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Global Strike for Future: II° edizione dello Sciopero Globale

Sono più di 110 le nazioni che hanno aderito al secondo Global Strike for Future del 24 maggio indetto da Greta Thunberg, l’ambientalista svedese ormai nota in tutto il mondo.

L’Italia, con quasi 130 città ad accogliere l’appello, è uno tra i Paesi più attivi.

Solo a Napoli sono migliaia i manifestanti che, partiti da piazza Garibaldi con un corteo conclusosi al Municipio, hanno adottato azioni simboliche per ribadire le rivendicazioni del movimento Fridays for Future.

In particolare, i manifestanti napoletani hanno voluto dimostrare solidarietà ai lavoratori del porto di via Marina, uno dei poli più inquinati e inquinanti della città, che solo il giorno precedente era rimasto bloccato da uno sciopero durato 24 ore.

Un gruppo di attivisti, con il nome di Green Block, ha poi deciso di occupare gli uffici dell’Enel, come accaduto pochi giorni prima a Milano.

«Nonostante le sue continue campagne di greenwashing, l’Enel è una delle aziende più inquinanti sul nostro territorio» ci spiega Emanuela, attivista del collettivo studentesco KAOS.

«Ha danneggiato irrimediabilmente le aree occupate dalle sue raffinerie. Deve pagare subito per la riconversione ambientale di quei territori».

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Ma le responsabilità individuate dai manifestanti non vanno attribuite soltanto alle aziende inquinanti.

In piazza sono presenti cartelloni con i simboli della maggioranza dei partiti nazionali, accompagnati dalla scritta “colpevoli di cambiamento climatico”, dai quali, a due giorni dalle europee, i militanti si smarcano totalmente.

Di cosa accusassero questi partiti, lo abbiamo domandato a Gianmarco, membro dell’Unione degli Studenti: «Cercano di strumentalizzare questo movimento ma quando hanno avuto l’opportunità di contrastare la devastazione ambientale non hanno mai preso delle posizioni concrete.

Vanno nella direzione opposta alla nostra e portano avanti politiche neoliberiste. Noi crediamo invece in un’economia circolare che metta al centro l’uomo e l’ambiente, non il guadagno.

La giustizia ambientale – conclude – è necessariamente connessa a quella sociale».

A sfilare in testa al corteo c’è anche Monica Capo, insegnante fondatrice di Fridays for Future Napoli e di Teachers for Future.

Quest’ultimo movimento di docenti ha appena lanciato un appello in cui incita tutte le scuole italiane a dichiarare l’emergenza climatica, i sindacati ad appoggiare lo sciopero e i dirigenti ad autorizzare la partecipazione al corteo. «La scuola – ci spiega – non può farsi portatrice di un messaggio subdolo.

Non ha senso far studiare educazione ambientale se poi i ragazzi vengono mandati a fare alternanza scuola-lavoro all’Eni. I professori devono insegnare la verità, cioè che questo sistema capitalista è fallito».

Gli insegnanti come gli studenti sono inoltre consapevoli che a livello politico, nonostante i consensi ricevuti, non si sta muovendo nulla.

«Mentre noi ci riversavamo nelle piazze di tutta Italia il ministro Costa in Europarlamento decideva di non firmare per la decarbonizzazione. Non abbiamo più fiducia in una risposta reale da parte del governo» afferma ancora Gianmarco.

Il corteo si è poi sciolto davanti a Palazzo San Giacomo dove gli attivisti, esponendo uno striscione da un balcone, hanno dichiarato ufficialmente l’emergenza climatica.
Ma la lotta ambientale non si ferma qui. Il movimento ha già in programma una mobilitazione Europea ad Aquisgrana, il 21 giugno, e un’intera settimana di Strike a partire dal 20 settembre.

In occasione di questo terzo sciopero globale gli attivisti non si limiteranno a protestare contro le attività climalteranti ma si adopereranno nel produrre un esempio alternativo a questo modello di sviluppo che, sostengono, ha prodotto soltanto catastrofe.

di Marianna Donadio
Foto di Camilla Isoldo

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°194
GIUGNO 2019

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