Gli Oreo creano dipendenza?

Oreo

Il 15 marzo è il giorno in cui, a Marcianise, nell’aula magna del Liceo Scientifico “Federico Quercia”, diretto dal prof. Diamante Marotta, si è tenuto il seminario “Sport, Ambiente, Salute e Alimentazione in sicurezza”. Noi studenti “Ambasciatori della Salute”, della classe 3ª G di questa scuola, capofila della rete Campana del Polo scientifico internazionale Giovan Giacomo Giordano, richiediamo materiale proveniente dalla ricerca scientifica. La richiesta è correlata alla presenza, nel seminario, della dott.ssa Patrizia Maiorano, fisiatra, collaboratrice del Dott. De Nicola, specialista in riabilitazione neurologica, ortopedica e nel recupero funzionale degli atleti che relazionerà su: “Il sistema nervoso tra movimento ed emozioni”. L’approccio che sta alla base del Polo scientifico, che vede noi studenti protagonisti nello “aiutare le persone ad accedere, capire e trarre beneficio dalle scoperte scientifiche della Salute”, trova conferma nei documenti europei attinenti alle “Scuole che Promuovono Salute” (IIIª Conferenza Europea del 2009 di Vilnius, Linee guida IUHPE 2011, IVª Conferenza Europea/ Dichiarazione di Odense del 2013), sviluppati dal Network europeo School for Health in Europe –SHE (WHO Collaborating Centre for School Health Promotion). Il materiale di studio e approfondimento è fornito dal prof. Antonio Giordano, in questo caso, un articolo di Newswise, dal quale abbiamo estrapolato le considerazioni che potrete leggere qui di seguito.

In uno studio progettato dal Connecticut College, autorizzato dalla FDA (Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali del governo americano che si occupa di regolamentare i prodotti che vengono immessi in commercio, dagli alimenti fino ai farmaci etici) degli Stati Uniti, per far luce sulla potenziale dipendenza dagli alimenti ad alto contenuto di grassi/zuccheri, il prof. Joseph Schroeder e i suoi studenti hanno rilevato, grazie ai ratti da laboratorio, che mangiare questi biscotti attivava più neuroni nel “centro del piacere” del cervello (circuito celebrale che si attiva quando riceviamo degli stimoli che ci fanno provare piacere) rispetto all’esposizione a droghe d’abuso.

Tale scoperta è stata di seguito portata a termine utilizzando l’immunoistochimica (analizza cellule o sezioni di tessuto prelevate dal paziente, colorandole, per identificare le cellule tumorali). Hanno testato ciò mettendo in relazione gli effetti neurologici che tali alimenti provocano sulle cavie, stimolando il cervello allo stesso modo. Sembra che mangiare Oreo oppure iniettarsi dosi di cocaina o morfina produca gli stessi effetti. Questa ricerca è stata sperimentata inserendo le cavie in un labirinto, alle cui estremità hanno posto Oreo e torte di riso. Hanno poi misurato quanto tempo i ratti avrebbero scelto di rimanere dal lato dove venivano nutriti dai “biscotti preferiti dagli Americani”. Successivamente hanno comparato i risultati del test degli Oreo e della torta di riso con quelli del test di iniezione delle droghe.

Dal confronto è emerso che i ratti preferiscono gli Oreo anziché le droghe e, per una ulteriore conferma, hanno proseguito con un esame immunoistochimico, misurando l’espressione della proteina c-Fos (un marker di attivazione neuronale), da cui è stato scoperto che gli Oreo attivano più neuroni della cocaina o della morfina. La ricerca, va precisato, è stata condotta anche da una neuroscienziata, Jamie Honohan, la quale asserisce che tale problema rappresenti un rischio ancora maggiore delle droghe, a causa della loro accessibilità e convenienza. Le conclusioni dello studio, scrive il team di Schroeder, «suggeriscono che i cibi ricchi di grassi/zuccheri e le sostanze stupefacenti innescano simili meccanismi di assuefazione e danno supporto all’ipotesi che le cattive abitudini alimentari che portano all’obesità possono essere paragonate alla dipendenza da droghe».

Degli Studenti della classe 3ª G del Liceo Scientifico “Federico Quercia” di Marcianise

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