospettiva della Regione, a definire “in quale direzione si andrà”, in che modo si perseguiranno una serie di obiettivi, fissati condivisamente in ambito europeo e nazionale, tra cui dichiaratamente la riduzione del consumo di suolo, la rigenerazione urbana e territoriale, la sostenibilità ambientale, il rafforzamento della resilienza urbana, il contrasto dei fenomeni legati al cambiamento climatico, la difesa dai rischi, lo sviluppo sostenibile.

D’altra parte, questi obiettivi appaiono ineludibili in una Campania in cui gravano squilibri insediativi tra le zone costiere e le aree interne, fragilità geomorfologica e rischi sismici, idrogeologici e vulcanici, incendi boschivi, smaltimenti illeciti di rifiuti, abusivismo edilizio, erosione costiera, siti contaminati, inquinamento dell’aria, emergenze rifiuti e mancata depurazione delle acque.

Comunque, dalla lettura del disegno di legge emerge la necessità di riarticolare le norme in maniera più efficace e coerente; affinché si possano generare azioni volte a contrastare le criticità occorre che i pur condivisibili obiettivi siano resi effettivamente cogenti.

Allo scopo vanno sicuramente meglio definiti i principi di sostenibilità ambientale connessi al consumo di suolo, al contrasto dei cambiamenti climatici e alla difesa dei rischi, e posta maggiore attenzione agli ambiti territoriali delle aree protette, agli ecosistemi fluviali e lacustri, alle zone umide, attraverso adeguati strumenti di pianificazione dedicati: piani dei parchi, piani di gestione dei siti Natura 2000, contratti di fiume, piani di adattamento ai cambiamenti climatici.

Vanno inoltre meglio definiti i carichi insediativi, la rigenerazione urbana, la riqualificazione e il riuso, la compensazione e i crediti edilizi, la perequazione, gli standard, gli incentivi, i vincoli. Soprattutto, vanno posti in relazione alla capacità portante dell’ambiente, la carrying capacity, fissando limiti ai carichi e quindi modulando il soddisfacimento dei diritti all’abitare in funzione di standard della qualità della vita, superando l’approccio limitante del dimensionamento spaziale con l’inclusione di criteri socio-ambientali, come la qualità dell’aria, dell’acqua, del suolo, delle relazioni.

Va attribuito valore strategico al contesto ambientale con priorità massima alla soluzione dei problemi connessi al ciclo dei rifiuti e delle acque, alla mitigazione dei rischi, all’adattamento ai cambiamenti climatici. Anche il tema degli abusi edilizi richiede una coerente trattazione informando le azioni alla prioritaria salvaguardia della sicurezza di chi li abita rispetto agli irriducibili rischi cui è sottoposto. Ancora, non meno importante, occorre porre estrema attenzione nella ridefinizione del regime transitorio per gli interventi di riqualificazione in quanto posti in chiave derogatoria o in variante rispetto alla strumentazione urbanistica ne sviliscono la funzione fondante.

Insomma, piuttosto che subire o assecondare le tendenze degenerative incombenti è opportuno che le si contrasti con scelte coerenti e lungimiranti esercitando in concreto il “governo del territorio”.

di Giancarlo Chiavazzo

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