Castel Voltruno, set cinematografico a cielo aperto

Polemiche sulle riprese a Pinetamare di Gomorra – La Serie

Salvatore Esposito: «Bisogna distinguere il cinema dalla realtà. Gomorra racconta il male. Il potere pedagogico spetta a Stato, scuola e famiglie»

 

Il successo del cinema e della televisione è legato al talento degli interpreti, alle idee degli autori e soprattutto ai risultati che consegue una produzione. Quanto bene sia riuscito un film o una serie tv si valuta in base all’economia che gira intorno allo spettacolo. Più è di successo e più si vende.

La più vista e venduta fiction televisiva in Italia, ispirata all’omonimo romanzo di Roberto Saviano, è la discussa Gomorra – La Serie, prodotta da Sky, Cattleya e Fandango con la collaborazione di LA7 e Beta Film, capace di spaccare in due (chi per la messa in onda è a favore e chi no) l’opinione pubblica. La prima stagione ha registrato un successo mondiale, tanto da essere venduta in oltre 115 Paesi. Un’arte drammatica internazionalizzata che parla del fenomeno camorristico, nato a Napoli ma ramificato in ogni dove di questo mondo.

Si sono sollevate numerose polemiche per quanto riguarda le riprese della serie in terre in cui la camorra ha dominato o dove la sua presenza è ancora tangibile, o quantomeno latente. Quanto Gomorra – La Serie possa martoriare ulteriormente l’immagine di questi territori è il principio per il quale oggi si innescano discussioni senza punti d’incontro.

Dal canto della produzione, nella persona di Salvatore Esposito, che interpreta uno dei protagonisti della serie, Gennaro Savastano, «è sbagliato attribuire un valore pedagogico al cinema, ancor più se lo si vuol fare con Gomorra. Questo dovere istruttivo spetta a Stato, scuola e famiglia e semmai un bambino trovi l’ispirazione in quanto accade nella serie è un bambino che sta male a priori, che non ha una famiglia forte alle spalle capace di supportarlo ed istruirlo». Abbiamo intervistato in esclusiva Esposito durante le riprese di una scena girata a Pinetamare lo scorso mese. «Gomorra racconta il male – ci dice – La serie non lede l’immagine di questi territori ma narra un problema che realmente esiste e dietro il quale non ci si può nascondere. Dall’estero nessuno si esprime male su Napoli e la Campania ma apprezzano esclusivamente il nostro lavoro artistico. Il problema è che in Italia si vuole dare una lettura provinciale ed ignorante al cinema». L’attore pone l’accento anche sulla questione di quanto Gomorra possa essere motivo di pubblicità per molti: «Credo che chiunque utilizzi il termine “Gomorra” lo faccia solo ed esclusivamente per fini pubblicitari, visto che ormai si sentono tutti in diritto di essere e diventare paladini della giustizia senza mia fare nulla». «La Cattleya e Sky – conclude – portano soldi e lavoro, avendo investito circa 20 milioni di euro sul territorio».

Chi non ha bisogno di pubblicità e si è espressa negativamente sulla serie tv, nonostante conosca bene Roberto Saviano, è Rosaria Capacchione, giornalista anticamorra sotto scorta e membro della Commissione parlamentare antimafia, la quale ha definito la natura di Gomorra “stupida, volgare, che induce all’emulazione dei gesti, dei modi, del linguaggio e dell’abbigliamento”. Una voce autorevole (tra le tante) in un coro di disappunto per la proiezione della fiction. A lamentarsi di Saviano è anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris il quale ha affermato: «Vorrei che oltre a denunciare le cose che non vanno e la criminalità mettesse in evidenza anche il bello del nostro territorio. Questa mancanza è frutto della letteratura unilaterale di Saviano. Se non racconti l’anticamorra dei fatti dai ossigeno solo a chi pensa che non ci saranno più speranze e Napoli è irrecuperabile. Invece non è così». L’autore di Gomorra ha ribattuto freddamente: «L’invito a parlare di altro, non di camorra ma delle bellezze di Napoli, nasconde la pericolosa illusione che il silenzio possa aiutarci. Ma è all’ombra, e in silenzio, che cresce invece l’Italia criminale, mentre siamo lì a dirci che bisogna parlar bene dell’Italia e degli italiani». 

Una delle scene che vedremo in Gomorra 2 sarà ambientata a Castel Volturno ma, come da protocolli firmati, non sarà citata la suddetta città. A fare chiarezza in merito alle autorizzazioni garantite a girare a Pinetamare ci pensa il Sindaco Dimitri Russo, il quale ci dice: «La produzione mi disse che avrebbero girato una scena a Castel Volturno, utilizzando un’area privata, non di mia competenza, e che Castel Volturno non si sarebbe identificata in alcun modo». Molti sindaci di altre città in provincia di Napoli hanno rifiutato di far girare le scene sul proprio territorio. E Russo, come si sarebbe mosso se avesse dovuto scegliere? «Per quanto riguarda le riprese non sono contrario a girarle su suolo pubblico ma avrei eventualmente preteso di capire la scena di cosa trattasse e se la stessa fosse denigratoria o meno per Castel Volturno».

 

RaffaeleCortile

 

Castel Volturno può essere considerato un vero e proprio set cinematografico a cielo aperto dove serie tv come Gomorra cercano luoghi di degrado come il Parco Saraceno, ed altre, invece, come il film “Vita Cuore Battito” degli Arteteca (Made in Sud) e di Luigi Amatucci “Caina”, al cinema il prossimo Natale e la primavera 2016, rispettivamente rappresentano la pineta di Pinetamare come Formentera e la spiaggia del lungomare castellano come Tunisi. Raffaele Cortile, membro dell’Associazione Villaggi Globali e location manager, ci racconta di «un gruppo di lavoro che si sta formalizzando sul territorio così professionale da indurre le produzioni a venire qui a Castel Volturno non solo per le location naturali ma anche per le condizioni e i referenti di lavoro che operano qui».

L’impressione è che Pinetamare, e più in generale Castel Volturno, voglia puntare molto sulla cinematografia italiana, sfruttando le condizioni naturali che qui sono agevoli ed economiche per chiunque. In tal senso, l’amministrazione potrebbe avere la prontezza di creare un ente di riferimento, o quantomeno un provvedimento che si occupi dei rapporti con le produzioni impegnate nel cinema e nella tv intenzionate a sfruttare l’immagine di Castel Volturno. Inoltre, solo eliminando l’oggettivo degrado sociale, che mortifica principalmente lo Stato centrale che non interviene, e rende ideale il set cinematografico naturale per le fiction come Gomorra o altre dello stesso genere, non interessate a parlare o filmare il “cambiamento” in atto, i riflettori si spegneranno.

di Fabio Corsaro

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai… Per aspera ad astra!