Giuseppe Conte: l’uomo della crisi

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“- Gigi.
– Sì, Mattè.
– Se mi dai l’Interno, ti lascio Lavoro e Premier.
– Mattè il Premier è nostro per diritto.
– Ti ricordo che noi siamo all’1% in più…
– In tre contro uno.
– Ma c’entra, figa!
– C’entra, c’entra…farò finta di accontentarmi.
– Però come Premier ci serve uno affidabile, opaco, di bella presenza ma manovrabile.
Nu suggett’.
Un pirla.
– E vabbuò mi lasci il Premier e poi lo vuoi a cazzi tuoi?
– …
– Che ne dici di Conte, Giuseppe Conte?
– Chi?
– Esatto”.

Dev’essere andata così. Non ne sono sicuro, ma almeno nella mia testa il vertice tra Di Maio e Salvini è andato così. E io ve lo racconto così come l’ho immaginato. Perché se una volta si diceva che il “privato” è politico, adesso il politico è sui social. E a me non resta che raccontare il privato.

«Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione», Mattarella sorride nervoso, Conte sfodera la stilografica – una Parker? – che conserva nel taschino. Poi va verso il Presidente, gli stringe la mano e serra le labbra con imbarazzo. Avete presente quando incontrate qualcuno e il vostro cervello non riesce a decidere se salutare o filare via liscio, e viene fuori quella faccia strana, che non saprei definire con altri termini al di fuori di strana? Ecco. Conte fa così. Ha un naso incredibilmente preciso e limato. Sembra sia fatto di legno. Pinocchio Primo Ministro dello Stato italiano, con il Gatto e la Volpe pronti a giocargli brutti tiri. Bruttissimi.
È il 4 giugno 2018. Giuseppe Conte passa un anno infernale. In un Paese dove di solito si dice “forse” i suoi mancati “sì” e “no” lo rendono interprete perfetto del ruolo che gli è stato assegnato. Ma, c’è sempre un ma, parlare con i capi di stato europei è compito suo. Salvini fa vedere i muscoli, Di Maio…Di Maio? Dov’è finito Di Maio? e Conte si prende gli insulti dell’UE. Lega e Cinque Stelle si scagliano contro l’euro. La questione Savona, lo spread si alza e si tira avanti, tra bassi e bassi, fino all’estate. In quel periodo Salvini ha un moto d’orgoglio. Giorgetti e Savoini gli consigliano di capitalizzare i consensi provenienti dal Decreto Sicurezza e dalla chiusura dei porti. Di Maio nel frattempo sta ancora festeggiando l’abolizione della povertà e non si accorge di niente.

L’Italia ha bisogno di un eroe, ne ha bisogno al più presto. Chi metterà mantello e mutande sui pantaloni, fregiandosi del tricolore? Chi zittirà una volta per tutte il leghista gradasso? Giuseppe Conte. Chi l’avrebbe mai detto. Non l’eroe che ci meritiamo, ma quello di cui abbiamo bisogno.

Davanti al Senato riunito per l’occasione, Giuseppe Conte si alza e, per la prima volta, parla. Non che prima fosse stato zitto, ma adesso si vede che il discorso l’ha scritto da solo. L’avvocato più di Cicerone, ricorda Bud Spencer: SLAP BANG SLAP SLAP BANG schiaffoni che volano dritti in faccia a Salvini. Il (ex) Ministro dell’Interno ne esce distrutto. Cade il Governo gialloverde, nasce il governo giallorosso guidato da una sorta di pentapartito. Craxi applaude dalla tomba. Conte, con il discorso al Senato, si è guadagnato la leadership del suo partito per acclamazione popolare. Di Maio è relegato agli Esteri. La fine indegna di un politico indegno. Sembra che la pace e la prosperità siano pronti a tornare nel Belpaese. Tuttavia uno spettro si aggira per la Cina e dalla Cina arriva in Europa e poi colpisce le Americhe e poi il mondo intero e poi che al mercato mio padre comprò.
Il burattino, il trasparente, il politico di cui si faceva fatica a ricordare l’esistenza, è chiamato a trascinare la Nazione fuori da un’emergenza sanitaria di proporzione catastrofiche. Il coronavirus. Che intasa le vie respiratorie e la crema delle zeppole di san Giuseppe (credits Vincenzo De Luca).
Giuseppe Conte, ancora una volta, un uomo solo al comando. Iniziano i decreti, le chiusure, il contenimento. La richiesta all’UE, la stessa da cui prima beccava gli insulti, di rinviare il patto di stabilità. Lo stanziamento di 25 miliardi di euro per aiutare gli imprenditori, e le conferenze. Le conferenze. Le conferenze. Le conferenze hanno trasformato un signor nessuno, in un sex symbol. I meme sui social impazzano, Giuseppe Conte – bell’uomo – fa strage di cuori. Perché è così che si misura la rilevanza di un personaggio pubblico nel 2020. Più sei memato, più hai potere. E non importa se le immagini siano a favore o contro, l’importante è che se ne parli.
Il bruco è diventato farfalla e si è caricato un intero Paese sulle spalle. Nel bene e nel male, ce la sta mettendo tutta. E lo fa con un garbo a cui non siamo più abituati. Pensare che lui lì ci è finito per caso. L’inquilino di Palazzo Chigi è diventato proprietario legittimo.
Noi ci prendiamo la libertà di scherzare in un momento drammatico perché la satira alleggerisce la tensione. Ma oggi viene da dire anche grazie a Giuseppe Conte: l’uomo della crisi. Domani non lo so.

P.S. per i più curiosi. Andate su pornhub e cliccate nella barra delle ricerche. Se trovate un nome familiare, fatemi sapere.

di Marco Cutillo
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°204
APRILE 2020

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