Giulia Casella: intervista all’antesignana dell’ambientalismo in terra aurunca

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Difficile dare una definizione di Giulia Casella, inquadrarla in un genere. Ha vissuto e vive così intensamente la sua vita che non gliene basterebbe un’altra per fare tutte le cose che ha da fare. Casella rappresenta la memoria storica, politica e culturale del territorio aurunco. Si muove dal palcoscenico teatrale a quello politico e sociale con felina disinvoltura. Tenace, gentile e rivoluzionaria, Giulia Casella contribuisce ogni giorno alla causa ambientalista e alla crescita culturale della sua comunità con iniziative lungimiranti e attività dedicate alla difesa dei diritti delle donne e dei più deboli in generale. Ha i suoi splendidi anni e non ha nessuna intenzione di fermarsi, un vero esempio per i giovani di oggi.

Quando nasce la tua passione per la causa ambientalista?

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«L’amore per la natura, per l’ambiente, è nato con me. Il più grande è stato il mare, sostituito dalla grande montagna con i ghiacciai, allora eterni, quando sono iniziate le prime tracce d’inquinamento. Il “mio” mare, contaminato da chiazze di petrolio, e  i test atomici degli anni ‘70, con  il fall out radioattivo che cadeva indiscriminatamente sul pianeta mi hanno molto impressionata» .

Come hai debuttato sulla scena dell’attivismo? Qual è stata l’azione più importante che hai organizzato?

«Così cominciai a seguire le informazioni che Alfredo Petteruti e Marcantonio Tibaldi, nostri Padri Ambientalisti, avevano iniziato a divulgare sui danni prodotti dalla radioattività emessa dalla centrale nucleare del Garigliano.  Notizie che davano corpo ai fantasmi che in me avevano destato i numerosissimi e micidiali test nucleari. Scoprii che a causa di questo impianto energetico, nascevano animali, e purtroppo anche bambini, con malformazioni spesso incompatibili con la vita, oltre all’escalation di varie forme di cancerogenesi. Fui talmente presa che entrai a far parte di quello che, allora, era il Comitato di salute pubblica. In seguito costituimmo un circolo di Legambiente» .

La tua vita cambiò.

«La mia vita cominciò a scorrere sui binari, faticosi e spesso incompresi, della difesa dell’ambiente. Dopo la centrale del Garigliano, la cui storia continua a coinvolgermi, fu la volta della discarica “La Selva” che, nata per smaltire rifiuti urbani del Comune di Sessa Aurunca, cominciò a destare l’interesse della camorra. Fu una lotta durissima condotta con determinazione, per anni,  contro il patto scellerato sottoscritto da camorra, politici e industriali, patto grazie al quale cominciarono a pervenire rifiuti tossici e nocivi.  Riuscimmo, io e pochi altri compagni, a determinarne la chiusura, ma non a impedire che il criminale traffico prendesse altre strade, le “terre dei fuochi”. Molte altre sono state le battaglie per la tutela dell’ambiente, alcune con esito positivo, altre, purtroppo, no» .

Quali sono le priorità ambientali oggi come oggi?

«La priorità è il consumo illimitato di risorse naturali non rinnovabili, con la perdita della biodiversità e la produzione di CO2 che ha provocato l’effetto serra con l’inarrestabile liquefazione di ghiacciai, perdita di acqua potabile, innalzamento degli oceani, siccità, pandemie da nuovi batteri e virus che “dormono” nel permafrost. L’Agenda 2030, approvata dall’ONU nel 2015, pone 17 ambiziosi obiettivi per lo sviluppo sostenibile. Non mi sembra, almeno per ora, che la questione ambientale sia al vertice del PNRR, considerato che l’ambientalismo copre tutte le attività umane a 360°» .

Quale valore aggiunto portano le donne nelle questioni sociali?

«Le donne sono per la difesa della vita. Questo dato è fondamentale per capire il loro ruolo negli equilibri sociali, nella difesa dei più deboli, nella tutela dei diritti dei bambini  riconosciuti dalla Convenzione ONU nel 1989. Eppure continuano a morire milioni di bambini privati dei beni essenziali, della possibilità di studiare,  grazie  soprattutto alle guerre che costano miliardi di dollari» .

Come hai coniugato l’attività di attrice e regista con quella dell’attivista ambientale e per i diritti civili?

«Nella mia attività teatrale ho immesso temi riguardanti soprattutto le ingiustizie e le violenze perpetrate a danno dei più deboli, dei migranti, delle donne condannate ai roghi dell’inquisizione, alle discriminazioni di genere, alla violenza attuale di uomini che armano la loro debolezza contro la forza delle donne» .

Cosa suggeriresti al futuro governo della tua città?

«Di non restare schiacciati sulla quotidianità dell’amministrazione, ma di volare alto, conferendo ai giovani ruoli che destino l’interesse a restare nella loro città, soprattutto in campo culturale dove siamo ricchi di tanti talenti. Di ridare vita alla biblioteca, al museo civico a Matidia e a Gaio Lucilio.  Attivare progetti per ricevere finanziamenti UE, dare finalmente vita a una razionale e controllabile attività nel campo dei rifiuti, realizzando anche un digestore anaerobico per la frazione umida, oltre a un’isola ecologica dove conferire rifiuti recuperabili come i RAEE. Dare valore alla varietà del nostro territorio che va dal mare di Baia Domizia, a pianure dove si producono prodotti ortofrutticoli, alle colline ricche di uliveti e vigneti che danno ottimi oli e vini e prodotti di nicchia» .

Qual è il tuo prossimo desiderio o progetto da realizzare?

«Un mio antico desiderio sarebbe un centro di lettura per convogliarvi giovani anche per fare teatro, scrivere testi, realizzare video, ascoltare musica, per poi esibirsi in piccole performance» .

di Fernanda Esposito

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