Google: una nuova frontiera dell’Università

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Google prova a sostituire le lauree con corsi accademici semestrali

Google Career Certificates o meglio la nuova frontiera che collegherà nella maniera più immediata possibile lo studente al mondo del lavoro. È la nuova laurea progettata da Google che consentirà ai suoi studenti di frequentare corsi intensivi online di 6 mesi che garantiranno però la stessa validità di una laurea. Al termine Google provvederà a una verifica – controllata e controllabile – delle conoscenze acquisite.

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Con la sua “Università telematica”, Google garantirà agli iscritti non solo la competenza nelle professioni del mondo digitale, ma anche un costo irrisorio (300 dollari), considerando che Big G metterà anche a disposizione, per gli studenti in difficoltà, la possibilità di una borsa di studio. Oltre ciò, metterà in contatto gli studenti con collaboratori come Walmart, Best Buy, Intel, Bank of America e Hulu, per offrire supporto nella ricerca di lavoro.
Questi percorsi di formazione, che permetteranno allo studente laureato di entrare immediatamente nel mondo del lavoro ad alti livelli, rilasciano certificazioni nelle seguenti specializzazioni: Analista dati, Responsabile di progetto, UX designer, Specialista del supporto IT.

Si tratta di figure professionali richieste e ben retribuite: lo stipendio medio annuo di questi professionisti delle tecnologie informatiche si aggira sui 55 mila dollari. I corsi saranno certamente più economici e più brevi dei classici corsi universitari del settore, con i quali entrano, dunque, in concorrenza diretta.
Inoltre, i partecipanti avranno l’opportunità di effettuare apprendistato direttamente in Google oppure di entrare in contatto con altre potenziali imprese, dove poter trovare lavoro.

D’altronde, il lavoro del futuro ha bisogno di competenze digitali di alto e medio livello che questa “nuova generazione di studenti” con una connessione ad Internet, poche centinaia di dollari e sei mesi di studio potrebbe, facilmente e rapidamente, acquisire.
La mossa del colosso mondiale di Internet, mira a svecchiare quelli che sono i sistemi tradizionali dell’istruzione che non solo immettono gli studenti in corsi formativi lunghi, ma anche con costi a volte esorbitanti, ponendosi dunque come valida alternativa, soprattutto in conseguenza alla pandemia ed ai sistemi digitali utilizzati nell’arco di questo preciso momento storico che danno dunque una svolta alla “rivoluzione digitale” anche nel campo dell’istruzione.

Ma il pensiero in merito a questa nuova iniziativa di Google si divide in due filoni: un primo nel quale si racchiude tutto lo scetticismo di chi pensa che queste lauree possano essere considerate “di serie B”, in quanto non si pensa sia possibile un corso così ampiamente nozionistico in così poco tempo; un secondo che chiama in causa le Università le quali sono molto preoccupate che l’iniziativa possa condurre a una graduale estinzione delle Facoltà.

Sull’argomento si è espresso il vicepresidente senior per gli affari globali di Google Kent Walker affermando: «Questo rappresenta una sfida per molte persone in cerca di lavoro e per sostenere la crescita futura. I nostri nuovi corsi si basano su programmi già esistenti in azienda per specializzare le persone senza laurea che lavorano nel supporto IT.
Dal 2018, queste certificazioni sono diventate molto popolari e abbiamo aiutato migliaia di persone a trovare un nuovo lavoro o a migliorare i propri guadagni.
L’università è fuori dalla portata di molti americani.

Abbiamo bisogno di soluzioni nuove e accessibili, come nuovi programmi professionali potenziati o l’istruzione online per aiutare l’America, e non solo, a riprendersi e ricostruirsi».
La notizia di questi nuovi corsi istituiti da Google, che potrebbero dunque dare un grande e concreto apporto al sistema universitario mondiale, ha suscitato un’enorme attenzione da parte delle Università.
Queste ultime potrebbero, in vista di ciò, garantire ai loro studenti un maggiore supporto riorganizzando i loro percorsi formativi: con una durata più breve, corsi meno costosi e con una maggiore attenzione nella ricerca del lavoro.
Soprattutto in vista ai dati mondiali che fanno ancora molto discutere: una disoccupazione giovanile che raggiunge il 30%.

di Luisa Del Prete

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N° 219 – LUGLIO 2021

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