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Gli italiani e lo sport, due mondi lontani: solo una persona su quattro lo pratica

Cristina Siciliano 13/11/2022
Updated 2022/11/13 at 4:48 PM
5 Minuti per la lettura

Italiani e sport: giovani e adulti sono ormai in pantofole. Oggi meno di una persona su quattro fa sport con continuità. Certo, siamo ancora pericolosamente statici – le donne più degli uomini, gli adulti più degli adolescenti– se oltre la metà degli italiani non si preoccupa di concedersi nemmeno un po’ di esercizio fisico. “Non ho tempo”, questa una classica scusa. O peggio: “Non sono motivato”. La fotografia di un Paese ancora fiacco. Più esposto a problemi di salute: prevenirli resta infatti il motivo principale per cui si fa attività fisica, oltre a volersi sentire più in forma.

Secondo un’indagine sono 20 milioni coloro che non praticano né attività motoria né sportiva, che si traducono in costi economici annuali di oltre 12 miliardi di euro, pari all’8,9% della spesa sanitaria. Non a caso nei giovani i dati diventano ancora più allarmanti, con un calo, nel 2021, della pratica sportiva fino al 55%. E così gli italiani diventano meno sportivi e più pigri.

Ciò è quanto emerge da un’analisi presentata dall’ISTAT dove solo il 23% degli italiani pratica sport con continuità, contro un 33 di scalda poltrone affiancato dal 40 che ogni tanto si muove.

La pandemia ha sicuramente interagito con i ragazzi che ora, al campo di calcetto e alla piscina, preferiscono il divano di casa. Mentre, coloro che, da piccini praticano con passione un’attività sportiva, alla soglia dei 12-13 anni, la abbandonano. Sembrerebbe quindi che gli italiani, giovani e adulti, in campo, si divertano sempre meno.

Tra le varie motivazioni vi è anche il timore della competizione e la sensazione di non essere all’altezza. Mentre c’è anche chi è costretto ad abbandonare uno sport per il troppo carico di compiti.  

Gli italiani e lo sport: le conseguenze dell’inattività fisica

È pur vero che secondo l’Istat il 70% dei bambini si dedica a qualche disciplina ma, quando poi crescono e vanno alle scuole superiori, mollano. Gettano la spugna per paura, insicurezza o reale impossibilità. Non è certo la scelta più giusta per la loro salute perché il movimento resta la migliore medicina per il corpo e per la mente. Soprattutto ora, dopo anni di privazioni, lo sport potrebbe rappresentare una vera occasione di rinascita.

Tra sport e autostima la relazione è molto stretta. L’attività fisica è la fonte di benessere mentale e a seconda dell’intensità impatta positivamente su alcuni disturbi, alleviando anche la pesantezza del lavoro d’ufficio o di una giornata di studio. Mentre, l’inattività fisica può ridurre l’efficienza muscolo-scheletrica, causare deficit al sistema immunitario, incidere sull’apparato cardio-vascolare e respiratorio ed aumentare il rischio di depressione ed ansia.

I dati

Come ribadito più volte, l’emergenza sanitaria ha condizionato molti stili di vita e di conseguenza anche i comportamenti degli italiani legati allo sport. A cambiare sono state le modalità con cui la pratica sportiva è stata svolta, spesso in modo non strutturato: è calata la quota dei praticanti che hanno fatto sport in luoghi a pagamento, che hanno preso lezioni o che non hanno pagato una retta. L’impatto economico è stato del resto molto forte: nel 2021 solo il 12,7% delle famiglie residenti in Italia (3 milioni 300 mila) ha sostenuto spese per attività sportive (erano il 22,9% nel 2019); sempre nel 2021, il 2,3% (600 mila famiglie) ha sostenuto spese per articoli sportivi, contro il 3,1% nel 2019.

Sono, peraltro, le famiglie giovani e numerose a sostenere di più le spese per l’attività sportiva. Occorrerà monitorare la pratica sportiva di bambini e ragazzi, anche per le ricadute negative sotto il profilo fisico, psichico, razionale. Infatti, nel 2021, i dati evidenziano un calo della pratica sportiva continuativa tra i più giovani e un aumento della loro sedentarietà; dove, l’attuale congiuntura economica potrebbe ridurre ancor di più la pratica sportiva delle famiglie con minori risorse economiche.

Perché, superato il Covid-19, la crisi climatica starà ancora lì ad aspettarci, così come l’inquinamento atmosferico, ma resteranno soprattutto gli effetti negativi della sedentarietà sulla salute fisica e mentale degli italiani. Or dunque, è necessario ripensare allo sport con uno sguardo del tutto trasversale e interdisciplinare, con la speranza che tra un paio di anni il divano d’Italia potrà essere un po’ meno affollato.

 

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