Gli alberi sono la VITA, di un pianeta malato, difendiamolo da ieri, domani sarà troppo tardi!

In questi giorni malgrado i silenzi di tutti i governi e le forze politiche più rappresentative del mondo sul Global Warming, in tanti stati si scontrano posizioni opposte e spesso contraddittorie.

E’ il caso, per esempio, della Cina e dell’Australia. Entrambe hanno utilizzato per decenni una politica energetica a base di carbone diventando due delle nazioni più inquinanti del mondo (insieme a India e Usa) ma stanno pagando un prezzo pesante con i cambiamenti climatici.
Entrambe hanno un potente processo di desertificazione in atto in vaste parti del loro territorio che si sposa con imponenti problemi di dissesto idrogeologico dovuti alle piogge violente e concentrate oltre che, per la Cina, per una dissennata politica di dighe che hanno semplicemente distrutto ecosistemi millenari.
Risultato per l’Australia una stagione estiva attuale prima a 50 gradi per tanti mesi e ora di disastrose inondazioni
Per la Cina un inquinamento pesante delle maggiori città con ripercussioni importanti sulla salute media oltre che tornadi distruttivi  e penuria d’acqua in aumento.
Entrambe, pur senza rinunciare come dovrebbero al carbone per produrre energia, hanno deciso di produrre una potente riforestazione su migliaia di km 2 per combattere il riscaldamento climatico .
Non è sbagliato dato che il rimboschimento è lo strumento più economico e potente ,coadiuvato da molti studi scientifici, per combattere il Global Warming.
Il problema è che un albero per dare un contributo importante in assorbimento di co2 e in rilascio di ossigeno ha bisogno almeno di 10 anni di crescita.( privo o quasi di potature che ne delimitino la crescita)
E dato che il famoso mezzo grado in più noi lo raggiungeremo mediamente tra 11 anni, capirete che bisognerà farlo SUBITO. Cioè da domani.
L’Australia ha deciso di piantare un MILIARDO di alberi sul suo continente entro il 2050.
Entro il 2030 conta di assorbire così 18 milioni di gas serra con le sue foreste e quindi di essere in linea per onorare l’accordo di Parigi 2015 per contenere l’aumento medio delle temperature entro 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali.
L’Australia produce oggi 500 milioni anno di tonnellate di gas serra in eccesso.
L’obiettivo di Parigi prevedeva un taglio di queste emissioni di almeno il 28% entro il 2030.
Peccato che il paese è fortemente dipendente dal carbone (per il 60% della sua produzione),da qui questa decisione di riforestare.
Soluzione, meglio ripeterlo, non in linea con quanto richiesto da IPCC (che chiede a tutti i paesi di ELIMINARE le centrali a carbone entro la metà del secolo)
Però questa decisione è importante perché, pur essendo fortemente contraddittoria con la politica industriale, dimostra che la riforestazione massiva è una risposta immediata da attuare in tutto il mondo immediatamente
Mettendo a sistema un sistema di gestione (oggi inesistente) economico e finanziario industriale nella sua organizzazione che vede l’albero come un mezzo STRUTTURALE per produrre ossigeno, captare anidride carbonica, assorbire polveri sottili, ridurre le bolle di calore estive e contrastare il dissesto idrogeologico.
Sopratutto nelle metropoli, ma ovviamente non solo.
Tutto questo porterebbe ad un aumento sostanziale dell’occupazione formata  nel settore, oltre che di ricavi, da un sistema industriale per eliminare gli stralci( ovviamente enormi) prodotti in energia bio.
Oltre  che in una messa a sistema seria di sistemi di controllo satellitari ,prevenzione e spegnimento degli incendi boschivi, che saranno  sempre più probabili e violenti con il riscaldamento globale.
Per fare questo ci vuole che le macchine comunali, regionali e statali spostino gli alberi da una configurazione burocratica attuale di “ arredo urbano” a una configurazione giuridica chiara che ne riconosca il valore di beni pubblici essenziali per produzione di ossigeno e riduzione di co2.
In Italia oggi siamo all’anno 0.

Anzi più in basso se possibile, visto come trattiamo il nostro patrimonio arboreo cittadino e forestale.

Lo dovremmo fare SUBITO.
Dovremmo partire domani.

di Roberto Braibanti