Gli uomini vestono le donne, il patriarcato della moda

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La moda è per tuttiça va sans direEppure, nonostante si rivolga ad un pubblico ampio e genderless, ai suoi vertici manca un’equilibrata parità di genere. A tirare le redini nella scena creativa è prevalentemente il sesso maschile, soprattutto se la direzione è a capo dell’abbigliamento femminile.

Spuò affermare, senza alcun problema, che le donne vengono letteralmente vestite dagli uominiQuale è il motivo di tale prevalenza? Di certo non concerne il grado di competenza. Le donne sono qualificate quanto gli uomini ma si fatica a riconoscerlo e ad oggi, nel 2021, è ancora difficile concretizzare l’assoluta uguaglianza di genere.

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L’occhio dell’uomo è forse più critico e attento a creare abiti desiderabili mentre la donna è portata a realizzare capi semplici e che di fatto indosserebbe? È una motivazione con un fondo di pseudo validità ma che non reggeOra il riciclo degli stilisti è un fatto assai noto, per svecchiare il marchio e donargli una ventata d’aria fresca si necessita di un cambio di direzione. In questo caso, si tratta della conduzione creativa e può verificarsi che il lavoro del designer in carica si riveli incongruente con l’immagine della casa di moda, motivo per cui si arriva ad una rottura collaborativa e segue un cambio di guida. Insomma, c’è stilista che va e stilista che viene. Nell’ultimo anno e poco più si è concretizzata la netta prova di una preferenza virile.

A ciascuno il suo e nella lista degli ultimi prescelti a dirigere il panorama stilistico ricordiamoPieter Mulier, chiamato per la direzione artistica della maison Alaia dopo due anni di fermo; poi la scelta di Fausto Puglisi per Roberto Cavalli e più recente è la nomina dell’enfant prodige Charles de Vilmorin per Rochas. Meno attuale ma ugualmente impattante in termini di feedback è la posizione di Kim Jones da Fendi. Il suo arrivo ha distolto lo sguardo da un fattore di non poco conto. Aldilà del suo debutto alla Haute Couture SS 2021 e delle impressioni che ne sono scaturite, la scelta e l’effettiva carica dello stilista inglese lasciano in penombra la presenza di chi lo ha preceduto e no, in questo caso, non si tratta del Kaiser della moda signor Karl Lagerfeld.

Quando nel febbraio del 2019 venne a mancare il noto stilista tedesco, a farsi carico della gestione della collezione donna fu Silvia Venturini Fendi, che già ricopriva il medesimo ruolo ma per la linea uomo. Una creatività doppia terminata con il reclutamento di Jones per il comparto femminile, così Venturini è ritornata alla carica precedente. Un soppiantamento prevedibile ma pur sempre radicale e nefasto dal punto di vista delle pari opportunità. Seppur rivoluzionaria, libera e anticonformista, la moda è infettata dal gene umano con il fattore sociologico del patriarcato. Per abolirlo e ottenere uguaglianza bisogna divulgare messaggi potenti come quelli che Maria Grazia Chiuri trasmette tramite le sue collezioni per Dior. Prima stilista donna a capo di una maison che ha visto il passaggio di soli uomini a decretarne le sorti. La sua propensione al femminismo è sempre stata forte e lo ha dimostrato in più di una sfilata. Ha reso iconico uno slogan che tutti dovremmo tenere ben in mente e renderlo un sano stile di vita. Su semplici t-shirt bianche, sulla passerella Spring Summer 2017, sfila la citazione We should all be feminist” ovvero “dovremmo tutti essere femministi.

Si tratta dal discorso che Chimamanda Ngozi Adichie, attivista femminista, tenne al TEDxEuston nel 2012, dichiarando quanto sia uomini che donne dovrebbero impegnarsi per vivere in un mondo più equo e invogliando le donne a non dedicare la propria esistenza interamente agli uomini ma a desiderare e a realizzare una propria vita professionale. Il termine stesso fa riferimento ai diritti umani e ai diritti di genere. La moda è femminista o meglio riesce ad esserlo quando chi la rappresenta lo è a sua volta. È ciò che dovrebbero tener presenti le commissioni di selezione quindi, piani alti non dimentichiamo le donne, sono fonte inesauribile di novità, problem solving e irrimediabili capacità.

di Chiara Del Prete

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