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Dall’anno scorso cresce anche il prelievo erariale dello 0,50% su slot di tipo Awp (quelle che normalmente si trovano in bar e tabaccherie) e Vlt (le videolottery più “avanzate” delle sale slot, dove si fanno giocate più alte) che, stando alle stime, nel corso del 2019 ha fruttato all’Erario quasi 240 milioni di euro in più.

Anche per le schedine sono diverse le strade con cui il premio finale cala rispetto alle cifre promesse. Innanzitutto, la “tassa sulla fortuna” decurta tutti i premi significativi, a prescindere dall’importo del biglietto: portata dal 6 al 12% (all’8%, invece, per il Lotto) nel 2017, dal 2020 arriverà al 20% sulle vincite superiori a 500 euro per le schedine e al 20% sulle vincite superiori a 200 euro per le Vlt.

Oltre alle tasse – che non necessariamente fungeranno da deterrente, ma sicuramente impoveriranno i giocatori – le ultime iniziative per disincentivare la ludopatia riguardano le norme contenute nel Decreto dignità sotto forma di divieti di pubblicità a giochi e scommesse, con sanzioni del 5% del valore del contratto di sponsorizzazione e da 100mila a 500mila euro in caso di violazione del divieto durante spettacoli dedicati ai minori.

Peccato che questo non valga per le lotterie con estrazione in differita e che le linee guida dell’Agcom abbiano sottolineato diversi casi di deroga a quei divieti, per esempio per i contratti già stipulati. Inoltre non vengono considerate pubblicità le informazioni fornite riguardo a quote, jackpot, probabilità di vincita, puntate minime ed eventuali bonus. I provvedimenti per disincentivare il gioco, quindi, non sembrano destinati a essere incisivi, se si considera anche che le società di scommesse possono essere indicizzate gratuitamente sui motori di ricerca. Rimangono altri dubbi sull’efficacia del decreto, per esempio su chi sia responsabile nel far rispettare i divieti, su alcune sovrapposizioni con le norme preesistenti e sulla difficoltà di stabilire chi ha infranto la normativa. Gli aumenti delle tasse non solo non sono una vera iniziativa anti-azzardo, ma oltre a non fare nulla per la dipendenza dei giocatori riescono anche ad aumentare quella delle finanze pubbliche, che con le ultime normative si aspettano guadagni aggiuntivi per circa 300 milioni di euro.

La dismissione delle slot Awp di vecchia generazione, da sostituire con le nuove Awp-R in grado di favorire verifiche come l’età del giocatore, è stata rimandata di un anno, come già accaduto a fine 2018.

Sono congelate anche misure come l’introduzione di alcune blande misure di controllo (come la verifica dell’età tramite tessera sanitaria) e di dissuasione (l’introduzione, presso i terminali, di alert sul rischio di ludopatia) e l’intensificazione dei controlli sulle slot illegali. Resta da chiedersi se allo Stato convenga davvero mantenere vivo il gioco d’azzardo. Le previsioni del 2018 erano di raccogliere complessivamente 23,6 miliardi di euro nel corso del 2019. Con l’approvazione e l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2020, le entrate statali dovrebbero crescere di altri 300 milioni. Non bisogna cedere all’illusione che l’intera cifra significhi un guadagno per lo Stato. Innanzitutto ci sono i costi sociali delle cure mediche per le ludopatie e la diminuzione della capacità lavorativa di chi sviluppa una dipendenza, spesso aggravata da debiti e ricatti degli usurai. I ludopatici diventano le vittime più evidenti di un circolo vizioso dove lo Stato si trova a usare proprio parte dei ricavi del gioco d’azzardo per arginare una patologia sempre più diffusa, ma ancora sottovalutata, come dimostrano le poche persone in cura. A fronte di 23 miliardi di entrate, le amministrazioni si trovano a spenderne anche 5 o 6 miliardi di euro l’anno per fronteggiare i costi sociali di questa emergenza. Una cifra che sarebbe molto più alta se si decidesse di fornire assistenza alle oltre quattro milioni di persone a rischio in Italia.

Questo, e non i guadagni del gioco d’azzardo, dovrebbe essere il primo bilancio a preoccupare i governi italiani. Resta da chiedersi se allo Stato convenga davvero mantenere vivo il gioco d’azzardo.

di Nicola Dario

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